Reggia di Caserta compie 270 anni: simbolo di potenza e cultura dei Borbone

Festeggiamo oggi i 270 anni della Reggia di Caserta, orgoglio della storia di Napoli e del Sud nel mondo

La prima pietra, atto fondativo del palazzo reale, fu posata esattamente il 20 gennaio 1752 per volere di Carlo di Borbone e di sua moglie Maria Amalia di Sassonia ed era anche il giorno del trentaseiesimo  compleanno del re. Genio dell’architettura di quei luoghi fu Luigi Vanvitelli.
La cerimonia fu caratterizzata dalla presenza di un piccolo scrigno di marmo dove il re lasciò cadere monete di grande valore per commissionarle all’architetto l’opera.
Con le sue 1200 stanze, 1742 finestre, 34 scale e i suoi 47.000 metri quadri, la Reggia di Caserta può essere considerata come la residenza reale più grande al mondo per volume, simbolo vero di potenza e soprattutto esempio di una volontà di non essere secondi a nessuno (neanche alla Reggia di Versailles). Oggi in questi luoghi magnifici non vi abita più nessuno, ma fa sempre un certo effetto pensare che un tempo trascorrevano i loro giorni, tra quelle mura spesse e preziose, i diretti rappresentanti (i Borbone) del grande Regno di Napoli e, poi, delle Due Sicilie, un regno potente, ricco, temuto, seppur con tante problematiche come nel resto del mondo, fino all’annessione al Regno dei Savoia per “fare l’Italia”, nel 1861.

I dipinti del Palazzo di Caserta ci descrivono la solennità di quel momento, l’orgoglio e la festa di nobili e popolo e le parate militari che accompagnarono quella giornata.
I Borbone hanno seguito per certi aspetti una linea: quella di pensare al futuro di questa terra, lasciandoci di fatto in quasi tutto il Sud, almeno una “ricchezza” per paese, un “simbolo” su cui poter investire culturalmente e turisticamente: la Reggia ne è uno dei massimi esempi.
George Lucas vi ha girato nel 1997 diverse scene di “Guerre Stellari” (uno dei film più famosi del pianeta) e ha ribadito il suo grande amore verso palazzo Reale, augurandosi che, di fronte ad una eventuale fine del mondo, la Reggia possa restare in piedi per poter mostrare alle future generazioni il vero “culto del bello”. Oggi purtroppo abbiamo perso quel culto (in un mondo che corre e non dà retta al tempo) e risulterebbe impossibile replicare tale opera, non solo per i costi: ormai dove c’era stile, appartenenza, concetto del dettaglio, lì dove gli uomini utilizzavano affreschi, pietre in tufo, basoli vesuviani per arredare ed edificare strade e palazzi (che riuscivano ad attraversare centinaia di anni), oggi impegniamo materiali scadenti e spesso “frettolosi”, come cemento e asfalto. I palazzi storici restano quelli più belli seguendo un proprio stile in base alle epoche; oggi invece sono sempre più “squadrati e freddi”, con l’obbligo di essere abbattuti e ricostruiti ogni 60-70 anni, perché il cemento tanto dura e non possiamo che chiederci cosa resterà di quest’epoca.
Questa è una Reggia che non ha eguali, ed oltre ad essere una vera lezione di architettura ed armonia tra forme e colori, un incontro tra natura, eccellenze del Sud, marmi e progetti umani senza precedenti, è anche l’esempio della grandezza del Regno borbonico.

Un palazzo in grado di gareggiare (era uno dei pochi modi con i quali i governanti del tempo potevano realizzare pubbliche relazioni e manifestare il loro potere a livello internazionale) con le corti europee, grazie al genio di Luigi Vanvitelli (seguito dal figlio Carlo) ed alle ambizioni dei Borbone. (…)
Palazzo, parco, giardini, sistemazione dell’area urbana di Caserta, i collegamenti con il sito di San Leucio – altro esempio di grandezza e lungimiranza imprenditoriale dei Borbone – l’ambizione di unire il complesso casertano alla capitale, il progetto di un vialone di oltre 20 chilometri: la Reggia di Caserta è una sintesi delle scienze del tempo e anche delle politiche culturali, urbanistiche ed economiche dei Borbone del ‘700 ed ‘800″. Così descritto ne ‘Libro dei primati del Regno delle Due Sicilie’ di Gennaro De Crescenzo.

E sono anche gli anni del cosiddetto Palazzo Fuga o Albergo dei Poveri, uno degli edifici più grandi del mondo e che serviva ad ospitare i poveri del Regno, a dargli un tetto sulla testa e reinserirli nel mondo del lavoro dopo averli formati: oggi c’è un grande progetto che speriamo possa vedere la luce, ossia la realizzazione dell’ “Accademia delle eccellenze di Napoli e del Sud” di Passato e Futuro Onlus, proprio all’interno di quel palazzo ormai abbandonato da oltre un secolo e mezzo. La “storia dei se” è affascinante e, se pensiamo che attualmente in Europa c’è una decina di monarchie costituzionali, chi è appassionato di storia del Sud spesso pensa alle eventuali sorti del Mezzogiorno se ancora oggi ci fosse, anche a Caserta e in quella Reggia, un diretto rappresentante di quel Regno.

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