La Germania si risveglia davanti a un risultato destinato a pesare ben oltre i confini della Sassonia-Anhalt. Il voto regionale del 6 settembre segna infatti una netta affermazione dell’Alternative für Deutschland, che con circa il 44% dei consensi raggiunge il miglior risultato mai ottenuto dal partito di estrema destra in un’elezione regionale tedesca. Un risultato che, soprattutto per la sua dimensione, modifica gli equilibri politici del Land e manda un segnale diretto a Berlino.
A guidare l’ascesa dell’AfD è Ulrich Siegmund, 35 anni, volto emergente della formazione. Il candidato ha rivendicato un mandato politico forte: «Abbiamo fatto la storia». Ma la conquista del primo posto non coincide automaticamente con la possibilità di governare. Il nodo è quello della maggioranza nel Landtag di Magdeburgo, dove l’AfD, pur arrivando a ridosso della soglia necessaria, non dispone da sola dei numeri per formare un esecutivo.
Il dato più impressionante riguarda però il crollo della Cdu. Il partito cristiano-democratico, che cinque anni fa aveva ottenuto circa il 37%, precipita intorno al 17-18%, dimezzando sostanzialmente il proprio peso elettorale. Le prime proiezioni hanno restituito una fotografia impietosa per il partito del cancelliere Friedrich Merz: AfD oltre il 44%, Cdu al 18,5% nelle prime stime, Spd intorno al 9%, Linke e Verdi poco sotto il 10%. L’affluenza, inoltre, ha raggiunto livelli eccezionali, intorno all’80%, contribuendo alla forte mobilitazione elettorale.
È proprio questo uno degli elementi politici più significativi del voto. L’AfD non sembra essersi limitata a consolidare il proprio elettorato tradizionale, ma ha beneficiato anche della mobilitazione di una parte consistente di cittadini che nel 2021 non aveva votato. Secondo le rilevazioni citate da Handelsblatt, circa 157mila persone precedentemente astensioniste avrebbero scelto questa volta l’AfD.
Il successo di Siegmund assume così una dimensione che va oltre il singolo Land. La Sassonia-Anhalt appartiene a quella parte orientale della Germania nella quale l’AfD ha costruito negli ultimi anni una presenza particolarmente forte. Ma arrivare al 44% significa trasformare il partito da forza di protesta in una formazione che rivendica apertamente la possibilità di governare. Ed è qui che si apre la partita più delicata.
L’AfD non ha raggiunto la maggioranza assoluta e deve quindi guardare agli altri partiti. Il risultato del Bündnis Sahra Wagenknecht, il BSW, è diventato decisivo: dopo una fase in cui il partito sembrava poter rimanere sotto la soglia del 5%, le proiezioni lo collocano intorno al 5,1-5,3%, consentendogli di entrare nel Landtag.
Il BSW rappresenta un elemento particolarmente delicato perché la formazione di Wagenknecht si è mostrata disponibile a valutare una collaborazione con l’AfD almeno su singoli provvedimenti. La candidata Claudia Wittig ha spiegato che il partito intende decidere «in base ai contenuti» e che potrebbero essere sostenuti progetti ritenuti utili per il Land anche insieme all’AfD. Non è arrivata, tuttavia, una risposta definitiva sulla possibilità di sostenere direttamente Siegmund come ministro presidente. La differenza è sostanziale. Non si tratta ancora della nascita di un governo guidato dall’estrema destra, ma per la prima volta il sistema politico tedesco si trova davanti a una situazione nella quale una formazione classificata come estremista di destra dalle autorità di sicurezza può realisticamente contendere il governo di un Land.
Per la Cdu di Friedrich Merz il risultato è invece una sconfitta pesantissima. Il governatore uscente Sven Schulze ha riconosciuto la dimensione della débâcle e ha sottolineato che l’AfD è ormai «il partito più forte», invitando il proprio partito ad affrontare la nuova realtà uscita dalle urne. Parole che rivelano anche la crescente difficoltà del tradizionale Brandmauer, il cosiddetto muro di contenimento che impedisce alla Cdu di collaborare con l’estrema destra. Il problema, dunque, non è soltanto aritmetico. È politico.
Da una parte c’è un partito che ha conquistato quasi metà dell’elettorato e che ora rivendica il diritto di governare. Dall’altra c’è la Cdu, che deve decidere come reagire senza compromettere il principio del cordone sanitario nei confronti dell’AfD. Una scelta che riguarda direttamente anche Merz, perché il risultato della Sassonia-Anhalt viene letto già come un referendum indiretto sulla linea del governo federale.Non a caso il vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil ha definito il voto un «segnale per Berlino», riconoscendo che il governo nazionale dovrà interrogarsi sulle ragioni di una crescita così poderosa dell’estrema destra.
La reazione dell’AfD, naturalmente, è stata diametralmente opposta. Alice Weidel ha celebrato un «risultato storico» e ha rilanciato l’ipotesi di dialogo con la Cdu, mentre Siegmund ha progressivamente ammorbidito la posizione iniziale che lo portava a escludere una candidatura alla guida del Land in assenza di una maggioranza assoluta. Dopo il voto ha dichiarato di essere pronto a tendere la mano alle forze politiche disposte a sostenere una «svolta politica». È una dinamica che rende la Sassonia-Anhalt un laboratorio nazionale. Se l’AfD riuscisse a trasformare il 44% in un esecutivo, si aprirebbe una fase completamente nuova nella politica tedesca. Se invece il cordone sanitario riuscisse a reggere, resterebbe comunque il dato politico più difficile da ignorare: quasi un elettore su due ha scelto l’AfD.
E il programma di Siegmund rende ancora più evidente la portata della sfida. Tra le proposte attribuite al candidato figurano la revisione dell’obbligo scolastico, classi separate per bambini con disabilità e migranti, il ridimensionamento dei finanziamenti al servizio radiotelevisivo pubblico e una riduzione dei fondi destinati alle Chiese.Il prossimo appuntamento sarà quindi la formazione del governo regionale. Ma lo sguardo è già rivolto a Berlino: il 20 settembre sono previste le elezioni nella capitale e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, altri due passaggi nei quali il peso dell’AfD sarà attentamente osservato.
La partita della Sassonia-Anhalt, insomma, non è soltanto una partita regionale. È il primo grande banco di prova per capire se l’avanzata dell’AfD possa essere contenuta attraverso il tradizionale sistema delle alleanze oppure se il voto tedesco stia entrando in una fase nella quale il Brandmauer non basta più a tenere fuori l’estrema destra dalle stanze del potere. E per Friedrich Merz il segnale arrivato da Magdeburgo è difficilmente equivocabile: aveva promesso di ridimensionare l’AfD. Per ora è accaduto esattamente il contrario.





