Cinema | Gli anni più di belli di Muccino è un invito a rielaborare la nostra vita

Ci sono rapporti che sollecitano le emozioni, sfidano i sentimenti e nutrono il dolore del tempo che avanza. Il tempo non lenisce la nostalgia per quello che non c’è, la rabbia per ciò che è stato, la frustrazione per quello che non è potuto essere, l’incertezza per ciò che ancora potrà arrivare. Il tempo amplifica tutto questo e il dolore è tale, fa male, per cui bisogna farci i conti, prima o poi – forse, continuamente –, nella propria esistenza. Il lutto si può davvero elaborare?

Gli anni più belli, il film di Gabriele Muccino, in questi giorni nei cinema italiani, solleva proprio queste riflessioni. Lascia allo spettatore l’amaro in bocca e, contemporaneamente, un nodo alla gola per aver riaperto ferite presenti dentro ciascuno, con l’impeto dell’onda che sbatte sullo scoglio e la precisione del chirurgo che sta operando.

Paolo, Giulio, Riccardo e Gemma – interpretati, rispettivamente, da Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti – sono i quattro amici protagonisti di una generazione melanconica raccontata da Muccino, quella degli anni Settanta, che vive di grandi slanci ideali e ribelli, ma che, concretamente, si piega alla realtà con codardia e arrendevolezza. Non è, però, solamente un atteggiamento tipico di quella generazione. È un richiamo anche alla nostra, quella degli anni Ottanta e degli anni Novanta, che, con la precedente, condivide il fatto di essere una generazione di mezzo, tra quella dell’opulenza e della rivendicazione giovanile sessantottina e quella ipertecnologica e algida del nuovo millennio.

Paolo – il professore precario di latino, dall’animo gentile e dall’ingombrante legame edipico con la propria madre –, Giulio – l’avvocato che difende i più deboli ma che la voglia di riscatto sociale inclina al denaro –, Riccardo – il critico cinematografico ammaliato dalle utopie romantiche – e Gemma – una donna dolce e dalla personalità fragile per un passato di abbandono – non rappresentano un po’ tutti noi?

 Gli anni più belli è un film che apre il cuore, mette a nudo i ricordi, dà un pugno allo stomaco quando richiama alle speranze tradite in ognuno di noi, ma regala, anche per la potenza della voce di Claudio Baglioni in sottofondo, incredibili sussulti interni che provano sollecitare il nostro impegno a vivere ogni giorno la vita e a costruire legami che si basino, prima di tutto, sulla lealtà, sulla condivisione, sulla complicità.

Muccino sembra dire allo spettatore che l’amicizia è il rapporto più autentico e duraturo che un essere umano può costruire; probabilmente, anche più di una relazione amorosa, che, nel film, è tratteggiata sempre in maniera instabile e provvisoria.

I riferimenti alla storia italiana e internazionale recente – la caduta del Muro di Berlino, l’inchiesta Mani Pulite, la discesa in campo di Berlusconi, il processo per il sangue infetto, l’attacco alle Torri Gemelle, l’avvento del Movimento Cinque Stelle – potrebbero apparire superflui data la fugacità con la quale Muccino li presenta. Tuttavia, sono un indispensabile corollario per comprendere meglio il carattere dei personaggi e cosa lo abbia influenzato.

L’andamento narrativo della pellicola non è affatto lineare, perché le storie e le vite dei protagonisti, sebbene abbiano un filo rosso e si intreccino, non sono uguali fra loro. Un vantaggio per il regista che, in questo modo, riesce ad attirare più tipologie di spettatori in sala, consentendo a ognuno di poter rievocare il proprio vissuto.

Il film regala una domanda a chi lo guarda: quale eredità lasciamo a chi viene dopo di noi? Perché, in fondo, chiunque ha fatto qualcosa di buono nella propria vita. Esserne consapevoli aiuta molto nella rielaborazione del proprio passato, così come raccontarlo e tramandarlo un dono prezioso a chi verrà. Chi ci sarà dopo, la nuova generazione, interpretata dai figli di Gemma, di Riccardo e di Giulio, ripeterà o farà diverso?

129 minuti di forti emozioni che andrebbero visti, meglio, con quelle persone che sono gli anni più belli della nostra vita.