Napoli 2021, Marco Morra (Potere al Popolo): “Vertenza Whirlpool: una battaglia per il futuro della Città”

“La più grande metropoli del Sud è diventata un deserto industriale e un serbatoio di disoccupazione, la cui economia negli ultimi decenni si è convertita ai servizi, sostanzialmente ad attività di commercio, ristorazione e ricezione turistica che si reggono su un esercito di lavoratori dequalificati, sottopagati e a nero costretti ad accettare condizioni di lavoro pessime, tanto che spesso la prospettiva più vantaggiosa per le giovani generazioni resta l’emigrazione verso le città o i paesi del Nord”. Lo dichiara il candidato al Consiglio comunale di Napoli e alla V Municipalità per Potere al Popolo, Marco Morra.

“Eppure – prosegue – in questa campagna elettorale nessuno o quasi parla di lavoro: disoccupazione, sicurezza e morti sul lavoro, lavoro nero, deindustrializzazione sono i temi assenti dai discorsi di Maresca, Manfredi e Bassolino. Basta constatare il fatto che nessuno di loro è stato presente in queste settimane decisive per la vertenza che deciderà il destino di 330 famiglie e di un pezzo dell’economia industriale del nostro paese”.

“Lo scorso 23 settembre – sottolinea -, eravamo con gli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli per presidiare il Ministero per lo Sviluppo Economico mentre all’interno si svolgeva un tavolo di negoziazione tra il Governo, i vertici aziendali e le rappresentanze sindacali.
Dopo cinque ore di confronto e la presentazione di un piano industriale alternativo da parte di Invitalia, il tavolo si scioglieva con la concessione da parte dell’Azienda di altre tre settimane prima dell’effettività dei licenziamenti”.

“In questi due anni e quattro mesi di vertenza – asserisce -sono state fatte molte promesse, in gran parte disattese, e l’avvio della procedura di licenziamento per i 350 lavoratori rimasti nello stabilimento di Via Argine indica l’urgenza di una soluzione definitiva ed efficace alla vertenza. Il ministero lo ha assicurato: userà queste settimane per definire i dettagli di un piano industriale che prevede la creazione di una hub che si occupi della riconversione dello stabilimento per inserirlo nella nuova filiera “green” dell’automotive, in special modo nel settore degli interni o nel settore ferroviario”.

“I soggetti candidati alla realizzazione di questo piano – evidenzia -, tuttavia, non sono stati ancora presentati, e questo non è un dettaglio. La cordata di aziende che dovrebbe rilevare lo stabilimento napoletano è ad oggi tenuta nascosta, i livelli occupazionali e retributivi altrettanto sconosciuti, le modalità in cui la Whirlpool dovrebbe rimanere vincolata allo stabilimento napoletano fino alla compiuta realizzazione del piano non meglio definite”.

“In questo contesto – spiega – è difficile non fare riferimento alle note vicende della Ex Embraco di Riva di Chieri e della Blutec di Termini Imerese che hanno visto Invitalia, Ministero e imprese private impegnarsi in progetti di riconversione fallimentari e fraudolenti da parte di investitori italiani e stranieri”.

“Il 15 ottobre – ricorda – è la data limite posta dalla Whirlpool per lo stabilimento di Via Argine. Non a caso pochi giorni dopo l’Azienda presenterà il nuovo piano industriale per i suoi 5 stabilimenti italiani, da cui è fermamente intenzionata a escludere lo stabilimento di Napoli. Non arrivare a questo confronto con una seria legge contro le delocalizzazioni è un’occasione mancata per i lavoratori della Whirlpool. Perseverare nella noncuranza rispetto a questo obiettivo decisivo per la difesa dei diritti dei lavoratori e la tutela della crescita e dell’occupazione è un errore di opportunismo e presunzione che pagano i cittadini di questo paese”.

“Sono ben 115 i miliardi – spiega – finora stanziati per le imprese in sgravi fiscali e incentivi; 31 in cassa integrazione e altri sussidi al lavoro; oltre 200 miliardi i prestiti erogati con garanzia dello Stato alle imprese. Le aziende si arricchiscono, i cittadini pagano. E gli operai perdono il lavoro. Il futuro industriale del nostro Paese non può essere scritto dall’avidità di imprese e azionisti, deve tornare ad essere una priorità per la politica”.

“Le delocalizzazioni non si affrontano con piani incerti di riconversione o con maggiori incentivi alle imprese. Si affrontano con il potere della legge. Per questa ragione è necessaria una legge contro le delocalizzazioni per impedire l’ulteriore smantellamento di produzioni di eccellenza come la Whirlpool, la GKN, la Timken, la Gianetti Ruote e tante altre fabbriche in via di chiusura, che dopo aver usufruito di incentivi pubblici lasciano il nostro paese”, conclude Morra.

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