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Dalle Regioni

Il Consiglio regionale si riunisce sul caso Domenico Caliendo. Roberto Fico: “Non basta il dolore, servono responsabilità e cambiamenti”

Una seduta intensa e attraversata da un filo comune: la ricerca della verità sulla morte del piccolo Domenico Caliendo e, soprattutto, la necessità di trasformare una tragedia in un punto di svolta per la sanità campana. Il Consiglio regionale monotematico si è aperto oggi con una ricostruzione dettagliata dei fatti e si è sviluppato in un confronto serrato tra maggioranza e opposizione, dove accanto al dolore umano sono emerse con forza le responsabilità politiche e organizzative.
In apertura, il presidente della Regione ha rivendicato la necessità di un’informazione trasparente: «Una corretta informazione è un bene pubblico», ha dichiarato, sottolineando come la vicenda abbia rappresentato «un richiamo costante al senso di responsabilità di tutti». Non sono mancati i ringraziamenti ai consiglieri e alla stampa per aver portato alla luce il caso, così come il riconoscimento della compostezza mantenuta in Aula nonostante «le forti pressioni e l’esposizione mediatica».
Il cuore del suo intervento è stato però la ricostruzione cronologica dei fatti. Dal 22 dicembre 2025, quando la famiglia del piccolo viene informata della disponibilità di un cuore compatibile, fino al trapianto eseguito il giorno successivo all’ospedale Monaldi. Una procedura che, secondo quanto emerso dagli atti, sarebbe stata compromessa da un errore grave nel trasporto dell’organo: «Il cuore risultava inglobato in un blocco di ghiaccio», ha spiegato, evidenziando come il danno sarebbe stato causato dall’utilizzo di ghiaccio non conforme ai protocolli.
Da quel momento si apre una catena di eventi e omissioni: dimissioni di un cardiologo, riunioni interne, relazioni tardive e una comunicazione frammentata tra ospedale, Regione e organi competenti. «Un evento di questa gravità è rimasto confinato per settimane senza che arrivasse una comunicazione formale alla direzione regionale», ha ammesso, indicando tra le criticità principali proprio il fallimento dei flussi informativi. Particolarmente rilevante il passaggio sui tre livelli del sistema sanitario – azienda ospedaliera, direzione generale e organo politico – che, secondo quanto emerso, non hanno funzionato in maniera coordinata. «Nessuna informazione utile a comprendere la reale gravità dell’evento è giunta tempestivamente alla presidenza», ha dichiarato.
«Non traggo conclusioni definitive, che spettano alla magistratura», ha precisato il presidente, «ma questa vicenda non può essere considerata un episodio isolato». Da qui l’annuncio di interventi strutturali: rafforzamento dei sistemi di controllo, maggiore trasparenza nei processi e centralità della formazione.
Dopo la relazione, il dibattito si è acceso. Dai banchi dell’opposizione è arrivato un riconoscimento per la chiarezza dell’esposizione – «una ricostruzione puntuale e trasparente» – ma anche accuse nette. «Siamo di fronte a un caso di mala sanità», ha dichiarato Gennaro Sangiuliano, pur difendendo «l’eccellenza della classe medica napoletana».
Al centro delle critiche, la “catena di errori” già citata nella relazione: mancate comunicazioni, ritardi nelle segnalazioni, carenze nella formazione e conflitti interni non gestiti. «La famiglia ha appreso dai giornali ciò che era accaduto, e lo stesso presidente ha parlato di informazioni arrivate in modo frammentario», è stato sottolineato.
Ancora più dura la richiesta di interventi concreti: «Non basta dire cosa non ha funzionato, bisogna agire», ha dichiarato Fernando Errico, con riferimento anche alla possibilità di cambiamenti ai vertici e a una revisione profonda del sistema. «Cambiare un direttore generale non è una tragedia, è una responsabilità politica», ha apertamente dichiarato. L’intervento si è poi spostato sul tema dei controlli. «Non siamo qui per sostituirci alla magistratura, ma non possiamo rinunciare al nostro dovere», ha affermato Errico. La domanda chiave diventa allora: «Il sistema dei controlli ha funzionato?».
La risposta, per molti interventi, è negativa o quantomeno insufficiente. «Questa vicenda ha messo in discussione l’intero sistema», come dichiarato da Michela Rostan con segnalazioni di «ritardi, sottovalutazioni e carenze nella comunicazione». Se anche solo una parte di queste criticità fosse confermata, «non saremmo di fronte a un errore isolato, ma a un problema organizzativo».
Pur riconoscendo il valore del Monaldi come eccellenza nazionale, i consiglieri hanno ribadito che «le eccellenze non sono intoccabili» e devono garantire standard ancora più elevati. Da qui una serie di richieste: acquisizione di tutti gli atti, verifica dei protocolli, trasmissione alla Commissione Sanità e una revisione complessiva della rete pediatrica regionale. «La morte di un bambino impone una riflessione più ampia», è stato detto, con proposte concrete: aggiornamento dei protocolli di emergenza, rafforzamento delle tecnologie, formazione obbligatoria continua e maggiore trasparenza attraverso indicatori di sicurezza pubblici.
Tra i momenti più toccanti della seduta, la lettura delle parole della madre di Domenico da parte di Carlo Ceparano : «La ricerca della verità non è vendetta, è giustizia, è dignità». Un passaggio che ha segnato profondamente l’Aula, riportando il dibattito alla dimensione umana. Da lì, la consapevolezza condivisa: «Non stiamo parlando solo di un incidente, ma dell’apice di una serie di criticità». E ancora: «Una sanità forte non è quella che non sbaglia, ma quella che sa correggersi», ribadito da Rostan.
A chiudere i lavori, l’Aula ha approvato all’unanimità la mozione presentata, impegnando la Giunta a proseguire con gli accertamenti, rafforzare i controlli e avviare gli interventi necessari per garantire maggiore sicurezza e trasparenza nel sistema sanitario regionale. Un voto condiviso che rappresenta, nelle intenzioni del Consiglio, il primo passo concreto affinché una tragedia così profonda possa tradursi in cambiamento reale.

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