Autonomie | Angrisano (CMI): “Il regionalismo differenziato è l’ennesimo scippo a danno delle regioni Meridionali”

Nella fase dell’attuazione dell’autonomia differenziata chiesta da Lombardia – Veneto ed Emilia Romagna e la discussione oramai di livello nazionale, abbiamo intervistato per Istituzioni24, Sergio Angrisano, Coordinatore Nazionale di Federazione Movimenti Base, cogliendo l’occasione per raccontarci anche della CMI (Confederazione Movimenti Identitari) e della Macroregione Autonoma del Sud.

Sergio Angrisano, qual è l’obiettivo della Federazione Movimento di Base e quello della Confederazione Movimenti Identitari?

“Tra i principali obiettivi contiamo di offrire ai cittadini un’alternativa concreta da contrapporre al nulla che della politica di questo e dei precedenti governi”.

Rispetto all’autonomia differenziata in atto, qual è la sua opinione e quale ripercussione potrebbe avere per le Regioni del Sud?

“Il Sud, è dal 1860 che è stato relegato al ruolo di colonia, una colonia da sfruttare a seconda delle esigenze imprenditoriali delle regioni al nord del Garigliano, con particolare riferimento all’estremo nord, vedi: Piemonte, Lombardia e Veneto. Il regionalismo differenziato è l’ennesimo scippo a danno delle regioni Meridionali, si potrebbe sintetizzare definendolo il classico affare “sicuro”. Se le cose vanno bene, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna portano il risultato a casa, se, dovesse andar male, tutte le regioni contribuiranno a ripianare le eventuali perdite”.

Lei è tra i promotori del Referendum consultivo per la Macroregione Autonoma del Sud, cosa prevede e a che punto è l’iniziativa intrapresa?

“Il referendum consultivo, per la realizzazione di una Macroregione autonoma meridionale, non è una semplice proposta referendaria, ma un vero e proprio atto rivoluzionario, è dal 1860 ad oggi che il Sud non alzava la voce con così tanta forza. Certo, è un cammino ancora lungo e complesso, Noi, del Comitato promotore ne siamo consapevoli, ma è una battaglia alla quale non potevamo assolutamente sottrarci. Certo, l’autonomia del Sud, non può essere oggetto di baratto con quella del nord, sia chiaro. Al Sud, nelle voci di bilancio, mancano circa 85 miliardi l’anno, che inspiegabilmente vengono dirottate verso regioni del nord grazie ad un diabolico meccanismo della distribuzione del gettito”.

Angrisano, come è la situazione economica del Sud oggi e cosa secondo lei bisognerebbe fare per diminuire il Gap con le Regioni del Nord?

“La situazione economico finanziaria di questa parte del Paese è paragonabile all’agonia di un moribondo, al quale viene quotidianamente sospesa una terapia vitale; mi spiego; il nord, esporta al Sud oltre il 66% della produzione, mentre in Europa solo il 12%, con gravissimi danni all’occupazione ed alle produzioni locali. A questo, va aggiunto l’attacco frontale che il Sud sta subendo, grazie a scellerate imposizioni della UE, che sta provocando una vera  propria desertificazione delle attività  produttive territoriali , con particolare riferimento al settore  agroalimentare e del comparto dei trasformati, ma anche olio e vino , un tempo fiore all’occhiello dell’intera produzione nazionale, oggi sono in via di estinzione, al loro posto, la produzione arriva da paesi del nord-Africa e dal Sud America, prodotti di qualità discutibile, non solo, ma dannosi, infatti i sistemi agricoli adottati in quei paesi, risultano essere scarsamente controllati e portano sulle nostre tavole prodotti imbottiti di pesticidi, notoriamente dannosi per la salute umana e cancerogeni. Quindi, oltre al danno la beffa”.

In questo contesto, la politica meridionale quale azioni ha intrapreso?

“Il Sud non è “mai” stato degnamente rappresentato, i politici che arrivano in Parlamento o in Europa sono spesso contigui al “sistema”, per cui, promesse a parte, nei fatti, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Se pensa che la portualità è stata esclusa dai recentissimi accordi con la Cina, infatti, i porti meridionali, vedranno transitare le navi provenienti dall’oriente solo all’orizzonte per poi saperle approdate nei porti di Genova e Trieste, Di 12 vini italiani venduti in Cina, 11 sono veneti e solo uno del Sud, questa la dice lunga sulla sudditanza dei politici meridionali fino ad oggi presenti in parlamento”.

Nel concludere l’intervista, ci potrebbe indicare la Sua idea e/o proposta per far ritornare ai vecchi splendori il Sud?

“Pur essendo profondamente cristiano- cattolico, non credo nei miracoli. Tuttavia, per rendere non dico competitivo, ma almeno appetibile ad eventuali investitori stranieri al Sud, bisognerebbe intanto cablare tutto la parte meridionale dello stivale, creare infrastrutture, un trasporto pubblico integrato (pensi che a Napoli solo il 30% dei cittadini si dichiara soddisfatto dei trasporti pubblici, e, a Palermo non arrivano al 14%, con forti ricadute sul turismo che è tra le prime voci di bilancio del PIL regionale), ferrovie (in Molise aspettano il treno dal 1861 e per percorre 24° km in Sicilia in treno attualmente ci si impegna 12/14 ore, a Torino, esiste una linea ferroviaria capace di sopportare il transito di 400 treni, sfruttata solo per 40), andrebbero rivisti i trattati europei, dannosi e castranti per le produzioni locali, vedi la criminale questione della xilella in Puglia, una malattia degli ulivi costruita a tavolino che ha arrecato danni irreparabili alle colture ed alla produzione del pregiatissimo olio pugliese. Vanno create opportunità per i giovani, sostenuta la ricerca, per arginare la gravissima piaga della migrazione giovanile. Pensi che, nel solo 2018 sono 117 milioni i giovani che hanno volontariamente lasciato il Paese, come se una intera città fosse sparita. Per arginare questo, vanno istituiti centri per il lavoro e della formazione, con particolare riferimento alle nuove figure che i mercati richiedono. Un tempo, appannaggio dei “cervelli”, attualmente migrano anche braccia e gambe (pizzaioli, panificatori, mastri pastai etc). Nessun piano Marshall per il Sud, equità e soprattutto autonomia. Questo è il sud del futuro”.