Arriva a pochi giorni dalle vacanze pasquali la firma sulla parte economica del rinnovo del contratto del comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027, un accordo che coinvolge circa 1,3 milioni di lavoratori tra docenti, personale Ata, università ed enti di ricerca. L’intesa prevede un aumento medio mensile di 137 euro, con cifre che salgono a 143 euro per gli insegnanti e a 107 euro per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, oltre al riconoscimento di arretrati che possono arrivare fino a oltre mille euro.
Il governo rivendica con forza il risultato. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara parla di un “risultato storico” e sottolinea come, dall’inizio della legislatura, siano stati firmati tre contratti consecutivi del comparto scuola, portando a un incremento complessivo degli stipendi pari a 412 euro mensili per i docenti e 304 euro per il personale Ata. Sulla stessa linea anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che evidenzia come una simile continuità nei rinnovi contrattuali “non fosse mai accaduta prima”.
L’accordo, firmato all’unanimità da tutte le principali sigle sindacali, rappresenta anche un tentativo di recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione negli ultimi anni. La CGIL, insieme alla categoria FLC CGIL, sottolinea come l’intesa costituisca “una prima risposta concreta all’emergenza salariale”, con aumenti in linea con l’andamento dei prezzi. Anche la CISL Scuola evidenzia l’importanza di aver superato la prassi dei rinnovi tardivi, mentre la UIL Scuola parla di un passaggio significativo in una fase economica complessa.
Dal punto di vista tecnico, gli aumenti saranno distribuiti in tre tranche annuali, con decorrenza dal 1° gennaio 2025, 2026 e 2027. A regime, quindi, dal 2027, l’incremento medio sarà pienamente visibile in busta paga. Considerando anche i precedenti rinnovi contrattuali, il comparto registra un aumento strutturale medio di circa 395 euro mensili, che sale a oltre 400 euro per i docenti.
Tra le novità più rilevanti, oltre agli aspetti economici, emerge anche l’introduzione di una tutela specifica per il personale scolastico vittima di aggressioni, sul modello di quanto già previsto per gli operatori sanitari. Un tema sempre più centrale, alla luce dei recenti episodi di violenza nelle scuole, che sarà definito in modo più dettagliato nella parte normativa del contratto.
Soddisfazione anche da parte dell’ARAN, il cui presidente Antonio Naddeo ha parlato di una “rapida conclusione” per un contratto complesso che riguarda circa un terzo dei dipendenti pubblici italiani. Secondo Naddeo, si tratta di un segnale importante di discontinuità rispetto al passato, segnato da ritardi e blocchi nella contrattazione.
Infine, il rinnovo abbraccia anche il mondo della ricerca e dell’università. La ministra Anna Maria Bernini ha sottolineato come l’accordo rappresenti un investimento strategico nella conoscenza e nel futuro del Paese, riconoscendo il valore di chi ogni giorno contribuisce alla formazione e alla crescita culturale dell’Italia.








