Iran: proteste in tutto il Paese per Masha Amini morta a 22 anni per aver indossato in modo “inappropriato” il velo

Mahsa Amini, giovane ragazza iraniana di 22 anni è morta lo scorso 16 settembre dopo essere stata arrestata a Teheran dalla polizia “della religione”. La giovane donna aveva un’unica colpa: aver indossato male il velo al di sotto del quale si intravedeva una ciocca di capelli di troppo. Mahsa era entrata in coma per le forti violenze subite. Poco dopo, non ce l’ha fatta ed è deceduta. La rabbia dei giovani iraniani è esplosa in tutto lo Stato. Secondo fonti locali le proteste sono avvenute in diversi quartieri della capitale come  Tabriz, Hamadan, Qazvin, Ilam, Gorgan, Mashhad, Kermanshah, Zanjan, Arak, Rasht e in altri centri urbani. Ad Hamadan un gruppo di manifestanti ha assaltato una stazione di polizia.

Insieme alle donne sono scesi in piazza anche studenti uomini gridando il nome della ragazza morta. Le forze iraniane hanno aperto il fuoco contro le dimostrazioni causando circa cinque vittime e altre 75 persone sono rimaste ferite. Numerosi video girano sui social network dove vedono donne che tagliano i propri capelli in segno di solidarietà. La morte della giovane Amini è la matrice del sentimento di frustrazione culturale e sociale che predomina nel Paese.

Dalla Rivoluzione islamica del 1979 risale l’obbligatorietà del velo, dall’ayatollah Khomeini. L’hijab rappresenta per quella cultura un simbolo politico della resistenza contro il regime monarchico dello scià Mohammed Reza Pahlavi, che persegue una via filo-occidentale.  Indossare il velo vuol dire opposizione al modello sociale e culturale del sistema occidentale.

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