Piove fuoco sul Fatto Quotidiano. La politica condanna la satira sulla vignetta di Natangelo

Il difficile rapporto tra i palazzi della politica e la satira è argomento di portata storica. Per comprendere l’importanza della questione che sta tenendo banco in queste ore, si possono evocare le voci di molti esponenti della filosofia politica, i quali hanno sempre evidenziato l’importanza dell’elemento satirico quale architrave inamovibile nell’opinione pubblica, in qualsiasi contesto politico che voglia definirsi pienamente e compiutamente democratico.

La storia della satira ha una portata millenaria, giacché, apparsa fin dall’antica Grecia, ha riscosso sempre grande successo e suscitato clamore, con la conseguenza di essere più volte oggetto di censura da parte dell’establishment, a causa del suo carattere molto spesso crudo e dissacrante soprattutto in merito alle vicende della politica.

E’ infatti di fondamentale importanza in un sistema di libertà, offrire alla stampa e ai liberi pensatori in generale, la possibilità di caricare in maniera allegorica e ironica i contenuti politici e i lori attori. Citando ancora una volta le massime offerte da menti illustri della politica e della letteratura nostrana, se “il compromesso è il sale della democrazia” allora la libertà di satira potrebbe essere paragonata ad un ingrediente, una spezia come il pepe da aggiungere nella ministra democratica, affinché all’opinione pubblica possa essere offerta ogni giorno una pietanza degna di nota.

Attraverso la satira si è alimentato storicamente lo spirito critico del lettore, mettendo talvolta in discussione ancestrali convinzioni. Anche attraverso la satira si sono cavalcati cambiamenti culturali e sociali, seminando dubbi nelle menti degli osservatori, smascherando ignobili ipocrisie e veicolando l’opinione pubblica attraverso una risata alla ricerca della verità.

Oltre all’aspetto storico, per comprendere l’importanza dell’ingrediente satirico è possibile richiamare anche la tutela che la stessa Costituzione della Repubblica italiana offre, indirettamente, alla satira, quale forma di libertà di espressione. L’art. 21 da un lato e l’art. 33 dall’altro sono forme di protezione del diritto alla satira e addirittura nel 2006 è stata anche la Corte di Cassazione ad esprimersi in merito, coniando una vera e propria definizione giuridica per la satira, quale “manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di correggere i costumi ridendo ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene”.

Emerge dunque una funzione moralizzante della satira.

Il problema nasce quando attraverso lo strumento satirico si tocca la sfera pseudo individuale e privata della vita degli attori protagonisti della politica, è a quel punto che si giunge ad un confronto/scontro tra le voci discordanti in campo, perché è in quel preciso momento che entra in crisi il punto di equilibrio tra opposte esigenze e diritti da dover bilanciare in un armonico quadro di tutela degli stessi.

Forse è anche per questa necessità che oggi è scoppiato il putiferio in seguito ad una provocatoria vignetta pubblicata in prima pagina sul Fatto Quotidiano, il noto giornale a tiratura nazionale diretto da Marco Travaglio. Ad essere preso di mira dalla satira il Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida e sua moglie, nonché sorella del Presidente del Consiglio, Arianna Meloni.

Nei giorni scorsi il titolare del suddetto dicastero era stato bersaglio di feroci critiche per una dichiarazione che molti opinionisti avevano stigmatizzato come razzista. Due i noccioli della questione: primo, il problema del calo demografico registrato nel Bel Paese negli ultimi lustri, tanto è vero che un rapporto dell’Istituto nazionale di statistica ammonisce che il numero dei bambini nati nel 2022 sono stati meno di 400.000, il trend più basso dal 1861; secondo, quello della nuova ondata migratoria di questi gironi che ha costretto l’esecutivo a barricarsi dietro la dichiarazione dello stato di emergenza.

Proprio in merito a questi due fenomeni è intervenuto l’esponente di Fratelli d’Italia, dichiarando al congresso della Federazione Italiana Sindacati Autonomi che “Non possiamo soccombere all’idea della sostituzione etnica: gli italiani hanno meno figli, quindi sostituiamoli con altri. Non è questa la strada da percorrere”. Ovviamente queste parole non sono passate inosservate e hanno scatenato l’ira di gran parte dell’opinione pubblica che ha reagito contro il ministro richiamando la gravità del ragionamento, paragonandolo alla stregua della Teoria del complotto del piano Kalergi, ossia quella credenza, teorizzata dal filosofo austriaco Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, secondo cui esista un piano d’incentivazione dell’immigrazione africana e asiatica verso il Vecchio continente al fine di rimpiazzarne le popolazioni.

Il ministro ha chiarito la sua posizione e in un’intervista ha dichiarato che quella da lui indicata era una via verso “un’alternativa” da dare al paese, in termini di scelta politica. “C’è chi pensa che, se facciamo meno figli, la strada sia avere un maggior numero di immigrati. A nostro avviso invece la prima scelta è costruire un sistema di welfare che crei le condizioni per chi vuole di mettere al mondo i figli”, ha così glissato l’ing. Lollobrigida sull’argomento.

Una risposta che forse spiega anche il senso dell’ultima provocazione lanciata dal ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti in merito alla creazione di un sistema di detassazione per le coppie che fanno figli, incentivando così l’incremento del tasso di natalità che è attualmente in fase agonizzante.

E’ facile a questo punto spiegare il senso della vignetta satirica pubblica in apertura del suo giornale quest’oggi dal Fatto Quotidiano. Il noto vignettista satirico, Natangelo, sulla falsariga dello stile sfrontato e senza esclusioni di colpo classico di Charlie Hebdo, disegna un uomo di colore e la moglie del ministro Lollobrigida a letto, mettendo in risalto un dialogo in cui lei fa riferimento al marito impegnato tutto il giorno nella missione di combattere la “sostituzione etnica” e incentivare la natalità.

Una stoccata non da poco e sicuramente molto pungente quella del Fatto Quotidiano che ha suscitato la condanna bipartisan dell’emiciclo di Montecitorio e non solo. In prima persona la deputata Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia ha espresso il suo sdegno e la piena solidarietà ai coniugi Lollobrigida. “Non si può rimanere in silenzio, l’attacco ad Arianna Meloni è un attacco a tutte noi. Ci aspettiamo una presa di posizione netta da parte di chiunque e si interrompa questa campagna di fango… Si interrompa il silenzio perché il silenzio è complice”. Queste le dichiarazioni dell’esponente del principale partito della maggioranza di governo.

Sulla questione è intervenuta anche la premier, Giorgia Meloni, che ha esplicitamente condannato la vignetta del quotidiano di via di Sant’Erasmo n° 2. Secondo il vertice di Palazzo Chigi è stata attaccata con sprezzo una donna che non ricopre incarichi pubblici e solo perché sorella del Presidente del Consiglio. “Un attacco alla vita privata di una mamma per screditare pubblicamente un governo considerato nemico”. Questo il senso della critica rivolta al Fatto Quotidiano dalla premier che inoltre incalza il giornale diretto da Marco Travaglio, accusandolo di essere quotidianamente prono a “fare la morale” e lasciando intendere alla controparte di aver agito con estrema cattiveria, quella tipica degli “autoproclamatisi buoni”.

Della stessa opinione anche il principale partito di opposizione che attraverso la voce della deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, definisce “sessista e offensiva” la vignetta del Fatto, esprimendo piena solidarietà alla famiglia del ministro Lollobrigida.

Dal canto suo ha chiosato sulla questione il direttore del quotidiano finito nel bel mezzo della bufera, dichiarando di “non poter passare il tempo a spiegare battute a chi non le capisce”. Così ai microfoni dell’Ansa Marco Travaglio in merito alla polemiche sulla vignetta apparsa oggi in prima pagina sul suo giornale.

La satira è elemento determinante in un sistema culturale, sociale e politico che voglia definirsi democratico. Ma l’Italia si sa, è un paese democratico dove però non bisogna toccare gli affetti familiari, altrimenti ci arrabbiamo. Siamo un popolo mosso da profonde passioni e da una spiccata propensione al sentimento.

La famiglia, è sempre la famiglia.

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