Quella luce in fondo al tunnel si chiama vaccino

Forse il mondo non hai mai atteso così tanto lo scoccare della mezzanotte di un 31 Dicembre come in questo 2020.

Quello che è stato Definito da molti un “Annus Horribilis” si è appena concluso e ha visto come protagonista assoluto il Covid-19. Un mostro invisibile e subdolo che ha radicalmente trasformato la vita di milioni di persone.
Dall’inizio della pandemia, poco più di un anno fa, profondi cambiamenti hanno invaso il nostro quotidiano; quella normalità data per scontata da ognuno di noi, e forse vissuta con troppa superficialità, ha subìto repentine trasformazioni tanto da modificare radicalmente gli stili di vita.

Il mondo è stato privato della normalità, ma ancor di più della libertà!
Libertà di spostarsi, di abbracciarsi, di incontrarsi, della convivialità familiare e collettiva, del piacere di viaggiare e condividere; tanti divieti e privazioni come unici mezzo per fermare il virus.

E tanti sono stati i cambiamenti imposti dalle restrizioni che, in positivo o in negativo, hanno influito sullo scorrere della vita. E’ cambiato il modo di lavorare, di studiare dello stare insieme, del salutarsi, e tutto questo ha messo a dura prova le certezze e i canoni della società intera.

Questo virus ha rivoluzionando anche il lessico e alcuni neologismi si sono introdotti prepotentemente nel nostro linguaggio.
Nuovi termini, “figli” di questa emergenza sanitaria e sociale, sono diventati ormai di uso ,e forse abuso, comune; lockdown, pandemia, paziente zero, distanziamento sociale, smart-working, droplet sono solo alcuni esempi di termini diventati fin troppi familiari.

Ma con l’arrivo del tanto atteso vaccino, sperimentato in tempi record, ecco che la fievole luce della speranza di riprendere in mano le nostre vite, si intravede. Una semplice iniezione per buttarsi tutto alle spalle, una scelta di responsabilità, di amore per se stessi e anche per gli altri.

I pionieri nel ricevere il vaccino sono i cosiddetti “eroi” di questa pandemia: medici, infermieri, operatori sanitari, ancora una volta in prima linea non solo per salvare vite; e poi loro, gli anziani, i più deboli e fragili, sicuramente i più colpiti dal virus!

Questa è stata una pandemia anche mediatica: dai video dei canti sui balconi condivisi sui social network fino agli onnipresenti virologi in tv; e anche adesso che il nostro “salvatore” è arrivato, ecco che le condivisioni social di foto scattate nel momento cruciale dell’iniezione del “ritorno alla vita”, pullulano in rete e diventano virali.
C’è chi apprezza, chi condanna, chi polemizza il voler immortalare e condividere il “momento”, ma quello che resta è sicuramente il messaggio: la speranza di ritrovare la normalità, vestita di una considerazione nuova che sa di rinascita!

Per molti c’è perplessità, forse timore di questo vaccino, perché ci si interroga sulla velocità della sua sperimentazione, sull’efficacia, sul suo contenuto; interrogativi plausibili, ma che perdono di significato, ed appaiono infondati, se ci si sofferma a leggere le parole che spesso accompagnano queste condivisioni.

Come quelle di Ilaria Donadio, dottoressa in prima linea nella lotta al Coronavirus e anestesista nel reparto Rianimazione al Policlinico di Bari che alla domanda di cosa ci sia nel vaccino anti COVID, risponde:

Ci sono i baci e gli abbracci dimenticati, le gite scolastiche, gli anziani a capotavola il giorno di Natale, le mense affollate. Ci sono ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco che dall’alto sembrano tanti puntini attaccati. C’è la tavolata di amici al ristorante, il viaggio a Tokyo senza prenotare, la cena con i compagni del liceo che in fondo siamo sempre gli stessi e la libertà di poter rimanere a casa che poi, chi ci rimane più, dentro quelle quattro mura? C’è il lavoro, gli aerei che ripartono e le stazioni piene”.

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