Campania al voto: l’effetto Covid-19, la scelta dei candidati, i giudizi su De Luca. Tre storici a confronto

    In un tempo nel quale gli esperti si danno a cazzotti per dire la loro sui giornali e in televisione, spesso, dicendo tutto e il contrario di tutto, Eugenio Capozzi, Gennaro Salzano e Michele Affinito, intervistati da noi di Istituzioni24.it sulle prossime elezioni regionali campane, invece, hanno espresso pareri pressoché unanimi. Su tutti, certamente, i tre storici concordano sul fatto che Vincenzo De Luca sarà giudicato, a fine settembre, sulle modalità di gestione dell’emergenza Coronavirus piuttosto che sui cinque anni della sua amministrazione.

    Affinito, responsabile della formazione professionale al Benincasa, in particolare, tiene a sottolineare che il  noto decisionismo di De Luca abbia inciso tantissimo sulla riconferma a candidato presidente, mentre Capozzi, professore di storia contemporanea nella stessa università di Affinito, considera l’ostentata sicurezza nel prendere le decisioni da parte del governatore, durante la fase più acuta della pandemia, come un fattore che, per certi versi, ha rassicurato una parte della popolazione, ma che, per altri, potrebbe ritorcersi contro lui stesso. Salzano, esperto della storia politica di Aldo Moro, dal canto suo, spinge oltre il suo ragionamento, forte anche dei suoi trascorsi politici, dicendo, provocatoriamente, che De Luca potrebbe protrarre la narrazione della gestione Covid-19, fino alle elezioni, per giocare in vantaggio la sua campagna elettorale.

    Quanto alla scelta di ricandidare Stefano Caldoro, per il centrodestra, e Valeria Ciarambino, per il Movimento Cinque Stelle, Capozzi e Affinito condividono che Caldoro sia stato proposto alla presidenza alla luce di una lunga mediazione a livello nazionale, laddove Salzano vede l’assenza di una nuova e preparata classe dirigente tra le motivazioni di tale ricandidatura.
    Eugenio Capozzi e Gennaro Salzano conciliano le loro riflessioni, invece, sulla riproposizione di Ciarambino da parte dei grillini, che vedono più come una scelta di desistenza tacita in favore dell’avversario De Luca. Affinito, da parte sua, criticando la posizione del M5S di non aprirsi ad un progetto civico, lancia il guanto di sfida al partito del reggente Vito Crimi, affermando che, in Campania, essendo la sua roccaforte, non dovrebbe scendere al di sotto del 20% per evitare conseguenze politiche importanti.

    Ecco, comunque, le interviste complete.

    Quanto peserà, nelle elezioni regionali, la gestione dell’emergenza Covid-19? In Campania, una delle regioni meno colpite e nella quale il presidente uscente ha confermato il suo piglio decisionista, avrà un impatto differente sulla campagna elettorale e sull’esito del voto?

    Michele Affinito
    : «De Luca ha avuto l’abilità di spostare ogni valutazione sul suo mandato da un inevitabile bilancio sui cinque anni di amministrazione alla capacità di gestire la situazione emergenziale, facendo emergere uno dei caratteri peculiari del De Luca politico, ossia il suo decisionismo. Ciò ha fatto aumentare il suo consenso personale, influendo sulle dinamiche in corso tra le forze politiche, a partire dalla attuale maggioranza di governo nazionale che stava lavorando ad una soluzione alternativa».

    Gennaro Salzano: «Ormai, il consenso mostra una volatilità molto elevata e si manifesta molto su dati emotivi. Devo purtroppo pensare che il giudizio elettorale sia poco fondato sull’azione di governo effettiva e, quindi, sui risultati, raggiunti o non raggiunti, e molto su narrazioni contrapposte che si sviluppano completamente in una bolla mediatica del tutto sconnessa con la realtà. Per questo, oggi, direi che la narrazione della gestione dell’emergenza sanitaria pone certamente in vantaggio il Presidente uscente. Se sarà ancora così quando si andrà a votare, non saprei. Volendo essere malpensante, direi che protrarre questa narrazione e questa gestione fino alla consultazione elettorale può essere un modo del Presidente uscente di giocare in vantaggio tutta la campagna elettorale. E ci sta, tutto sommato.

    Eugenio Capozzi: «Un impatto ci sarà sicuramente, ma forse non dell’entità che molti si aspettano, e nemmeno nel senso che molti si aspettano. Il decisionismo paternalistico di De Luca ha rassicurato una fascia della popolazione campana nel momento di più acuto timore per l’epidemia, ma man mano che la situazione sanitaria andava migliorando è stato sempre più percepito come invadente e prepotente, soprattutto dai ceti produttivi e dal mondo giovanile. Probabilmente la crisi economica, e in particolare quella del settore terziario, a settembre avrà un peso molto maggiore».

    Caldoro, De Luca e Ciarambino ripropongono la loro candidatura: scegliere De Luca, per il centrosinistra, è quasi scontato, un po’ per la sua amministrazione mediaticamente efficace e un po’ perché all’uscente si concede sempre il secondo mandato.
    Invece, la decisione di ricandidare Caldoro e Ciarambino ha più a che fare con una rinuncia in partenza da parte dei loro partiti oppure con la constatazione che questi due esponenti sono, attualmente, il meglio esprimibile?

    M. A.: «È prevalsa una logica di autoconservazione di ceto politico in entrambi i casi. La scelta di Caldoro è stata una decisione laboriosa frutto di una partita giocata a livello nazionale per equilibri interni del centrodestra. Circa il M5S, poteva mostrare maggiore coraggio aprendosi ad un progetto civico di cambiamento. La Campania è loro roccaforte, da qui vengono i loro principali ministri ed esponenti istituzionali. Un risultato sotto al 20% non potrebbe non avere inevitabili conseguenze politiche».

    G. S.: «Giacché, ormai, l’azione politica si esaurisce pressoché, esclusivamente, nella virtualità, in narrazioni di problemi piuttosto che in azioni concrete, è chiaro che diventa arduo far emergere nuove leadership fondate sulla capacità politica. A questo, va aggiunto che nei contesti politici più tradizionali, la selezione della classe dirigente è inesistente. Prendiamo ad esempio il centro-destra: chi e dove sarebbe dovuto emergere? La Lega è un partito che al Sud è più un paradosso che una proposta politica, privo di retroterra e di radicamento reale, mentre Fratelli d’Italia ha tutti gli esponenti di spicco che sono residui dell’antico MSI, ormai improponibili. […] O in Forza Italia che è stato il primo partito mediatico della storia repubblica? Lo stesso Caldoro viene da una storia precedente fatta di politica-politica più che di virtualità, per cui emerge come unica risorsa concretamente spendibile. […] M5S, invece, credo che abbia deciso di appoggiare De Luca riproponendo la candidatura di una persona che in 5 anni non ha brillato né per proposta né per carisma. Degli altri consiglieri qualcuno conosce il nome? Dei fantasmi finanche nei territori di provenienza. […]».

    E. C.: «Credo che i due casi di Caldoro e Ciarambino siano molto diversi. La scelta della Ciarambino, come quella di Brambilla alle comunali, è una più o meno velata desistenza dei 5 Stelle nei confronti del candidato della sinistra. Per il centrodestra, invece, Caldoro è il frutto di una complessa mediazione tra le anime della coalizione e del fatto che, in Campania, non può essere ancora vincente una trazione salviniana o meloniana e il contrasto al potere di De Luca può passare soltanto per un appello al voto moderato, alla borghesia produttiva e al mondo del lavoro, che il profilo di Caldoro rende possibile».

    Da storico, mi dirà che sarà la storia a dare un giudizio su questi cinque anni di amministrazione targata Vincenzo De Luca. Però, se dovesse sbilanciarsi, da esperto, come valuterebbe questo mandato? E l’azione dei contendenti, Caldoro e Ciarambino, che sono stati consiglieri della minoranza?

    M. A.: «Sui risultati raggiunti, potremmo fare valutazioni su dati certi tra qualche anno. Da studioso della politica, posso sottolineare alcuni aspetti, tra i quali una stabilità dell’esecutivo, con assessori tecnici in carica per tutto il mandato e la conseguente marginalità riservata ai partiti, nonché l’accentramento a sé ed i suoi consiglieri più fidati dei dossier rilevanti, ossia sanità, ambiente, trasporti ed agricoltura. Una esperienza presidenzialista spinta. Sui competitor, non credo resterà significativa traccia politica dell’azione svolta da leader dell’opposizione».

    G. S.: «Sarò stato distratto, ma non ho visto azioni tese a costruire alternative, né da parte di Caldoro, che pure aveva tutte le carte in regola per farlo, né da parte del consigliere dei Cinque Stelle. De Luca, invece, è stato un presidente che ha cercato di fare in un mare di oggettive difficoltà, ma è riuscito a costruire poco. La sua Presidenza sarà in gran parte valutata per la gestione dell’emergenza sanitaria; pochi ricorderanno e valuteranno i quattro anni e mezzo precedenti. Eppure proprio questa emergenza sanitaria ha fatto emergere un clamoroso fallimento di De Luca: il nulla che è stato fatto sulla grande promessa di riqualificazione del Litorale Domizio. Se davvero si fosse messo mano a quel progetto e se ne fosse visto qualche esito, almeno come inizio, De Luca sarebbe passato alla storia. Invece, anche lì, tutta narrazione senza fatti. La spesa per i fondi europei, poi, resta debole. Gli altri settori restano deboli. Nessun vero progetto per la crescita economica della Regione. Finanche la stazione dell’alta velocità resta appesa. In questo credo che oltre alle difficoltà di contesto, De Luca ci abbia messo del suo, mettendo in piedi una giunta che è sembrata fin da subito più uno staff che un organo politico di governo, espressione di una coalizione. Ma del resto, in questo deserto di classe dirigente, una giunta politica sarebbe stata migliore? […]».

    E. C.: «La presidenza De Luca è stata caratterizzata da un saldo controllo personalistico delle decisioni, che il governatore salernitano ha usato abilmente, in parte nel solco dei passati mandati di Bassolino, per gestire i rapporti con gli esecutivi nazionali e le istituzioni dell’Unione Europea, in modo da canalizzare finanziamenti ad hoc e risanamenti di situazioni debitorie (come quella dei trasporti). Ma la situazione della sanità è rimasta drammaticamente carente, e dal punto di vista economico la regione ha beneficiato soprattutto dell’ondata di piena del turismo diffusa in tutto il Sud. Le opposizioni, da parte loro, sono state piuttosto evanescenti. Ora, comunque, in un contesto di crollo del turismo e di crisi economica profonda conseguente all’epidemia, il risultato è molto incerto, e potrebbero innescarsi di qui alle consultazioni dinamiche politiche inattese».