Europee | Picierno (PD) chiede sostegno per la sua campagna elettorale e gli hater la attaccano. L’analisi del fundraiser, Raffaele Picilli

#EUROPEE. Pina Picierno chiede sostegno per la sua campagna elettorale e gli hater la attaccano. Raffaele Picilli, fundraiser: «Potevano manifestare il loro dissenso in maniera civile, ma io avrei presentato la richiesta di donazioni in altro modo».

In principio fu Obama, con le sue parole d’ordine change e forward, a chiedere un coinvolgimento pieno ai suoi sostenitori anche con piccole donazioni online. Oggi che il crowdfunding è sdoganato sui media e fra la gente, in particolare per i progetti sociali e per le startup, anche la politica prova ad avvicinarsi a questo strumento per finanziarsi.

Pina Picierno, eurodeputata uscente e ricandidata, per il Partito Democratico, nella Circoscrizione dell’Italia Meridionale alle spalle del capolista Franco Roberti, ha provato ad usare il crowdfunding attraverso la piattaforma DeRev, forse più come esperimento che per un reale investimento in questo mezzo, dato che ha fissato il suo obiettivo ad appena 2mila euro e non pare esserci nessun collegamento diretto, sul suo sito web personale, alla pagina delle donazioni.

La candidata casertana, per questa sua iniziativa, è stata subissata di offese sui suoi profili social, tanto da spingere il neosegretario Nicola Zingaretti, a manifestarle solidarietà con un tweet, e a farle dichiarare: «Le iniziative di crowdfunding le fanno tutti. Ma se le fa una donna, ecco che diventa oggetto di insulti volgari e inaccettabili. Questo deve cambiare! Anche per questo voglio continuare a lavorare in Europa. Ed anche per questo denuncerò i violenti. Basta insulti sessisti alle donne sui social e fuori dai social!».

Con almeno 10 euro si riceve il kit per la propaganda, con 50 euro e più si ottengono un’agenda e una penna, con un contributo minimo di 100 euro si gusta un caffè con l’onorevole, con più di 500 euro si partecipa ad una cena di sottoscrizione con la candidata. Pina Picierno, insomma, ha usato il crowdfunding reward based, cioè il crowdfunding che si basa sulla ricompensa in proporzione al valore del contributo, per la grafica e la stampa del materiale elettorale e per l’organizzazione degli eventi. A 20 giorni dal termine della campagna, ha raccolto 231 euro.

Noi di istituzioni24.it abbiamo voluto capirci meglio sugli attacchi a Picierno, sullo strumento che quest’ultima ha usato per ricevere i contributi, sullo stato dell’arte del fundraising per la politica in Italia.

Lo abbiamo fatto intervistando Raffaele Picilli, fundraiser, fondatore e amministratore del network di consulenti per il terzo settore Raise the Wind, autore insieme a Marina Ripoli, del libro Fundraising e comunicazione per la politica, edito da Rubettino.

Pina Picierno usa il crowdfunding per la sua ricandidatura al Parlamento Europeo. Le piovono una serie di offese. Secondo lei, nascondono solo sessismo o anche una critica politica, seppur becera e maschilista, a questa sua iniziativa?

Vorrei fare una premessa: un conto è raccogliere fondi e un conto è fare fundraising. Sono due cose distinte. Per fare fundraising per la politica, e il crowdfunding è una delle sue tecniche, bisogna comunicare con i donatori in maniera attenta, pesando le singole parole. I cittadini italiani sono abituati a sostenere le organizzazioni non profit ma non la politica. Per questo, la comunicazione va maggiormente studiata.

Ho letto le risposte di alcuni cittadini al post dell’onorevole Picerno e devo dire che sono rimasto a bocca aperta. Potevano manifestare il loro dissenso in maniera civile. Hanno preferito fare diversamente. Francamente, io avrei presentato la richiesta di donazioni in altro modo. Mi sono letto tutti i commenti al post e ho notato che tanti hanno chiesto all’onorevole Picerno, questa volta in maniera più o meno educata, perché volesse soldi. Biagio scrive: «…tu guadagni più di 10mila euro al mese e hai la faccia tosta di chiedere soldi alla gente?», Eddie aggiunge: «Non hai vergogna solo a chiederlo? …E tutti i soldi che il partito prende per i rimborsi elettorali! Ci vuole una faccia tosta senza limiti!».  Come dicevo, il problema è di comunicazione. A mio avviso, nell’appello alla donazione, l’onorevole doveva utilizzare parole diverse, chiarendo meglio la situazione e il perché della necessità di un contributo economico.

Perché un elettore dovrebbe bere un caffè con Picierno o partecipare ad una cena di sottoscrizione a fronte di una donazione, rispettivamente, di 100 euro e di 500 euro?

La risposta sta proprio nella corretta comunicazione. Non è il prendere un caffè o l’aperitivo che ha un costo. L’onorevole Picerno non chiede certo di essere pagata per il suo tempo. Sono somme che vanno a sostegno della campagna elettorale, ma il messaggio, secondo me, andava modulato in maniera differente.

In Italia, il consenso si è guadagnato spesso sull’avversione agli stipendi dei politici. Perché un elettore dovrebbe finanziare un candidato?

Dopo l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, lo Stato non ne sostiene più le spese di funzionamento. È per questo che hanno bisogno di fondi. È assolutamente normale che cerchino denaro e lo stesso vale per i singoli candidati. Per esperienza, le dico che i cittadini vogliono sostenere la politica ma hanno bisogno di certezze, di trasparenza, di etica e sentirselo chiedere nel modo giusto. Solo utilizzando bene il fundraising si riescono ad avere risultati.

Cosa blocca, in Italia, il fundraising per la politica?

La diffusione del fundraising per la politica, in Italia, è bloccata dalla politica stessa che non vuole imparare a parlare con i cittadini e a chiedergli sostegno economico. I soldi, se ben utilizzati, possono fare la differenza. Se credo in una buona causa e decido di sostenerla con una donazione è perché spero di poter cambiare in meglio la mia città, il mio quartiere, il mio Paese.

Cosa servirebbe ancora a livello legislativo e culturale per diffondere il fundraising per la politica?

Io obbligherei chi vuole iniziare a raccogliere fondi per la politica a dotarsi di un codice di condotta nell’accettazione e utilizzo delle donazioni: da chi prendi i fondi? da chi non prenderai fondi? come li hai spesi? cosa ne hai fatto dei residui? A queste ed altre domande la politica dovrebbe dare sempre una risposta. Oggi lo fa poco e spesso male. Senza fiducia, non c’è fundraising.