Etiopia, arriva la denuncia dell’Onu: “estrema brutalità” e “possibili crimini di guerra”

Nelle ultime ore la Comunità internazionale sta assistendo ad un vero e proprio massacro in Etiopia. Violenze sessuali, torture, rapimenti sono all’ordine del giorno nella regione del Tigray. I ribelli del Fronte popolare di liberazione e dell’Esercito di liberazione degli Oromo si trovano alla periferia della capitale, Addis Abeba, secondo quanto  riferisce la fonte della Cnn e ha aggiunto che i ribelli hanno  tutti i mezzi per occupare subito la città, ma non si spingono oltre per  trovare un accordo con il governo. “Che si muovano o meno dipende da una serie di fattori, tra i quali la posizione degli Stati Uniti”. Jeffrey Feltman, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno  d’Africa si recherà domani nella regione per trovare una mediazione. Secondo  un portavoce del Dipartimento di Stato americano l’obiettivo è convincere “tutti gli etiopi a raggiungere la pace attraverso il dialogo”. “Gli Stati Uniti sono sempre più preoccupati dall’estensione dei combattimenti e delle violenze fra gruppi diversi e stanno monitorando da vicino la situazione”.

Charles Michel, il presidente del Consiglio Europeo in un tweet ha scritto “Chiediamo a tutte le parti in Etiopia di attuare un cessate il fuoco significativo con effetto immediato e di impegnarsi in negoziati politici senza precondizioni. Siamo pronti a sostenere tali sforzi”. Intanto, anche l’Onu è intervenuta.  Nel rapporto congiunto della Commissione etiope per i diritti umani (EHRC) e dell’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, si legge “Vi sono fondati motivi per ritenere che tutte le parti in conflitto nella regione del Tigray abbiano commesso, in varia misura, violazioni del diritto internazionale dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei rifugiati, alcune delle quali possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità“. Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha sottolineato come “Il conflitto nel Tigray è caratterizzato da un’estrema brutalità”. In una conferenza stampa a Ginevra ha allarmato dicendo “La gravità delle violazioni e degli attacchi che abbiamo identificato sottolinea la necessità di ritenere responsabili i loro autori, indipendentemente dal loro campo”. Il rapporto denuncia chiaramente “attacchi indiscriminati contro civili, esecuzioni extragiudiziali, torture, rapimenti e detenzioni arbitrarie, nonché violenze sessuali e saccheggi”.

Daniel Bekele, Commissario capo della Commissione etiope per i diritti umani ha sottolineato “Questo rapporto è un’opportunità per tutte le parti di riconoscere la propria responsabilità, di impegnarsi a compiere passi concreti in termini di responsabilità e riparazione nei confronti delle vittime e di trovare una soluzione duratura per porre fine alle sofferenze di milioni di persone”. Lo scopo del rapporto è di creare una commissione d’inchiesta  internazionale in vista di futuri procedimenti giudiziari per garantire giustizia alle vittime e punire gli autori delle azioni illegali. La squadra investigativa ha formulato delle raccomandazioni in merito, esortando il governo ad intervenire con azioni efficaci e tempestive, e a perseguire i colpevoli.

La situazione in cui versano gli etiopi è disastrosa e allarmante e deve mettere in guardia tutti gli Stati del globo, non solo a parole e teoria, bensì perseguendo azioni concrete ed efficienti. Si tratta di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Obiettivamente, lo Stato etiope e gli esecutori hanno violato qualsiasi norma di diritto internazionale ed è giunto il momento in cui si attivano i maccanismi giudiziari a livello sovranazionale, non lasciando il popolo e i civili in balìa del proprio tragico destino.

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