Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre 2021, il commiato di Angela Merkel e tante questioni divisive

Sono stati molti e di grande rilievo, i temi affrontati nel Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 21 e 22 ottobre 2021. Si tratta dell’ultima riunione dei Capi di Stato e Governo che vede come protagonista per la Germania la cancelliera Angela Merkel. In sostanza, il tramonto di un’era e il commiato dalla scena politica europea di una figura di grande rilievo e che ha influito in modo determinante sulla storia dell’UE degli ultimi 20 anni.

La prima questione affrontata dai leader europei è stata ancora una volta quella relativa alla situazione epidemiologica nel vecchio continente. Ha destato preoccupazione la risalita dei contagi in Paesi membri come Lettonia e Romania, al punto da ridiscutere una linea di intervento comune per evitare vertiginose risalite della curva dei contagi. In considerazione dell’andamento della pandemia da Covid-19, il Consiglio europeo ha chiesto “la prosecuzione del coordinamento volto a facilitare la libera circolazione all’interno dell’UE e i viaggi verso di essa, nonché una revisione delle due raccomandazioni del Consiglio. Incoraggia la Commissione ad accelerare i lavori riguardanti il riconoscimento reciproco dei certificati con i paesi terzi”. Sulla base degli strumenti approntati durante questi mesi e sulla base dell’esperienza acquisita, i leader europei mettono nero su bianco, stabilendo che “occorre rafforzare la resilienza e la preparazione orizzontale dell’UE dinanzi alle crisi. Per garantire una prevenzione, preparazione e risposta più efficaci in caso di future emergenze sanitarie nell’UE, si chiede di concludere i negoziati sul pacchetto legislativo relativo all’Unione della salute e di assicurare che gli Stati membri siano adeguatamente coinvolti nella governance dell’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA). Ricorda la necessità di portare avanti rapidamente i lavori relativi all’accesso ai farmaci in tutti gli Stati membri”.

Con l’orizzonte puntato alla prossima riunione del G20 e in vista della sessione speciale dell’Assemblea mondiale della sanità che si svolgerà il prossimo novembre, il Consiglio europeo ha evidenziato “il proprio sostegno a un ruolo forte e centrale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nella futura governance sanitaria globale, nonché, all’obiettivo di stipulare un trattato internazionale sulle pandemie”.

Il secondo argomento previsto nell’agenda, ha riguardato l’evidente rincaro dei prezzi dell’energia, a maggior ragione perché questo fenomeno ha avuto in poco tempo un impatto determinante sull’inflazione. E’ stato infatti registrato un incremento dell’indicatore economico che ha riportato l’UE indietro nel tempo, addirittura ai livelli pre-crisi economica del 2008. Per molti esperti, questa ascesa dei costi non si arresterà una volta passato il Natale, ma giungerà fino alla fine di marzo 2022. Infatti, data l’importanza economica strategica della questione, è stato il presidente del Consiglio europeo in persona, Charles Michel, a porre l’attenzione sul problema nella lettera di invito ai 27, precisando che “l’attuale aumento dei prezzi dell’energia, sta sfidando la ripresa post-pandemia e sta colpendo gravemente i nostri cittadini e le nostre imprese”, ponendo poi l’attenzione sulla sfida programmatica, secondo la quale “bisogna puntare ad una crescita sostenibile e a lungo termine che crei nuovi e migliori posti di lavoro”. “Vogliamo una ripresa collettiva, inclusiva e coesa”.

Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Lyen, la quale ha espressamente affermato che “Le persone hanno bisogno delle giuste competenze per adattarsi ai mutevoli percorsi di carriera e trovare nuovi posti di lavoro in un mercato del lavoro in evoluzione. Ciò è tanto più critico se vogliamo realizzare una transizione equa, sostenibile e inclusiva verso un’economia verde e digitale. Siamo ora in un momento decisivo: grazie a Next Generation EU, avremo riforme cruciali e investimenti senza precedenti nell’istruzione, nella formazione, nell’occupazione e nelle misure di protezione sociale. Ora più che mai, le parti sociali hanno un ruolo centrale da svolgere per una corretta attuazione dei piani nazionali e una ripresa che non lasci indietro nessuno”.

I presupposti su cui si sono aperti i lavori non erano dei più incoraggianti, in quanto, le divisioni tra i Paesi apparivano difficili da sintetizzare. Circa sei ore tra discussione e negoziati sono stati necessari per giungere ad una conclusione. Il Consiglio europeo ha rivolto due richieste, una alla Commissione europea e l’altra alla Banca europea per gli Investimenti (BEI): una maggiore regolamentazione del funzionamento del mercato del gas e dell’energia elettrica, anche attraverso maggiori approfondimenti sul tema, nel rispetto della direttiva 2003/87/CE (EU Emission Trading System modificata dalla Direttiva UE 2018/410) e col supporto strategico dell’ Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). Lo sforzo richiesto alla Commissione è volto a tutelare i soggetti ritenuti più deboli rispetto alle logiche aggressive del mercato dell’energia, garantendo prezzi di approvvigionamento abbordabili per famiglie e PMI attraverso il miglior uso della toolbox (cassetta degli attrezzi). Inoltre, è stato richiesto di dare un forte impulso alla transizione ecologica, tenendo conto delle differenze di che caratterizzano le strutture economiche e produttive degli Stati membri. Alla Banca europea per gli investimenti è stato chiesto di individuare modalità in grado di accelerare gli investimenti nella transizione energetica “nell’ottica di ridurre i rischi di future perturbazioni e realizzare le ambizioni dell’Europa in materia di connettività globale”. Chiara la posizione espressa dal Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi in conferenza stampa alla fine dei lavori: “siamo stati espliciti con la necessità di preparare subito uno stoccaggio integrato con le scorte strategiche. Dobbiamo proteggere tutti i Paesi dell’Ue in egual misura. Nel lungo periodo è sulla strategia delle rinnovabili che bisogna puntare”. Proprio sul tema dell’energia si terrà una riunione straordinaria dei 27 ministri, nel Consiglio dell’UE il prossimo 26 ottobre 2021, sul quale i Capi di Stato e di Governo presteranno la massima attenzione.

Anche sul tema dei migranti, i lavori del Consiglio europeo si sono aperti con distanze siderali intorno al tavolo dei partner. Si è continuato il lavoro già predisposto dal Consiglio europeo tenutosi lo scorso mese di Giugno sulla definizione della dimensione esterna del fenomeno migratorio, con particolare attenzione all’aspetto del finanziamento e la determinazione di strumenti di protezione dei confini esterni all’Unione. E’ stato affrontato il problema delle misure da approntare per la limitazione dei “movimenti secondari”. Molto chiara la posizione espressa dai Paesi del Sud, tra cui ovviamente l’Italia come capofila, secondo cui tali flussi, cioè lo spostamento di un migrante da un Paese Ue a un altro Paese Ue, non possano essere arginati senza affrontare il nodo dei movimenti primari, quelli dai Paesi extra Ue verso i Paesi Ue di primo arrivo. Altro snodo importante affrontato è stato quello delle barriere, intesi come ostacoli fisici da costruire ai confini esterni dell’Unione, per incentivare una più efficiente gestione dei flussi: diversi Stati, tra cui soprattutto quelli confinanti con la Bielorussia che spedisce volontariamente migranti verso l’Ue come forma di ritorsione contro le sanzioni, vorrebbero che fossero finanziate dal bilancio comunitario. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha posto questa necessità, sostenendo che “nessuno sa che cosa succederà in futuro”, dato che il regime di Aleksandr Lukashenko starebbe operando una strategia di raccordo con i Paesi mediorientali, al fine di attirare altri migranti da avviare al confine con Polonia, Lituania e Lettonia. Sulla questione Bielorussa e delle rappresaglie avvverso i confini dell’UE, è stato abdicato il tiepido riferimento generico agli “attacchi ibridi” e paventata la possibilità di disporre eventuali “misure restrittive aggiuntive” contro il governo della Russia Bianca.                                                                                                                                                                                          In definitiva, sulla questione dei movimenti migratori verso l’Unione è stata molto netta la posizione della Von Der Lyen, la quale ha dichiarato che “non ci sarà alcun finanziamento di filo spinato e di muri”. Di un “Patto sulla migrazione e l’asilo” come “importante quadro legale su cui fare progressi” ha parlato invece l’ex Presidente della BCE Mario Draghi. Nelle conclusioni finali, i capi di Stato e di Governo si “impegnano negli sforzi per ridurre i movimenti secondari” e a “garantire un giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri”.

Un nodo che ha evidenziato la spaccatura più profonda, è stato quello relativo alla questione dello stato di diritto sollevato dalla Corte costituzionale della Polonia, riguardo al riconoscimento della compatibilità dei Trattati europei con il diritto nazionale. L’analisi della possibile divisione su di un tema così importante, è stato un mero tentativo di mediazione, per evitare spaccature insanabili attraverso l’erogazione di sanzioni con lettere formali e sollevando sullo sfondo il pericolo della mancata erogazione dei fondi del Recovery Fund da parte dell’UE, qualora il governo di Varsavia avesse rifiutato di rientarre nei ranghi del diritto comunitario. Su quest’ultima ipotesi è stato lapidario il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, avendo dichiarato chela sentenza della Consulta nazionale non mette in discussione i Trattati europei”, ragion per cui non intenderà “cedere alla pressione del ricatto finanziario”. A difesa della Polonia è scesa in campo oltre all’Ungheria anche la Lituania, sugli scudi invece il premier olandese Mark Rutte che ha invocato l’applicazione dell’art. 7 del Trattato dell’UE (meccanismo legale sullo stato di diritto nei paesi membri e contro il rischio di violazione dei dei valori fondanti dell’UE), arginato però dalla mediazione di Germania, Francia e Italia che hanno mostrato prudenza sulla possibile applicazione di azioni punitive. Ad ogni modo, eventuali decisioni in merito sono state differite, in attesa della decisione della Corte di giustizia dell’UE. L’evento ha destato non poche preoccupazioni tra i leader, tra cui emerge la dichiarazione di Angela Merkel, salutata da una toccante standing ovation come dedica di commiato, consapevole di “lasciare le istituzioni europee in un momento preoccupante”.

Nella giornata del 22 ottobre è stata affrontata anche la discussione circa la trasformazione digitale dell’Europa, ritenuta dallo stesso Michel “un motore chiave per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la competitività”. Nall’agenda dei lavori è stata proposta una discussione della tabella di marcia per gli obiettivi del 2030. Sono state definite quattro aree di priorità: infrastrutture digitali sicure, efficienti e sostenibili; trasformazione digitale delle imprese; digitalizzazione dei servizi pubblici; competenze digitali.

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