Europee 2019 | Sapignoli (Lega): abbattere l’Europa delle lobby che soffoca le identità

    Simona Sapignoli, avvocato partenopeo, coordinatrice cittadina della Lega, candidata alle Europee 2019 nella circoscrizione Sud con la Lega – Salvini Premier.

    1. Avvocato Sapignoli, che voto sarà quello del 26 maggio?

    Il prossimo 26 maggio gli italiani voteranno senza dubbio per dare una sterzata a questa Europa, per renderla diversa da quella che è divenuta negli ultimi anni, per tramutarla da Europa di affaristi, burocrati, speculatori e lobbisti senza scrupoli ad una Europa che riesca a rimettere al centro della propria azione politica l’esclusivo interesse dei cittadini che è chiamata a rappresentare e ad amministrare e dei singoli Stati che ne fanno parte: questo vuol dire passare dall’Europa dei tecnocrati a quella dei popoli e delle nazioni.

    Ed è quello che gli italiani e gli europei vogliono ed il 26 maggio daranno un chiaro segnale in tal senso.

    Sarà, quello del 26 maggio, un voto politico in senso stretto.

    Dobbiamo far sì che l’Europa valorizzi le specificità dei singoli Stati e non punti ad affossarle in nome di interessi speculativi.

    Questa battaglia è fondamentale perché è da questo cambio di approccio che ne deriva la salvaguardia dell’economia e dello sviluppo del nostro Paese e, soprattutto, del nostro Sud, le cui eccellenze in campo manifatturiero, agricolo, agroalimentare, artigianale, tessile in questi anni sono state martoriate dalle politiche oppressive e scellerate dell’UE. Se pensiamo che addirittura l’Ue ha cercato di imporre ai nostri pescatori il diametro che doveva caratterizzare le vongole da pescare. Una vicenda assurda e paradossale che ben identifica cosa sia diventata questa unione.

    Più che l’euro, sono le politiche oppressive dell’Europa che hanno influito negativamente anche sul mezzogiorno d’Italia.

    Il Sud si rimette al centro dell’Europa e, quindi, del mediterraneo se si riescono a tutelare a livello europeo le forti specificità delle nostre regioni e se l’Italia riesce a recuperare il ruolo centrale che le spetta in Europa.

    Questo sarà possibile solo dando possibilità alla Lega di Salvini di portare a Bruxelles un nutrito gruppo di suoi europarlamentari.

    2. Come mai secondo lei si parla molto di temi interni durante questa tornata elettorale?

     Se si parla di temi interni in maniera forte un motivo c’è ed è chiaro a tutti: l’Italia e gli italiani sono stanchi di subire e di sottostare all’asse franco-tedesco che, di fatto, fa il bello ed il cattivo tempo in Europa dettando l’agenda politica.

    Recuperare “fette” di sovranità non vuol dire altro che recuperare dignità ed autorevolezza. Bisogna farlo, ovviamente, in un sistema integrato che permetta a tutti i Paesi dell’unione di avere pari dignità e di poter incidere sulle politiche di crescita, di sviluppo economico e sociale interne, nonché di poter tutelare le proprie tradizioni, le proprie radici e la propria cultura senza che tutto ciò sia osteggiato da Bruxelles in nome di un buonismo che ha come unico scopo quello di cancellare le identità.

    In questo scenario di sicuro i partiti sovranisti all’interno del prossimo parlamento europeo rappresenteranno una solida realtà e giocheranno una partita chiave per la stessa sopravvivenza della Europa. Tutti gli altri gruppi parlamentari caleranno drasticamente nei loro eletti (tranne i liberali di Alde) mentre i partiti sovranisti, tra cui la Lega di Matteo Salvini che aderisce al gruppo dell’Enf, raddoppieranno quasi gli eletti. Al di la della governabilità, il segnale politico è questo, nello spostamento dell’asse degli equilibri europei.

    3. ll vostro leader, nonché Ministro degli Interni, Matteo Salvini sta puntando molto sui temi che riguardano la sicurezza interna. Come si declinano al Sud?

    Il tema della sicurezza interna è di sicuro centrale per i cittadini e per il nostro Paese, esposto negli ultimi anni a politiche di accoglienza scellerate e fuori controllo da parte dei Governi di sinistra che hanno, di fatto, arricchito le Ong, gli scafisti, i trafficanti di esseri umani e tramutato il nostro Paese nel più grande campo profughi a cielo aperto d’Europa, con conseguenze catastrofiche per la sicurezza delle nostre città e dei nostri cittadini.

    Tutto ciò ha fatto perdere di potere contrattuale il nostro Paese nei confronti dell’UE: le politiche permissive dei Governi di centro-sinistra hanno di fatto reso debole l’Italia nei confronti degli altri Paesi dell’unione che hanno pensato bene che il problema migranti dovesse essere di esclusiva competenza italiana.

    La politica dei “porti chiusi” avviata dal Ministro degli Interni Matteo Salvini ha portato a due sviluppi importanti:

    • Al calo degli sbarchi che è coinciso inevitabilmente con il calo dei numero di morti in mare;
    • Alla presa di coscienza da parte degli altri Paesi dell’Europa che la questione migranti non può essere ad appannaggio esclusivo del nostro Paese, ma che ci voglia una presa di coscienza collettiva che il problema va affrontato in maniera organica.

    La minaccia maggiore per l’Italia non può che essere rappresentata dalla stessa unione che ha mostrato la tendenza, negli ultimi anni, di non volersi occupare della vicenda.

    Bisogna imporre finalmente all’Europa di farsi carico della questione migranti in maniera organica, senza che l’Italia venga lasciata sola ad affrontare il problema, così come costantemente avvenuto negli ultimi anni.

    Solo grazie alle politiche attuate dal Ministro degli Interni Matteo SALVINI siamo riusciti a risolvere finalmente quella che era diventata per l’Italia una vera e propria emergenza sociale. La politica dei “porti chiusi”, infatti, ha portato a far sì che nel 2019 gli sbarchi siano calati addirittura del 95% rispetto all’anno precedente, quando al Governo vi era il PD.

    Meno sbarchi vuole dire sicuramente meno morti in mare, meno arricchimento da parte delle mafie e dei trafficanti d’esseri umani, meno manodopera per le mafie, meno arricchimento per le cooperative rosse che lucrano sul business dell’immigrazione. Vuol dire aggiungere meno povertà e tensione sociale in zone del paese tramutate dalla sinistra negli ultimi anni in veri e propri ghetti.

    La battaglia che sta conducendo egregiamente il nostro leader nazionale va portata con forza a livello europeo, affinché vi sia una regolamentazione chiara del fenomeno che non metta l’Italia nelle condizioni di occuparsene perennemente da sola.

    Il tutto appannaggio ed a vantaggio anche del nostro Meridione. Le nostre regioni infatti, per motivi geografici, sono quelle che pagano il prezzo più alto derivante dal fenomeno della immigrazione clandestina.

    E questo non possiamo più permetterlo all’Europa e non lo permetteremo.

    4. Come concepisce, da sovranista, le politiche di austerità dell’UE?

    Il primo concetto che mi viene in mente quando sento parlare di austerità è quello di “Troika” che non è altro che un commissariamento di uno stato sovrano da parte della triade formata da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale e che ha visto passare sotto le proprie scure in questi anni la Grecia che vittima, a mio parere, delle eccessive politiche di austerità si è vista commissariata per evitare il rischio di default.

    Ecco questo è quello che gli italiani non vogliono e per il quale servono politiche sovraniste adeguate: le eccessive e troppo stringenti politiche di austerità che soffocano lo sviluppo economico dei Paesi vanno rinegoziate all’interno del prossimo consesso europeo, per evitare un blocco costante del margine di spesa da parte del nostro Paese che danneggia la nostra intera economia avendo, naturalmente, ricadute pesanti anche sugli investimenti che vengono fatti nel mezzogiorno.

    5- Come mai a Sud molti fondi strutturali tornano indietro e non vengono spesi?

    La principale causa della mancanza di spesa dei fondi strutturali la ha già declinata in maniera chiara lei e sta nella incapacità di alcuni amministratori pubblici di riuscire ad utilizzare i fondi nei modi e nei tempi stabiliti dall’UE.

    Un esempio lampante di incapacità politico – amministrativa in tal senso lo abbiamo a Napoli, attraverso il Sindaco della città partenopea e dell’Ente città metropolitana Luigi De Magistris: con il cantiere di via Marina, ad esempio, opera ferma da mesi e di cui si rischiano di perdere gran parte dei fondi europei destinati alla realizzazione.

    La incapacità di alcuni amministratori locali si può combattere attuando un controllo costante nel tempo su come e se i fondi vengono utilizzati.

    I fondi strutturali rappresentano per il rilancio infrastrutturale del mezzogiorno uno strumento imprescindibile. Da qui ne concerne l’attivazione di un indotto economico ed occupazionale che, se costante nel tempo, rimetterebbe indiscutibilmente il nostro Sud al centro degli equilibri strategici che ne fanno un punto di connessione centrale per l’economia reale di tutti quegli Stati che affacciano sul mare Mediterraneo.

    6- Come interpreta la cosiddetta “guerra dei dazi” in atto tra Usa e Cina?

    Con la cosiddetta guerra dei dazi gli Stati Uniti non stanno facendo altro che tutelare la propria produzione, la propria economia ed i propri lavoratori, evitando che manodopera a bassissimo costo continui ad “dopare” il mercato nei più svariati settori dell’economia.

    Sulla via della seta mi rifaccio alle parole del mio leader Matteo Salvini: bisogna controllare chi viene a investire in Italia, su cosa viene a investire e che non siano settori strategici, per una questione di sicurezza nazionale perchè le chiavi di casa le devono possedere gli italiani.  Ci vuole particolare attenzione in particolare nel settore delle telecomunicazioni, delle infrastrutture, quelle che impattano sulla sicurezza. La Lega è concentrata su questo per fare l’interesse dell’economia italiana, senza mettere in discussione quelli che sono i principi della sicurezza nazionale.

    Una guerra commerciale esasperata tra gli Usa e la Cina danneggerebbe l’intero globo, non solo l’Italia o l’Europa ovviamente.

    7- Quali i temi forti della sua campagna elettorale?

    Ho delle parole d’ordine che credo debbano caratterizzare l’azione politica della nuova europa: difesa delle radici, difesa delle identità, difesa del made in italy.

    I valori fondanti dell’occidente e dell’Europa negli ultimi anni sono stati letteralmente messi sotto attacco da un’orda mondialista che ha come obiettivo quello di cancellare la nostra identità per favorire lobbie e grandi finanzieri che, dall’assenza di valori e principi saldi, ottengono terreno fertile per i propri affari speculativi.

    Il tutto è stato sinora possibile perché l’Unione Europea così com’è rappresenta attualmente un ventre molle nel quale è facile penetrare per affaristi e tecnocrati senza scrupoli.

    L’obiettivo dovrà essere quello di abbattere letteralmente questa Europa della finanza per dare il là all’Europa dei popoli e delle nazioni, che metta al centro l’esclusivo interesse dei cittadini e la tutela delle nostre radici e tradizioni fondanti.

    Una ultima parola voglio spenderla per quello che farò per il Sud: mi batterò per difendere ed implementare i segmenti che caratterizzano la forza economica del mezzogiorno e lo rendono forte e conosciuto nel mondo; dall’agroalimentare al manifatturiero, sino ad arrivare al comparto turistico. Tutti settori a cui dedicherò energie e tempo durante il mio mandato.