Editoriale | Protezione Civile: le infrastrutture critiche della Campania

Napoli e la Campania sono tra i territori più fragili del nostro Paese. Ormai è noto ai più che il rischio Vesuvio non è l’unico nell’area della Città Metropolitana di Napoli, ma si affianca al rischio potenzialmente ancora più disastroso dei Campi Flegrei.  Come migliorare la situazione di rischio in quest’area? Un aspetto inevitabile da considerare è quello delle vie di comunicazione, utili sia per far giungere velocemente i soccorsi che per evacuare l’area.

L’area metropolitana di Napoli, nonostante la sua consistenza demografica, è al di sotto della media in molti parametri economici, scontando la più generale arretratezza del Mezzogiorno rispetto ad altre aree del Paese ed il minor apporto di finanziamenti pubblici (un rapporto dell’ANCE del settembre 2018 ha quantificato la disponibilità nettamene minore di infrastrutture stradali e ferroviarie nel Sud rispetto al Nord ed anche al centro Italia). Ciò pone un rilevante problema cui si somma il fatto che l’area metropolitana registra il polo urbano di Napoli come concentrazione di servizi e popolazione di livello e concentrazione superiori rispetto al resto dell’area metropolitana, cioè la città di Napoli si potrebbe descrivere come “stretta” tra aree periferiche ed urbane solo mediamente attrattive e spesso statiche da un punto di vista economico, nonché meno autonome dal punto di vista dei servizi.

Fattore condiviso, che in alcuni Comuni supera i 10.000 ab per km2, è l’alta densità demografica: si ricordi che questa è l’area che ha tra le più alte densità d’Europa e tra le popolazioni più giovani (sebbene in celere invecchiamento), a tale densità però non corrispondono moderne infrastrutture viarie e ferroviarie per lo spostamento, così come spesso non adeguate sono le aree verdi e gli spazi comuni.

A fronte di ciò resta la citata fragilità da eventi sismici, vulcanici, bradisismici, motivo per il quale i livelli di rischio risultano estremamente alti proprio per la convergenza di alta densità demografica, presenza storica di fenomeni sismici e vulcanici, strutture insediative non adeguate: scarsi investimenti sul patrimonio edilizio, insediamenti cresciuti in modo casuale senza piani stradali adeguati, una presenza chilometrica di strade nella media nazionale ma la cui manutenzione ed adeguamento alle norme di sicurezza resta carente e che ha un deficit di strade veloci (autostrade). Inoltre ci sono ritardi nella realizzazione delle opere infrastrutturali programmate a livello nazionale che possono tagliare la regione fuori dai principali assi di trasporto, come ad esempio la Strada Statale 268.

Prevedere piani di prevenzione e mobilità per eventuali calamità ed emergenze richiede quindi molta attenzione, tenuto conto che in Campania si presentano 4 limiti:

  1. Basso grado di accessibilità delle aree interne;
  2. Saturazione oramai prossima delle linee ferroviarie, specialmente quelle in direzione Nord,
  3. Alcune direttrici stradali sono congestionate e strutturate per velocità medio-basse;
  4. Limitati collegamenti trasversali con l’area Adriatica (possibile area di sbocco temporaneo in caso di calamità)

Lo sforzo per ridurre i livelli di rischio del territorio e per armonizzare la reti esistenti è molto impegnativo, tra i primi requisiti dovrebbero esserci amministrazioni locali efficienti che si coordinino tra loro per ottimizzare costi ed investimenti e per rendere vero sistema le reti presenti.

Editoriale scritto da Alexander Virgili. Coordinatore di protezione civile presso il Corpo Italiano di San Lazzaro, esperto in riduzione dei disastri [per altre info https://www.csli-italia.org/alexander-virgili.html].