Angelus primo novembre, Papa Francesco: “Siamo cristiani gioiosi?”

In occasione della Festa dedicata a Tutti i Santi, il Papa recita l’Angelus da Piazza San Pietro

La beatitudine, la santità non è un programma di vita fatto solo di sforzi e rinunce, ma è anzitutto la gioiosa scoperta di essere figli amati da Dio. Non è una conquista umana, è un dono che riceviamo: siamo santi perché Dio, che è il Santo, viene ad abitare la nostra vita. È lui che ci dà la santità: per questo siamo beati. La gioia del cristiano, allora non è l’emozione di un istante o un semplice ottimismo umano, ma la certezza di poter affrontare ogni situazione sotto lo sguardo amoroso di Dio, con il coraggio e la forza che provengono da Lui. I Santi, anche tra molte tribolazioni, hanno vissuto questa gioia e l’hanno testimoniata”, ha esordito Papa Franceso all’Angelus del 1° novembre.

Senza gioia – ha aggiunto poi – la fede diventa un esercizio rigoroso e opprimente e rischia di ammalarsi di tristezza. Un Padre del deserto diceva che la tristezza è un verme del cuore, che corrode la vita. Interroghiamoci su questo: siamo cristiani gioiosi? Diffondiamo gioia o siamo persone spente, tristi, con la faccia da funerale? Ricordiamoci: non c’è santità senza gioia! Il secondo aspetto: la profezia. Le Beatitudini sono rivolte ai poveri, agli afflitti, agli affamati di giustizia. È un messaggio contro corrente. Il mondo infatti dice che per avere la felicità devi essere ricco, potente, sempre giovane e forte, godere di fama e di successo. Gesù rovescia questi criteri e fa un annuncio profetico: la vera pienezza di vita si raggiunge seguendo Lui. Praticando la sua Parola. E questo significa essere poveri dentro, svuotarsi di sé per fare spazio a Dio. Chi si crede ricco, vincente e sicuro fonda tutto su di sé e si chiude a Dio e ai fratelli, mentre chi sa di essere povero e di non bastare a sé stesso rimane aperto a Dio e al prossimo. E trova la gioia. Le Beatitudini, allora, sono la profezia di un’umanità nuova, di un modo di vivere: farsi piccoli e affidarsi a Dio, invece che emergere sugli altri, essere miti invece che cercare di imporsi; praticare la misericordia, anziché pensare solo a se stessi; impegnarsi per la giustizia e per la pace, invece che alimentare, anche con la connivenza, ingiustizie e disuguaglianze. La santità è accogliere e mettere in pratica, con l’aiuto di Dio, questa profezia che rivoluziona il mondo. Allora possiamo chiederci: io testimonio la profezia di Gesù? Esprimo lo spirito profetico che ho ricevuto nel Battesimo? O mi adeguo alle comodità della vita e alla mia pigrizia, pensando che tutto vada bene se va bene a me? Porto nel mondo la novità gioiosa della profezia di Gesù o le solite lamentele per quello che non va? La Vergine Santa ci doni qualcosa del suo animo, quell’animo beato che ha magnificato con gioia il Signore, che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili”, ha concluso con queste parole.

Domani, martedì 2 novembre nella giornata dedicata alla memoria dei defunti, il Papa si recherà al cimitero militare francese di Roma per “pregare particolarmente per le vittime della guerra e della violenza” come ha sottolineato alla fine dell’Angelus.

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