COVID-19 | “Caso” Cicelyn. La Asl Na1: “nessun ‘mandato’. Dichiarazione diffamatoria, fatta applicare la legge”

“Le ulteriori dichiarazioni del dott. Cicelyn sono gravi e meritano alcune sintetiche precisazioni.
1) Nella vicenda che riguarda il dott. Cicelyn non vi è alcun “attacco alla libertà di stampa”, alcuna repressione di “reati di opinione”, nessun “regime fascista” all’opera, nessun “arresto”. Un uso più misurato e meno melodrammatico delle parole e un esame oggettivo dei fatti conducono a conclusioni
diametralmente opposte. Il dott. Cicelyn ha raccontato di avere violato sistematicamente le prescrizioni e i divieti imposti da provvedimenti amministrativi contingibili e urgenti, adottati a tutela
della salute pubblica. Anzi, per essere precisi, ha dichiarato di andare “a zonzo” nella città “ogni giorno alle 12,30”, e di farlo “fingendo di fare la spesa”, confidando di sentirsi “al sicuro da eventuali
annunciatissime denunce” grazie alla tessera di giornalista “in tasca”. Dunque, a venire in discussione sono condotte, non mere “intenzioni” come, maldestramente, egli cerca oggi di dire. La legge vale per tutti i cittadini, che siano in possesso o meno della tessera di giornalista (a meno di quelli che stanno lavorando in prima linea rischiando in prima persona e senza andare “a zonzo”). Dunque, vale anche per il dott. Cicelyn.
2) Per tali violazioni, oggetto di spontanea dichiarazione confessoria, la ordinanza n. 15 del 13 marzo 2020, adottata dal presidente della Regione Campania, impone “l’obbligo immediato per il trasgressore … di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con divieto di contatti sociali”. La Asl, dunque, lungi dall’operare “su chiaro mandato di qualcuno”
(affermazione inammissibilmente diffamatoria), si è limitata semplicemente a dare esecuzione a
provvedimenti adottati in base alla legge (provvedimenti che, circostanza che al dott. Cicelyn sfugge, sono validi ed efficaci, e dunque esecutori, sino a quando non siano annullati o sospesi dal giudice amministrativo, o ritirati dalla stessa autorità che li ha adottati). Né la Asl avrebbe potuto fare
diversamente, non essendo possibile accertare che il dott. Cicelyn, mentre andava “a zonzo” due ore
per la città, non sia entrato in contatto, anche fortuitamente, con fonti di contagio (persone, locali,
superfici, e così via). Lo scopo della ordinanza presidenziale, evidentemente, è di evitare il diffondersi
del contagio, adottando, a titolo precauzionale, la misura di una temporalmente limitata quarantena (che, come comprende chiunque, è cosa del tutto diversa dall’«arresto»).
3) Se il dott. Cicelyn non era d’accordo con quanto stabilito dall’ordinanza presidenziale, avrebbe potuto e dovuto impugnarla (così come hanno fatto altri cittadini), cosa che però non ha fatto, preferendo
violarla sistematicamente, come egli stesso ha ammesso e raccontato con ricca esibizione di particolari.
Il dott. Cicelyn, dunque, anziché attaccare la Asl per avere applicato la legge (e atti adottati in base a essa), dovrebbe rammaricarsi con sé stesso”.

È quanto si legge in una nota diramata in questi minuti dalla Asl Na1 centro e riportata sulla propria pagina facebook.