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Dall'UE

Ceuta al collasso: l’Europa di fronte alla più grave crisi migratoria degli ultimi anni. L’Italia sospende Schengen con la Spagna

Sessantamila persone in appena ventiquattro ore. È il dato che racconta meglio di ogni altro la portata della crisi esplosa a Ceuta, l’enclave spagnola in territorio marocchino divenuta nel giro di una giornata l’epicentro della più grave emergenza migratoria registrata negli ultimi anni alle frontiere meridionali dell’Unione europea. Migliaia di migranti hanno raggiunto la città autonoma via mare e via terra, mettendo in ginocchio il sistema di controllo spagnolo e costringendo Madrid a una corsa contro il tempo per riprendere il controllo della situazione.

A rendere ancora più drammatico il quadro è il bilancio delle vittime: almeno 57 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’enclave attraversando il mare, mentre le operazioni di soccorso e recupero dei corpi sono proseguite senza sosta lungo le coste. Parallelamente, il governo spagnolo ha avviato un’imponente operazione di rimpatrio che, nel corso della giornata, ha riportato in Marocco oltre 48.300 migranti, pari a circa l’80% degli ingressi registrati.

La rapidità con cui Madrid ha organizzato i rimpatri rappresenta uno degli elementi centrali della risposta all’emergenza. Secondo il Ministero dell’Interno spagnolo, nelle ore più intense le uscite da Ceuta hanno raggiunto un ritmo di circa 150 persone al minuto, grazie alla collaborazione con le autorità marocchine, che hanno riaccolto i cittadini irregolarmente entrati nell’enclave.

Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha scelto di recarsi personalmente a Ceuta, definendo quanto accaduto “un attacco alla sovranità territoriale della Spagna”. Pur evitando uno scontro diretto con Rabat, il premier ha puntato il dito contro le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, annunciando il rafforzamento immediato delle misure di sicurezza lungo il confine. Tra gli interventi illustrati figurano l’installazione di nuove barriere galleggianti lungo il frangiflutti che separa Ceuta dal Marocco e una possibile revisione della normativa sugli stranieri per accelerare ulteriormente le procedure di rimpatrio.

La crisi ha immediatamente assunto una dimensione europea. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito “inaccettabili” le immagini provenienti da Ceuta, mentre il commissario agli Affari Interni Magnus Brunner sottoposta ai controlli previsti per una frontiera esterna.

La posizione italiana si è però discostata da quella della Commissione. Il Ministero dell’Interno ha infatti disposto la sospensione temporanea del regime di libera circolazione con la Spagna, reintroducendo i controlli alle frontiere marittime e aeree e rafforzando, d’intesa con le autorità francesi, i controlli lungo il confine terrestre. Una misura definita straordinaria ma prevista dai Trattati europei, adottata dopo le valutazioni del Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere riunito al Viminale.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato la decisione sostenendo che la tutela dei confini costituisce uno strumento essenziale per garantire la sicurezza nazionale, contrastare l’immigrazione irregolare e colpire le reti criminali che gestiscono il traffico di migranti. La premier ha precisato che la sospensione avrà carattere temporaneo e sarà limitata al tempo strettamente necessario, cercando nel contempo di ridurre al minimo le ripercussioni sul turismo estivo. Contestualmente, Roma ha confermato la disponibilità a sostenere ogni iniziativa europea volta ad aiutare la Spagna a ristabilire il controllo delle frontiere esterne dell’Unione.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di una scelta “necessaria”, ricordando come la possibilità di ripristinare temporaneamente i controlli sia prevista dagli accordi di Schengen in presenza di situazioni eccezionali. Matteo Salvini ha invece salutato il provvedimento come la conferma della linea sostenuta dalla Lega in materia di immigrazione e sicurezza.

Di diverso tenore la replica di Pedro Sánchez, che ha invitato gli Stati membri a non alimentare divisioni. Attraverso un messaggio pubblicato sui social, il premier ha ricordato come, secondo i dati Frontex relativi al periodo 2021-2026, l’Italia abbia registrato un numero di ingressi irregolari superiore a quello della Spagna, sottolineando che “la solidarietà può essere facoltativa, il rispetto dei trattati europei no”. Per Sánchez, la gestione delle frontiere esterne richiede una risposta comune e non iniziative unilaterali che rischino di incrinare ulteriormente la coesione europea.

Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiesto al Marocco di riaccogliere immediatamente i migranti irregolari, sostenendo al tempo stesso la linea di Madrid nel difendere la frontiera esterna dell’Unione. Più critico invece il Dipartimento di Stato americano, che ha attribuito la responsabilità della crisi alle politiche migratorie del governo Sánchez, accusato di avere favorito negli anni l’immigrazione illegale. Sulla stessa linea il presidente Donald Trump, che ha definito quanto accaduto una “catastrofe” e un monito per gli Stati Uniti, sostenendo che politiche migratorie troppo permissive possano produrre conseguenze analoghe anche oltreoceano.

La crisi di Ceuta riporta così al centro del dibattito europeo uno dei temi più divisivi degli ultimi anni: la gestione delle frontiere esterne, il ruolo della cooperazione con i Paesi di origine e transito e il delicato equilibrio tra libera circolazione all’interno dell’area Schengen e sicurezza nazionale. La rapidità con cui la pressione migratoria ha costretto diversi governi a prendere decisioni straordinarie dimostra quanto la questione resti una delle principali sfide politiche e strategiche per l’Unione europea, chiamata ancora una volta a trovare un punto di equilibrio tra solidarietà, controllo delle frontiere e rispetto delle regole comuni.

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