Festival di Cannes 2024, Sorrentino presenta Parthenope, unico film italiano in gara

Ieri è stata la giornata di “Parthenope”, l’unico film italiano in gara alla 77ª edizione del Festival di Cannes.

Si tratta dell’ennesimo capolavoro di Paolo Sorrentino che anche questa volta si è avvalso di un cast eccezionale: da Stefania Sandrelli, Celeste Dalla Porta, da Gary Oldman a Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Isabella Ferrari, Biagio Izzo.

Parthenope”, sul mito della Sirena, è una donna alla ricerca della libertà, che porta con sé il dono e l’arma della seduzione capace di colpire chiunque ma allo stesso tempo fardello che comporta anche solitudine, dolore e pure un pizzico di perfidia.

La pellicola è un vero e proprio omaggio alla Napoli del regista, al mare di Capri, alla giovinezza, alla malinconia, alla spensieratezza e ai tanti volti imprevedibili  dell’amore.

Come ha già accennato in precedenza il direttore artistico della rassegna, Thierry Frémaux, questa è la storia di una giovane ragazza, interpretata da Celeste Dalla Porta, che vorrebbe essere considerata per altre qualità oltre la sua innegabile bellezza.

“Cosa rappresenta per me Parthenope? Come ogni ultimo film che faccio, per me è tutto”, così Sorrentino definisce il film. È una storia questa che stava già scrivendo da tempo ma che più volte ha riposto nel cassetto.

Sorrentino questa volta affida ad un’eroina il percorso viaggio dell’eroe: “perché è un viaggio dentro la libertà che è una cosa che alle donne per più tempo è stata negata e quindi è un’urgenza giustamente molto più femminile. Non c’è solo questo poi, io credo che le donne abbiano la capacità di avere maggiore consapevolezza nel presentarsi agli appuntamenti della vita ed essendo un film che voleva attraversare una vita intera, mi sembrava che stridesse consegnare questi temi a un uomo”.

E sulla sua città: “Nei trentasette anni in cui ho vissuto a Napoli”, confessa Sorrentino nelle interviste di questi giorni, “devo dire che non l’ho vissuta bene, come avrebbe meritato di essere vissuta la città. L’ho più che altro attraversata, come spesso accade: quando uno nasce in un posto lo dà per scontato, non dà molto peso a quello che ha attorno a sé. Ho iniziato a dare più peso alla città una volta che me ne sono andato, per un riflesso malinconico”.

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