Europee | Eleonora Forenza (La Sinistra):”Sono stata una parlamentare differente, perché sono rimasta una militante che si è sporcata le mani nelle lotte e nelle manifestazioni”

Estrema. È l’aggettivo che più si addice ad Eleonora Forenza, europarlamentare uscente e ricandidata, nella circoscrizione dell’Italia Meridionale, con La Sinistra, la lista che unisce Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana. Estrema perché netta nelle sue posizioni, nelle sue battaglie politiche e nel definirsi comunista. È un atteggiamento tipico di chi appartiene ad una tradizione politica storica, di chi difende un’idea di mondo senza mediazioni, di chi ha continuato a militare anche al di fuori delle aule istituzionali. Chi la vota sa quale visione del mondo e del futuro sta sostenendo. Si può non condividerla, ma non si può definirla ondivaga.

Qualcuno potrebbe obiettare che la radicalità e l’intransigenza non siano adatti alla complessità del mondo contemporaneo. Tuttavia, nell’estremismo politico, di destra e di sinistra, molti – soprattutto giovani – si rifugiano per rispondere proprio alle difficoltà di un contesto che cambia in continuazione e che è caratterizzato da precarietà. Del resto, l’assenza di un’area moderata, non per forza cristiana, ha facilitato la crescita delle visioni estreme, quelle che, contrapponendo modelli di società differenti, indicano dei valori inequivocabili e una strada precisa da seguire per renderli effettivi.

Forenza, barese, classe 1976, ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia delle donne e delle identità di genere, una competenza che le ha dato la possibilità di essere nominata membro sostituto nella Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo.

L’esponente de La Sinistra, che, in Europa, è capodelegazione del gruppo della Sinistra Unitaria Europea e della Sinistra Verde Nordica, fin da giovane è sempre stata attiva nei movimenti antagonisti di sinistra, esperienze che l’accompagnano tuttora nella sua veste istituzionale. Infatti, la sua anima da attivista l’ha portata, a fine giugno scorso, anche a salire a bordo della nave Open Arms, che, in quei giorni, aveva salvato sessanta migranti in mare, ma che, però, non aveva avuto autorizzazione ad attraccare in un porto italiano.

La Sinistra può, così, contare sulla presenza, al Sud, di una candidata battagliera, che, se rieletta, avrà il compito, come riporta il sito web della lista, di «costruire uno spazio politico alternativo sia alla prosecuzione delle politiche neoliberiste, causa di disuguaglianze e povertà, sia al crescere della barbarie dei razzismi e dei nazionalismi» attraverso la rottura dei trattati e la fine delle politiche di austerità.

Noi di Istituzioni24.it, nell’ottica di consentire una scelta più consapevole ai nostri lettori sulle liste e i candidati in campo alle Elezioni Europee del 26 maggio prossimo, abbiamo intervistato Eleonora Forenza.

Un bilancio della sua attività da europarlamentare è doveroso. Quali risultati porta a casa e quali avrebbe voluto realizzare ma non ce l’ha fatta?

Il mio bilancio di 5 anni di lavoro è certamente positivo. Pur appartenendo ad un gruppo non maggioritario nel Parlamento europeo, ho potuto ottenere dei risultati significativi nelle tre commissioni di cui ho fatto parte: commercio internazionale, ambiente e uguaglianza di genere. Tre rapporti di cui sono stata relatrice sono stati approvati: i primi due sulla difesa dei diritti umani e dei diritti delle donne nelle politiche commerciali dell’Unione, il terzo sull’approvazione dell’accordo sull’olio di oliva, che aumenterà la cooperazione internazionale e tutelerà le produzioni di qualità come quelle italiane.

Sono, inoltre, molto orgogliosa dell’approvazione di una Risoluzione del Parlamento europeo di condanna delle violenze delle destre neofasciste nel continente. La proposi dopo l’aggressione che subii a Bari da parte di Casa Pound ed è stata approvata grazie al lavoro di due colleghe co-relatrici femministe come me, Soraya Post e Ana Miranda. Purtroppo, non abbiamo invertito il segno delle politiche di austerità a cui è ancora oggi improntata l’Unione, è il nostro compito per il futuro.

Al termine del suo mandato, che Unione Europea lascia, quale Europa vorrebbe dopo le elezioni e quale, realmente, ci attende?

Lascio un’Europa sull’orlo di una crisi verticale. Le disuguaglianze sono aumentate, la crisi economica non è stata superata e se ne è aperta una dei valori di solidarietà sui quali lo stesso progetto europeo era stato concepito. La responsabilità europea per le migliaia di morti nel Mediterraneo di questi anni e per la criminalizzazione di chi prova a salvare vite umane è una vergogna che difficilmente potrà essere riscattata.

Vorrei un’Europa in cui le forze popolari, del lavoro, del protagonismo dei movimenti e delle donne si mobilitassero per immaginare un futuro radicalmente diverso, sulla base della giustizia sociale, della solidarietà e della cooperazione. Temo, però, che il disastro prodotto dalle politiche di austerità ci consegnerà uno scenario in cui le destre reazionarie e razziste saranno molto forti e a noi toccherà una nuova resistenza.

Quale vantaggio potrebbe apportare all’Unione Europea la crescita dell’area di sinistra?

Laddove la sinistra è forte, radicale, autonoma e coerente, è stata in grado di incrinare le politiche neoliberiste che anche le forze socialdemocratiche, PD in testa, hanno perseguito negli ultimi anni. Penso, in particolare, al Portogallo e alla Spagna, dove si sono formati governi guidati dai partiti socialisti ma che hanno presentato misure alternative ai dogmi del pareggio di bilancio, delle privatizzazioni, della demolizione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Nel Parlamento europeo, con 52 deputati, il nostro gruppo della Sinistra Unitaria Europea ha prodotto risultati importanti. La possibilità di un’alternativa vera e duratura passa per il rafforzamento della sinistra in tutto il continente, siamo l’unica parte politica con le idee e la credibilità per poterla costruire.

Le principali politiche dell’Unione Europea e dei suoi paesi membri non hanno finora rispecchiato la vostra visione di un’Europa equa, pacifica, sostenibile e solidale. Federico Fubini del Corriere della Sera, in una recente intervista, ha confessato che, con la crisi e l’austerity, in Grecia, sono morti 700 bambini in più, ma di non aver scritto l’articolo per evitare di favorire gli antieuropeisti.

Insomma, pare che avevate ragione sulle misure adottate dalla Troika per la crisi ellenica e, più in generale, sulle politiche adottate da molti Stati membri, come l’Italia. Che mi dice al riguardo?

Le dico che si tratta di una vergogna di proporzioni gigantesche. Lo stesso Juncker, presidente della Commissione europea, solo nel gennaio di quest’anno, ha affermato che forse l’austerità imposta alla Grecia è stata un po’ troppo avventata: un cappio imposto ad un intero Paese, l’annullamento della democrazia, un dramma sociale con pochi precedenti, per garantire banche e speculatori internazionali.

Per la Grecia, non si deve parlare di soluzioni esagerate o errate, ma di un vero e proprio crimine contro un popolo. Avevamo più che ragione e quei giornali che hanno scritto sciocchezze al riguardo farebbero bene a darne conto oggi. Anche perché il loro atteggiamento, l’aver coperto la verità e difeso l’indifendibile, non ha fatto altro che favorire antieuropeisti di destra e forze reazionarie se non apertamente fasciste.

 

Cioè che resta della sinistra, alle Europee, va in ordine sparso: la Sinistra – frutto dell’accordo tra Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana – e il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo.

Perché anche a queste elezioni, dove la soglia di sbarramento è alta, non si riesce a stare insieme?

L’unità va ricercata e costruita su un progetto politico. Dobbiamo riunire non sigle, ma quello che il neoliberismo ha diviso, ovvero i legami di solidarietà di classe fra le persone.
Abbiamo più volte sperimentato, a sinistra, progetti plasmati dall’emergenza elettorale e dalle soglie di sbarramento. Molto spesso, abbiamo purtroppo fallito. La lista La Sinistra è certamente molto giovane, ma si è formata sulla base dell’esperienza del Partito della Sinistra Europea, nato nel 2004 proprio su iniziativa del mio partito, Rifondazione Comunista, e che tiene insieme i principali partiti della sinistra continentale: dalla Linke tedesca, al Blocco di Sinistra Portoghese, ad Izquierda Unida spagnola. Nonché sulla comune appartenenza al gruppo parlamentare europeo Gue/Ngl. In ogni caso, abbiamo ricercato il massimo grado di unità delle forze antiliberiste ed anticapitaliste, raggiungendo quello possibile.

Tre motivi per votare lei e La Sinistra alle prossime elezioni europee.

Bisogna votare La Sinistra per un’Europa che metta le persone ed i loro diritti, la solidarietà, la pace e la difesa dell’ambiente davanti al profitto ed alle logiche di mercato.

Bisogna votare Eleonora Forenza perché non ha le mani pulite. Non certo perché sia corrotta, ma perché è stata una parlamentare differente, che è rimasta una militante che si è sporcata le mani nelle lotte, nelle manifestazioni, al fianco dei movimenti No Tav, No Tap, No Triv e tanti altri, nel movimento delle donne, nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti. Una parlamentare che è stata in Palestina contro l’occupazione israeliana, in Turchia per i diritti del popolo curdo, in Argentina al fianco delle femministe in lotta per il diritto all’aborto.

Bisogna votare La Sinistra ed Eleonora Forenza al Sud perché è dal Mezzogiorno, dal Sud Europa e dal Sud del mondo, zone maggiormente colpite dalla crisi e dalle politiche neoliberiste, che verranno le idee e le forze per rivoluzionare questa Europa.