G20 di Roma: accordo sulla Tassa minima globale e rimozione delle barriere doganali tra USA e UE

Il 30 e 31 ottobre 2021, si è tenuto a Roma il consueto foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo e di cui fanno parte i Paesi che rappresentano più dell’ 80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta. Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea. A questi si aggiunge la Spagna, che è un invitato permanente del G20.

L’ultima riunione avvenuta nella capitale italiana, che quest’anno detiene la presidenza di turno, era stata convocata con l’obiettivo di trovare un accordo importante sulla questione dei cambiamenti climatici.

Per comprendere al meglio il senso più profondo di questo specifico incontro avvenuto a Roma tra i grandi del mondo, necessita fare un piccolo passo indietro nel tempo, voltando lo sguardo agli accordi di Parigi del 12 dicembre 2015.

In questa importante data, si teneva nella capitale francese la Conferenza annuale dell’ONU sui cambiamenti climatici (Cop21), in cui fu raggiunta finalmente una sintesi tra oltre 190 Paesi per stabilire regole più stringenti, al fine ridurre l’impatto dei gas serra sul riscaldamento globale. Il 22 aprile del 2016, alla sede Onu di New York, è stato firmato ufficialmente l’accordo dai capi di Stato e di governo di 195 paesi. L’entrata in vigore è stata registrata il 4 novembre 2016, 30 giorni dopo la ratifica da parte dei 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni di gas serra. Il Parlamento Italiano ha ratificato l’accordo il 27 ottobre dello stesso anno, poco prima dell’inizio della Cop22 che si tenne in Marocco.                                                                  Ricordiamo che dal 1995, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) organizza ogni anno una Conferenza delle parti (appunto, la Cop) fra i paesi aderenti. Ed è proprio in questa sede che si discute fra i paesi della situazione del riscaldamento globale e si decidono i provvedimenti da prendere. Questo è da sottolineare perché sarà solo dalla data dell’incontro parigino che si determinerà un’importante novità politica, ossia, l’adesione dei maggiori produttori di gas serra, gli Stati Uniti e la Cina, che in passato avevano rifiutato di aderire al protocollo di Kyoto per difendere la loro crescita economica. L’obiettivo cardine dell’accordo raggiunto a Parigi, prevedeva di contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali, con l’impegno a limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi. I governi dei Paesi firmatari, si sarebbero impegnati a ridurre le emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane, anidride carbonica in primo luogo, ma anche quelle prodotte da consumo di metano e refrigeranti Hfc. Vennero poi disposte verifiche periodiche sul perseguimento degli obbiettivi, stabilendo come primo giro di boa il 2023. Si decise di mettere in piedi un “Green Climate Fund” da 100 miliardi di dollari, con l’obiettivo di istituirlo entro il 2020, con cui i Paesi più abbienti si impegnavano a finanziare quelli più poveri per la conversione dei processi produttivi ad una vocazione maggiormente ecologista. L’Italia si dichiarò disponibile a partecipare con una dote di 50 milioni di euro l’anno.

Questo breve excursus ci permette di comprendere meglio che sullo sfondo della riunione dell’ultimo G20 di Roma, ci sia proprio un dibattito circa il mancato rispetto degli accordi di Parigi, proprio mentre a Glasgow hanno inizio i lavori della Cop26.

Nella conferenza stampa finale del summit tra i grandi 20, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato con entusiasmo che: “il G20 è stato un successo, ma non è stato facile raggiungere questo accordo”. Nel suo discorso tiene molto a ringraziare il grande lavoro fatto dagli sherpa nella redazione dei testi poi approvati, facendo riferimento poi alle grandi sfide del secolo: Covid, clima, salute e disuguaglianze, da affrontare come battaglie “epocali ed esistenziali”, e a cui bisognerà far fronte all’insegna della “cooperazione” nella sua forma di espressione più moderna, ossia, quella del “multilateralismo”. Sulla scia degli accordi di Parigi, “tutti i Paesi del G20 riconoscono la validità scientifica della necessità di mantenere il riscaldamento in 1,5 gradi e si impegnano al raggiungimento di questo obiettivo con una serie di operose azioni”, continua l’ex Presidente della Bce. “Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa e trovato nuovo modo per sostenere i Paesi nel mondo, stanziando 609 mld sulla base dei diritti speciali di prelievo che saranno dedicati per la prima volta ai paesi più vulnerabili”. Per quanto riguarda il ruolo della superpotenza cinese il Premier italiano aggiunge: “mi aspettavo un atteggiamento più rigido, se è cambiato qualcosa è il linguaggio, più proiettato al futuro e non ancora al passato. E poi la Cina ha accettato la valenza scientifica di quel grado e mezzo. Non sono impegni facili”.

Il vertice di Palazzo Chigi punta molto a mettere in evidenza il ruolo di mediazione svolto dall’Italia, soprattutto nel confronto con i paesi emergenti che avevano profuso uno sforzo poco tangibile nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra all’indomani degli accordi di Parigi, sforzandosi di comprenderne il punto di vista e volendo scongiurare una lotta per il clima. “E’ questo che l’Italia ha fatto con India, Russia e Cina”, in questi termini detta la linea della diplomazia nel suo intervento il Presidente di turno del G20. Di “lavoro eccezionale” ha parlato il Presidente USA Joe Biden, ringraziando il capo dell’esecutivo italiano per l’impegno profuso.

In videoconferenza ha parlato il presidente russo Vladimir Putin, sollevando il tema dello Sputnik V, invitando il G20 ha lavorare sul riconoscimento reciproco dei certificati vaccinali ed ha esortato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad accelerare il processo decisionale sulla sicurezza dei vaccini. In collegamento video anche il Presidente cinese Xi Jinping, il quale ha chiesto di rendere lo sviluppo globale “più equo, efficace e inclusivo per garantire che nessun paese sia lasciato indietro”. Ha parlato inoltre di “piccole cerchie”, riferendosi al G7 dal quale il suo paese è escluso, e di “ideologie” che rischieranno di danneggiare l’innovazione scientifica e tecnologica. Ha continuato affermando che “il G20 deve lavorare per sfruttare il potenziale di crescita e dell’innovazione e formulare regole per cercare un ampio consenso per lo sviluppo guidato dall’innovazione”.

Nel documento finale dell’incontro avvenuto alla Nuvola dell’Eur, si mette nero su bianco circa gli accordi raggiunti, con l’auspico di aver fornito un base più solida per i lavori della conferenza di Glasgow che si sta tenendo proprio in queste ore, in assenza , purtroppo, di Putin, Erdogan e Xi Jinping.

Un coro unanime per l’approvazione della c.d minimun tax, che corrisponde ad un’aliquota del 15% che scatterà a partire dal 2023 e interessa oltre 100 tra le più grandi multinazionali del mondo. Su tutti sono emerse le posizioni a favore di USA, Brasile, Francia e Corea del Sud. Con l’entrata in vigore di questo regime fiscale, le multinazionali pagheranno la loro giusta quota di tasse, indipendentemente dalle giurisdizioni in cui operano e realizzano un profitto. Ad essere interessati dalla misura anche i colossi del web Google, Facebook, Amazon e Apple. Scatterà così l’onere di versare un’imposta in ognuno dei paesi in cui sono localizzati i beni e le attività che generano profitti, invece che beneficiare di un sistema fiscale maggiormente agevolato in alcuni paesi. Dopo anni di trattative, dunque, i leader del G20 hanno raggiunto una sintesi per l’imposizione di una tassa minima globale del 15% sugli utili delle multinazionali. Di “passo storico” ha parlato il segretario al Tesoro statunitense Yanet Yellen, aggiungendo che “farà diventare l’economia globale un posto più redditizio per i lavoratori e le aziende americane”.

Il summit tra i grandi 20 ha partorito anche un’altra importante decisione, ossia la fine della c.d. gurra doganale tra Usa e Ue iniziata nell’era di Presidenza americana di Donald Trump. Nel giugno 2018 l’ex presidente Usa aveva introdotto dazi aggiuntivi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio importato da diversi paese del mondo, tra cui Cina ed Unione europea, con l’alibi della necessità di proteggere la sicurezza nazionale. L’annuncio ufficiale è arrivato a margine del vertice del G20 da parte del Segretario al Commercio americano Gina Raimondo e dalla Rappresentante per il commercio degli Stati Uniti Katherine Tai. In una nota di Palazzo Chigi, si legge che la decisione conferma l’ulteriore rafforzamento in atto delle già strette relazioni transatlantiche e il progressivo superamento del protezionismo degli scorsi anni. Su questa importante svolta si espressa con grande soddisfazione anche la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Lyen, visto e considerato il grande impatto che questa decisione avrà sul mercato interno dell’UE, fortemente penalizzato in questi anni dalla restrizione agli scambi imposta dalla precedente amministrazione.

Un colpo importante all’ideologia protezionista e una riapertura delle frontiere commerciali tra i due continenti che in prospettiva potrà sicuramente contribuire molto alla ripresa economica globale.

Nel momento in cui si scrive è in corso la Cop26, con l’auspicio che si possa portare a casa l’importante traguardo di stabilire misure stringenti, per il rispetto degli obiettivi sanciti a Parigi nel non lontano 2015.

Alcune dichiarazioni a caldo, che precedono l’apertura dei lavori nella capitale scozzese danno già un’idea del clima che si respira. Il premier inglese Boris Johnson ha infatti riferito ai microfoni dei suoi interlocutori che: “il Pianeta è a un minuto dalla mezzanotte”.

Si spera che l’alba del nuovo giorno, possa esprimere invece una nuova primavera per il mondo che verrà.

Per questo orizzonte di salvezza, oltre all’impulso che le istituzioni sapranno dare, molto dipenderà da ognuno di noi. Sarà il singolo cittadino del mondo, nelle vesti quotidiane di operatore economico, lavoratore, consumatore e buon padre di famiglia, che segnerà le sorti del pianeta.

Il tempo è poco, ma nulla è perduto. Rimuovendo cattive abitudini ed egoismi saremo ancora in grado di invertire la rotta. Con tanta dedizione, amore e spirito di comunità, il 2030 potrà essere l’alba di un nuovo mondo.

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