Foibe, oggi il Giorno del Ricordo. Meloni a Basovizza: “Perdono per il colpevole silenzio”

Oggi, 10 febbraio, è stato celebrato il Giorno del Ricordo. Una giornata particolarmente sentita in cui si commemorano le vittime delle Foibe e gli esuli italiani provocati dall’odio razziale che mosse la politica di pulizia etnica nelle terre d’Istria, di Dalmazia e di Fiume voluta dal dittatore comunista della Jugoslavia Tito. Il sentimento di vicinanza alle Foibe è andato crescendo in questi anni e una sempre maggiore sensibilizzazione sul tema è constatabile. Oggi, l’annuale commemorazione davanti alla Foiba di Basovizza ha avuto un ospite speciale: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La sua presenza è un unicum nella storia italiana: Meloni si staglia infatti come il primo Presidente del Consiglio a unirsi alle celebrazioni a Basovizza. Meloni ha ricordato come Basovizza sia una tappa importante nel ricordo delle Foibe fin dalla sua gioventù: “Sono venuta – ha infatti spiegato – molte volte qui, da ragazza quando farlo era essere additati, accusati, isolati. E sono tornata da adulta a celebrare finalmente quel giorno del ricordo che – ha continuato – spazzava via una volta per tutte la congiura del silenzio che per imperdonabili decenni aveva avvolto la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo nell’oblio dell’indifferenza”. Meloni ha dunque sottolineato il silenzio al quale queste vicende sono state destinate per interi decenni, complice una lettura marcatamente politica dei fatti che prescindeva da una fondamentale quanto fattuale considerazione storica: a muovere i partigiani rossi non fu soltanto un odio politico, ma anche e soprattutto una matrice razziale che, ancora oggi, mostra i suoi segni (solo pochi giorni fa, infatti, l’automobile di una tropue Rai impegnata in un documentario sulle foibe al confine sloveno è stata pesantemente danneggiata). “Siamo qui – ha detto ancora Meloni – a chiedere ancora perdono a nome delle istituzioni di questa Repubblica per il colpevole silenzio che per decenni ha avvolto le vicende del nostro confine orientale e per rendere omaggio – ha spiegato – a tutti gli istriani i giuliano-dalmati che per rimanere italiani decisero di lasciare tutto, case, beni, terreni per restare con l’unica cosa che i comunisti titini non potevano togliere loro e cioè l’identità”.

“Negare questi fatti cercando di rimuovere il ricordo di un crimine, vuol dire commetterlo di nuovo”: lo ha detto il sindaco di Basovizza presente all’evento, il quale ha puntanto il dito verso esponenti della sinistra che continuerebbero a minimizzare i fatti. “Dico a queste persone – ha spiegato – che le foibe e l’Esodo sono una tragedia del nostro Paese, non di una parte”. Ad accompagnare Giorgia Meloni anche altri esponenti del governo, dal vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani al ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi; ciò a dimostrazioni di come, ormai, le vicende delle foibe abbiano ricevuto una rivalutazione tale da riconoscere, dopo anni di oblio, l’importanza dell’esempio di patriottismo delle numerose vittime. Proprio in merito, Meloni ha dichiarato, citando Mazzini, che “la Patria è la famiglia del cuore. E allora voi, che quella Patria avete difeso e amato e così contribuito a costruire, siete – ha concluso – la nostra famiglia”.

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