Calo natalità, il Papa: “Una madre non deve scegliere tra lavoro e cura dei figli”

Stati Generali della Natalità, Bergoglio: “Gli investimenti che danno più reddito sono la fabbrica di armi e i contraccettivi: uno distrugge la vita, l’altro impedisce la vita”

“A livello istituzionale urgono politiche efficaci, scelte coraggiose, concrete e a lungo termine” afferma Papa Francesco durante la seconda giornata degli Stati Generali della Natalità. L’evento, la cui quarta edizione si è tenuta a Roma il 9 e il 10 maggio, è interamente rivolto al contrasto del calo demografico in Italia.

I dati parlano chiaro: meno di 400 mila neonati l’anno da ormai tredici anni. Il record negativo è del 2023 con 379 mila nascite. Il numero medio di figli per donna scende a 1,20 da 1,24 del 2023, avvicinandosi al minimo storico del 1995, anno in cui si arrivò a 1,19. La media Ue è 1,46. Secondo l’Istat, nel 2050 ci sarà un ragazzo ogni 3 anziani.

“In passato, non sono mancati studi e teorie che mettevano in guardia sul numero degli abitanti della Terra, perché la nascita di troppi bambini avrebbe creato squilibri economici, mancanza di risorse e inquinamento. Mi ha sempre colpito constatare come queste tesi, ormai datate e superate da tempo, parlassero di esseri umani come se si trattasse di problemi. Ma la vita umana non è un problema, è un dono” dichiara il Pontefice, in apertura al suo discorso.

“Alla base dell’inquinamento e della fame nel mondo non ci sono i bambini che nascono, ma le scelte di chi pensa solo a se stesso, il delirio di un materialismo sfrenato, cieco e dilagante, di un consumismo che, come un virus malefico, intacca alla radice l’esistenza delle persone e della società”. “Il problema non è in quanti siamo al mondo” – aggiunge il Papa – “ma che mondo stiamo costruendo: non sono i figli, ma l’egoismo, che crea ingiustizie e strutture di peccato“.

“Le case si riempiono di oggetti e si svuotano di figli, diventando luoghi molto tristi. Cagnolini e gatti non mancano“. “Il problema del nostro mondo non sono i bambini che nascono” – sottolinea Bergoglio – “sono l’egoismo, il consumismo e l’individualismo, che rendono le persone sazie, sole e infelici”.

“Il numero delle nascite è il primo indicatore della speranza di un popolo. Senza bambini e giovani, un Paese perde il suo desiderio di futuro. Il Vecchio Continente si trasforma sempre più in un continente vecchio, stanco e rassegnato; così impegnato ad esorcizzare le solitudini e le angosce da non sapere più stare nella civiltà del dono”.

“C’è un dato che mi ha detto uno studioso della demografia” – prosegue il Pontefice – “in questo momento gli investimenti che danno più reddito sono la fabbrica di armi e i contraccettivi: uno distrugge la vita, l’altro impedisce la vita. Questi sono gli investimenti che danno più reddito, è brutto”.

“C’è bisogno di un impegno maggiore da parte di tutti i governi, perché le giovani generazioni vengano messe nelle condizioni di poter realizzare i propri legittimi sogni” sostiene il Papa. “Ad esempio” – continua Bergoglio – “porre una madre nella condizione di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli, oppure liberare tante giovani coppie dalla zavorra della precarietà occupazionale e dall’impossibilità di acquistare una casa“.

Il Papa conclude rivolgendo un appello ai giovani: “So che per molti di voi il futuro può apparire inquietante, e che tra denatalità, guerre, pandemie e mutamenti climatici non è facile mantenere viva la speranza. Ma non arrendetevi, abbiate fiducia, perché il domani non è qualcosa di ineluttabile: lo costruiamo insieme, e in questo “insieme” prima di tutto troviamo il Signore. Non rassegniamoci a un copione già scritto da altri, mettiamoci a remare per invertire la rotta, anche a costo di andare controcorrente!”.

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