Intervista ai giovani “atlantisti” di Yata

Simone Zuccarelli e Flavio Beninati sono rispettivamente i presidenti delle sezione nazionale e partenopea della Youth Atlantic Treaty Association (YATA) dimensione giovanile dell’ATA, che riunisce e coordina una rete di giovani leader provenienti da più di 25 paesi sia membri che partner della NATO, accomunati dall’impegno di promuovere nelle nuove generazioni un’approfondita conoscenza e dibattito sul ruolo e i valori della NATO e della cooperazione transatlantica. In concomitanza della ‘’Conferenza sul Hub Nato per il Sud e il futuro della sicurezza cooperativa’’ abbiamo intervistato entrambi, in modo da conoscere le attività e i progetti futuri di Yata Italy e Yata Napoli.

Che cos’è YATA e di cosa si occupa?

Z: Yata è un’associazione nata nel 1996 per raggruppare tutti i giovani atlantisti. Si occupa di avvicinare la società civile all’Alleanza Atlantica facendo dunque da collante tra un’organizzazione, spesso percepita lontana dalla cittadinanza in quanto vista come istituzione quasi unicamente militare, e la società civile, nel nostro caso i giovani ma anche i cittadini meno informati. In questo modo facciamo conoscere la NATO sia nei suoi aspetti prettamente militari, pensiamo all’art.5 del Trattato Atlantico il quale è a fondamento della difesa collettiva atlantica, sia riguardo altri aspetti spesso tralasciati pensiamo al settore della protezione civile dove la NATO interviene in caso di disastri naturali come accaduto per l’uragano Katrina. Alleanza Atlantica che, in pochi sanno, è anche organizzazione con finalità economiche se pensiamo all’art.2 del Trattato che parla espressamente della cooperazione economica tra Paesi membri.

Quali sono le funzioni della NATO Strategic Direction South – Hub di cui si è discusso alla conferenza dell’5 dicembre?

B: L’Hub è attivo da circa un anno ed ha ricevuto dalla NATO la Full Operational Capability. Ciò implica che tutte le funzioni per cui l’Hub è stato pensato, sono già in essere. Ad esempio ci saranno studi, ricerca e policy recommendation per l’area del Sud Europa e del Mediterraneo. Non ultimo l’interesse sollevato dal Ministro Trenta per ciò che concerne la sicurezza dei flussi migratori.

Quali saranno dunque le sfide la NATO dovrà affrontare NEL futuro?

B: Indubbiamente il cyber-terrorismo, il sistema di fake news provenienti dalla Russia, la sicurezza dei flussi migratori e delle rotte commerciali.

Z: Domanda interessante poiché la NATO fu concepita come alleanza difensiva da un nemico esterno quale l’Unione Sovietica. Crollata l’Urss, la NATO ha dovuto riadattarsi.Nonostante la difesa collettiva resta l’elemento principale dell’Alleanza,sono emerse nuove sfide quali il contrasto dell’immigrazione clandestina, il cambiamento climaticoe ovviamente il tema della guerra ibrida e della cyber sicurezza.

Quali saranno le future attività di Yata Italia e Yata Napoli?

B: Stiamo lavorando per il reclutamento di persone all’interno dei capitoli locali, in questo Napoli è particolarmente attiva. Al contempo stiamo favorendo le attività con le università e con le forze armate, come quella intrapresa da Yata Bologna che ha promosso un evento con l’Accademia Militare di Modena al quale ha partecipato anche il Sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi.

Data la crescente tensione tra Russia e Ucraina, quale dovrebbe essere l’atteggiamento della NATO nei confronti della Federazione Russa?

Z: L’Alleanza Atlantica ha provato sin dalla fine della Guerra Fredda a coinvolgere la Russia ad esempio con l’ingresso di Mosca nella Partnership for Peace o con il summit di Pratica di Mare nel 2002 che la portato alla creazione di un Consiglio Nato-Russia. Ed è ciò che si sta ancora cercando di fare.La politica della Nato, infatti, non è una politica di contrasto tout-court alla Russia ma è una politica basata su un dual-track approach: dadeterrenza garantita da una forte difesa e, nello stesso tempo, engagement e dialogo.

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