Afghanistan: cosa erediterà Biden da Trump

La politica statunitense in Afghanistan è stata già tracciata con il predecessore Trump. L’amministrazione trumpiana, tramite il segretario di Stato Mike Pompeo, ha concluso il  29 febbraio 2020 un accordo di pace tra la grande potenza d’oltreoceano e i talebani.

Quest’intesa è stata firmata a Doha, in Qatar, con la presenza dei leader del Pakistan, dell’India, dell’Indonesia, dell’Uzbekistan, e del Tagikistan. Alla base dell’accordo, c’era la previsione del ritiro graduale delle truppe statunitensi dal territorio afgano.

“Un passo avanti”, così è stato descritto l’accordo da Mohammed Naeem, un rappresentante talebano. L’accordo di pace prevede anche un dialogo intra-afghano con il governo di Kabul e il rilascio di 5.000 prigionieri talebani.

Ma cosa succederà con l’amministrazione Biden ? Certo che Donald Trump lascia un’eredità già impostata, difficile da modificare. Sia i talebani che il governo di Kabul attendono, ora dei segnali della nuova amministrazione. I primi vogliono assicurarsi che la situazione rimanga così, senza avere delle sorprese sul ritiro dei soldati americani. Il secondo vorrebbe che il leader democratico forzasse la mano sui talebani, concedendo più margine di manovra ai repubblicani.

L’accordo di Doha è simbolo di un grande processo di pace e di transizione per porre fine alle guerre. Alla base non solo vi è solo il ritiro delle truppe, ma anche la non interferenza dei paesi stranieri e nessuna minaccia dal suolo afghano verso gli USA. Finora l’amministrazione del leader repubblicano ha rispettato il patto, riducendo il numero delle truppe da 13.000 a 4.500 e dovranno ancora essere ridotte.

Biden sarà in grado di mantenere questo accordo o ha altre intenzioni ? Già l’8 novembre il presidente Ghani si è congratulato con l’attuale leader democratico statunitense e la vice-presidente Kamala Harris, alludendo al mantenimento di una forza di contro-terrorismo nel territorio afghano, un’opzione che Joe Biden coltiva da tempo.

I margini di manovra sono stretti, anche perché Trump ha soltanto avviato e accelerato quel processo di disimpegno che si era prefigurato lo stesso Biden, che era partito da posizioni nettamente opposte, a favore di una politica interventista. A seguito di un’intervista lo stesso Joe Biden ha confermato di “sostenere il ritiro delle truppe”. Il problema però rimanere essenzialmente lo stesso : come combattere quel male che si chiama terrorismo e lo Stato islamico. Ecco perché da questa situazione particolarmente delicata per la sicurezza territoriale e non solo, nasce l’ipotesi di mantenere una forza di “contro-terrorismo” formata da 1.500 /2.000 uomini, ma che i Talebani non sembrano disposti ad accettare.

Concretamente rivedere l’accordo è difficile e modificarlo, quasi impossibile. Joe Biden potrebbe rallentare il processo di ritiro delle truppe, ma invertire la tendenza è improbabile, perché significherebbe riportare gli States in una guerra, che non vogliono combattere e dalla quale stanno cercando di uscire con il minor costo possibile in termini di perdita di vite umane.

Quale sarà l’attività concreta di Biden ? Certamente la guerra in Afghanistan può considerarsi chiusa e conclusa da parte della potenza americana, in una posizione nettamente diversa rispetto alla posizione dell’amministrazione Obama, dove era l’oggetto centrale. Trump ha lasciato dietro di sé una soddisfazione per quanto riguarda il ritiro di migliaia di soldati americani.

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