Francia, l’accordo tra Macron e l’estrema sinistra per fermare Le Pen. Ma è solo un patto elettorale

L’obiettivo è quello di fermare l’avanzata della destra, ma sembra abbastanza complicato anche far fronte comune. L’estrema sinistra francese e il centro di Emmanuel Macron non riescono a stare insieme, date le grandi divergenze che separano i due schieramenti. Da un lato c’è il presidente uscente, che appartiene al mondo liberal e negli anni ha certamente dimostrato un sentimento anti-putiniano. Dall’altra parte c’è Jean-Luc Melenchon, leader di La France Insoumise, partito della coalizione di sinistra Nuovo Fronte Popolare: un personaggio sui generis, descritto da molti come un anti-semita filo-putiniano e con una particolare nostalgia verso i regimi sovietici. Si capisce che si tratta di due mondi diametralmente opposti: una coalizione di centrosinistra avrebbe svilito i programmi di entrambe le compagini e si è dubbiosi sul fatto che il 48%, che nasce aritmeticamente dalla somma dei loro consensi (20% a Macron, 28% al NFP), non sarebbe calato per ragioni di percepita incoerenza nel corpo elettorale. “Tutto mi separa da La France Insoumise. Non farò mai un’alleanza con loro” ha detto il giovane premier macroniano Gabriel Attal.

Tuttavia, malgrado la distanza politica, nulla ha proibito le due coalizione di allearsi contro l’ascesa della destra. Il secondo turno di votazione è ormai alle porte: i ballottaggi tra i candidati più votati nei singoli collegi (basta raggiungere il 12,5% per accedervi) vedono in vantaggio quasi sempre la destra. Tuttavia, l’intenzione di Macron e di Melenchon è di creare un’alleanza anti-destra attraverso un patto, non politico ma meramente elettorale: nei seggi, verrà ritirato il candidato dei due schieramenti con il minor numero di voti, così da far convergere il suo consenso sul migliore al fine di avere maggiori chance di accedere al Parlamento. Secondo questo patto, i candidati ritirati sono oltre 200, 127 per la sinistra del Nuovo Fronte Popolare e 81 per Ensemble (la coalizione a cui appartiene Macron). Viene chiamata tattica della “desistenza”, e Macron ci ha tenuto a sottolineare che non sarà un accordo politico: “Non governeremo con La France Insoumise, una desistenza non significa una coalizione”.

Se l’accordo darà i suoi frutti, bisognerà aspettare domenica. Secondo i sondaggisti, però, pare proprio che la possibilità che la destra abbia la stragrande maggioranza del Parlamento (come del resto era quasi certo prima dell’accordo tra centro e sinistra) si è ridotta. Probabilmente non basterà il 33% dei voti conquistati al primo turno. Ma, nel frattempo, Marine Le Pen ne approfitta per commentare su X il nuovo accordo dei suoi avversari: “Édouard Philippe [macroniano, ndr] invita a votare comunista. Jean-Luc Mélenchon invita a votare Gérald Darmanin [macroniano, ndr]. E Christian Estrosi annuncia che alla guida del gruppo maggioritario, all’Assemblea, farò un colpo di Stato: la classe politica – ha concluso – dà di sé stessa un’immagine sempre più grottesca”.

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