Vaticano, dichiarazione Dignitas infinita: “Maternità surrogata sia delitto universale”

Foto Vatican Media/LaPresse 11 novembre 2020 Città del Vaticano cronaca L’Udienza Generale del mercoledì di Papa Francesco nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.Nella foto: Papa Francesco DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

Maternità reato universale: è la richiesta ufficiale che arriva dalla Santa Sede. Lo fa in una dichiarazione intitolata “Dignitas infinita”, un documento redatto in cinque anni di lavoro a firma del cardinale prefetto Victor Manuel Fernandez e del segretario per la Sezione dottrinale, monsignore Armando Matteo. Nel testo, che riguarda ovviamente la dignità umana e le pratiche assolutamente da evitare da parte degli ordinamenti giuridici, si legge un chiaro attacco alla pratica della maternità surrogata, col quale “il bambino, immensamente degno, diventa un mero oggetto”. All’interno del documento, pubblicato dal Dicastero per la Dottrina della fede, si cita papa Francesco: “Ogni vita umana – si legge – a partire da quella del nascituro nel grembo della madre, non può essere soppressa né diventare oggetto di mercimonio. Al riguardo, ritengo deprecabile la pratica della cosiddetta maternità surrogata, che lede gravemente la dignità della donna e del figlio. Essa è fondata sullo sfruttamento di una situazione di necessità materiale della madre. Un bambino è sempre un dono e mai l’oggetto di un contratto. Auspico, pertanto, un impegno della Comunità internazionale per proibire a livello universale tale pratica”.

Venti pagine su “tutto ciò che è contro la vita stessa”, su “tutto ciò che viola l’integrità della persona umana” e su “tutto ciò che offende la dignità umana”. Un excursus, insomma, sulle pratiche e le degenerazioni che hanno attaccato la dignità umana da sempre, con un focus speciale sulle recenti e più progressiste pratiche anti-vita: pratiche abortistiche, di suicidio assistito, maternità surrogata, teorie gender e cambio di sesso; ma anche genocidi, omicidi, abusi sessuali, violenze fisiche, digitali, psicologiche, torture e mutilazioni, per arrivare alla schiavitù e alla pena di morte, ancora in vigore in alcuni Paesi occidentali. Insomma, un trattato su tutto ciò che ha privato l’uomo della sua essenza, la sua dignità, pilastro fondamentale, in senso giuridico, delle Costituzioni moderne e, per chi crede, della religione cristiana. Radice inestricabile dell’essere umano: radice purtroppo messa continuamente a repentaglio da odio e da nuove ideologiche nate e rafforzatesi proprio nel decennio del magistero di Francesco. Un documento che, non a caso, viene rilasciato all’indomani del 75esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Buona parte di “Dignitas infinita” è dedicata alla maternità surrogata, una pratica che in sol colpo viola la dignità sia del nascituro che quella della madre. “Ogni bambino – è stato scritto – dal momento del concepimento, della nascita e poi nella crescita come ragazzo o ragazza, diventando adulto, possiede infatti una dignità intangibile che si esprime chiaramente, benché in modo singolare e differenziato, in ogni fase della sua vita. Il bambino ha perciò il diritto, in virtù della sua inalienabile dignità, di avere un’origine pienamente umana e non artificialmente indotta, e di ricevere il dono di una vita che manifesti, nello stesso tempo, la dignità di chi dona e di chi riceve”. La dignità del bambino dunque è innata in quanto essere umano, concepito da un atto naturale e umano: la sua dignità deriva allora dalla “dignità dell’unione coniugale e della procreazione umana in tutte le loro dimensioni. In questa direzione – si legge ancora – il legittimo desiderio di avere un figlio non può essere trasformato in un ‘diritto al figlio’ che non rispetta la dignità del figlio stesso come destinatario del dono gratuito della vita”. Quanto alla madre, poi, anche la sua dignità viene ad essere lesa da un mero asservimento alla logica del profitto o, quantomeno, alla volontà altrui: un’oggettificazione del ruolo della persona, considerata solo un mezzo per arrivare a uno scopo materiale. La donna, si legge infatti, “si distacca del figlio che cresce in lei e diventa un semplice mezzo asservito al guadagno o al desiderio arbitrario di altri. Questo contrasta in ogni modo con la dignità fondamentale di ogni essere umano e il suo diritto – conclude il testo – di venire sempre riconosciuto per se stesso e mai come strumento per altro”.

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