Covid 19: il ruolo del terzo settore. Intervista a Pasquale Riccio della cattedra Unesco “Federico II” di Napoli

L’emergenza sanitaria mondiale, causata dalla pandemia del Covid 19, ha colpito duramente anche la nostra Italia. Per fronteggiare tale emergenza tutte le Istituzioni preposte hanno messo in campo le loro energie migliori, partendo dal comparto medico sanitario. Tra gli attori coinvolti c’è anche il mondo del terzo settore.

Per approfondire quale sia il contributo che gli Enti del Terzo settore hanno messo in campo e quale sia il supporto di cui necessitano, abbiamo intervistato per Istituzioni 24, il dott. Pasquale Antonio Riccio, responsabile dei rapporti con il Terzo Settore della Cattedra UNESCO Federico II “Educazione alla Salute e allo sviluppo sostenibile”.

Dott. Riccio, qual è il contributo che il terzo settore sta dando per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid 19?

La speranza è che l’emergenza sanitaria sia superata quanto prima anche se probabilmente, da quanto si apprende ogni giorno, dovremo comunque per un periodo abbastanza lungo seguire le indicazioni per contenere il contagio. Il terzo settore, come sempre, non si è tirato indietro e nel vastissimo campo d’azione che vede coinvolti a vario titolo i suoi enti, operatori e volontari si è rivelato fondamentale unitamente all’impareggiabile e grande sacrificio dei professionisti sanitari. Pensiamo alle tante realtà di protezione civile, alle cooperative, alle imprese sociali, alle organizzazioni di volontariato e all’impegno solidale di tanti singoli cittadini senza i quali molte azioni intraprese negli ultimi quaranta giorni sarebbero state impossibili.

Oltre l’emergenza sanitaria iniziano a vedersi i primi sintomi di una crisi economica che rischia di colpire le fasce più deboli…

Oltre i tantissimi lutti e le tragedie che hanno colpito migliaia di famiglie, purtroppo dovremo affrontare sicuramente un periodo molto difficile dal punto di vista economico e come sempre a pagarne il prezzo più alto saranno le fasce più deboli. La speranza è che il Governo riesca ad assumere le scelte migliori per evitare che anche gli effetti della crisi economica siano drammatici e, soprattutto, non dimentichi le tante persone e famiglie che non vivono solo il dramma della povertà, ma anche la difficoltà di avere propri cari non autosufficienti o colpiti da disabilità gravi. Ora, con i centri diurni chiusi e le attività sociosanitarie e socioassistenziali sospese unitamente e le difficoltà imposte dal dover restare a casa, rischiano di dover affrontare problemi su problemi e non possono essere lasciati soli.  Occorre elaborare strategie in grado di alleviare talune difficoltà ed evitare che si fermino anche numerose attività del volontariato che in questo momento rappresentano in questi casi l’unico sostegno.

Il terzo settore è quindi fondamentale per le fasce deboli, ma come potrebbe essere supportato?

Sicuramente fornendo DPI a tutti gli operatori e volontari, già questa sarebbe una cosa importantissima perché molti volontari sostengono le pubbliche amministrazioni e gli uffici dei politiche sociali nel garantire importanti servizi di sostegno senza le adeguate protezioni. Sbloccando i fondi del 5×1000 fin da subito e lanciando misure di supporto economico per tutte le organizzazioni associative e del volontariato che continuano, in diversi modi, ad aiutare le fasce più deboli e a garantire tra mille difficoltà servizi essenziali. La mancanza di liquidità può a lungo andare compromettere anche l’impegno del più puro dei volontari che non dona solo il proprio tempo a una giusta causa, ma anche le proprie risorse. Se davvero crediamo nel principio di sussidiarietà e nella capacità della nostra comunità di essere resiliente, non possiamo fare affidamento solo alle risorse donate da privati seppur esse siano ben più che importantissime.

Per la nostra Nazione non sarebbe positivo lasciare che la crisi in atto spinga a guardare solo alle grandi realtà che possono contare su importanti capacità economiche e a dimenticare la vera anima del terzo settore: le piccole realtà territoriali in grado di raggiungere le singole persone mosse solo dal proprio “cuore” e che costituiscono le vere reti e sentinelle della solidarietà.