In Umbria una battaglia vinta per la guerra globale

Potrà sembrare una semplice coincidenza, un puro caso, ma accanto allo splendido risultato elettorale del polo sovranista in Umbria, che cancella cinquant’anni di “socialismo reale” in una delle regioni del quadrilatero rosso che spaccava l’Italia a metà, sulle pagine di tutti i quotidiani si apprende dell’enorme successo di Alternativa per la Germania nelle elezioni regionali della Turingia, ben il 27% contro il 24% della Merkel.
Dall’altra parte del mondo, in Argentina, le politiche antipopolari dei governi liberali hanno distrutto il ceto medio e portato larghi strati della popolazione a vivere nella povertà.
Questa situazione ha indotto gli argentini a riportare i peronisti nella Casa Rosada, al governo sotto la guida di Fernandez.
Tre situazioni del tutto diverse, incomparabili per territori, per condizioni culturali, economiche e sociali, eppure legate ad un sommovimento profondo, dalle visceri stesse delle diverse Comunità nei modi più diversi si ribella al disegno egemone del liberal capitalismo ed al suo più odioso strumento, il capitalismo finanziario speculativo che impoverisce i popoli, ingrassa le sue società di offshore, i suoi colossi finanziari, i loro listini, delegittima la Politica, impone le sue leadership, sostituendo ai vertici delle Istituzioni i politici con loro funzionari e consulenti (oggi in Italia è in pieno spiegamento l’operazione Draghi).
Questo processo è accompagnato ed assistito da una vera e propria ideologia, quella globalista, che per realizzare i suoi obiettivi deve eliminare tutte le differenze, le culture, le identità, in definitiva i Popoli stessi in quanto tali e quindi favorirne la disgregazione attraverso l’immigrazione selvaggia ed incontrollata, le perverse teorie gender e così via, eliminando ogni feconda diversità, persino di genere, avendo nel mirino innanzitutto il nucleo fondamentale della società naturale: la famiglia!
Bisogna dare atto a Salvini di aver affrontato i nemici a trecentosessanta gradi, non solo e soltanto sul terreno delle politiche amministrative e del buongoverno, ma di aver affondato il bisturi nel corpo malato delle nostre Comunità avvelenato da teorie, pratiche, vizi e perversioni, per riportarlo alla salute.
Non si vince solo col “rendering” del progetto più bello, ma anche e soprattutto con la tutela e la difesa della Patria, terra dei padri, della sua antica civiltà e tutto ciò che ne scaturisce.
E’ in atto appunto una guerra di civiltà in tutto il mondo che si combatte senza esclusione di colpi fra due diverse ed inconciliabili visioni della vita e del mondo.
Una guerra che non fa prigionieri che va combattuta avendo bene in mente chi è il nemico, quali sono i suoi obiettivi e come va sconfitto.