Israele vuole incrementare la popolazione ebraica nel Golan

Il premier israeliano Naftali Bennett in una seduta straordinaria del consiglio dei ministri tenuta nel kibbutz Mevo Hama (Golan), ha deciso di voler “raddoppiare” la popolazione ebraica stanziata nel territorio del Golan. A tal fine, è pronto a mettere a disposizione un miliardo di shekel, equivalenti a circa 285 milioni di euro.

Con il riconoscimento ufficiale degli Stati Uniti della sovranità legittima di Israele sulle alture del Golan e i dieci anni di guerra con la Siria, Bennett ha detto “Abbiamo deciso di cogliere il momento” e ha proseguito “ogni persona comprende ormai” – secondo il suo punto di vista -” che occorre preferire alture tranquille, verdi e prosperose sotto Israele che non ogni altra alternativa”. Così, la città israeliana Katzrin che conta circa settemila abitanti, sarà ampliata con l’aggiunta di due nuovi quartieri, e altri due verranno creati: Assif e Meitar.

Una storia intricata quella che caratterizza il territorio del Golan. Le Alture da sempre costituiscono oggetto di disputa: dapprima con l’insediamento dei turchi, dal 1918 sotto la supervisione della Francia che aveva il mandato sulla Siria. Quando nel 1944 terminò il mandato passarono al governo della Repubblica Araba di Siria. In seguito ci fu una rapida escalation nel background delle guerre arabo-israeliane. In quel contesto, durante la guerra dei Sei Giorni vennero occupate da Israele. Nel 1973, con la guerra dello Yom Kippur, Tel Aviv accettò di restituire il 5% dei territori alla Siria e il restante 95% sotto il proprio controllo. Quel 5%  di territorio fu demilitarizzato e vennero istituite le forze Onu, UNDOF. Lo stato sionista espulse la quasi totalità della popolazione, e iniziò un processo di “colonizzazione” con la costruzione di insediamenti. Con la Risoluzione 497, questo gesto venne condannato dal  Consiglio delle Nazioni Unite, definendo la decisione israeliana “nulla e priva di ogni rilevanza giuridica internazionale”.

Nonostante, la storia complessa di quei territori, ad oggi Israele ha la sovranità riconosciuta in parte da alcuni stati internazionali. Tel Aviv ha precisato che la decisione assunta è legata anche alla crisi del Covid “che ha mostrato a molti israeliani che non è obbligatorio vivere nel centro del Paese e che è possibile anche lavorare da casa”. Il governo è pronto  a offrire strutture adeguate. La decisione è stata accolta positivamente dai diversi ministri, sia quelli di destra che quelli di sinistra.

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