Francia, colpo di scena: vince l’estrema sinistra di Melenchon. E ora è tutto di nuovo in bilico

È un colpo di scena inaspettato quello che si è avuto stanotte in Francia, dove si è votato al secondo turno per eleggere i rappresentanti del popolo francese all’interno del Parlamento, l’Assemblea generale. Solo una settimana fa, infatti, la destra di Rassemblement National, guidata da Jordan Bardella e Marine Le Pen, aveva stravinto il primo turno, conquistando uno storico 33%. Un risultato che aveva fatto suonare più di qualche campanello d’allarme sia tra le fila della maggioranza uscente macroniana, sia nell’estrema sinistra di Melenchon. Con lui, il presidente Macron aveva raggiunto un accordo di tipo elettorale: prepararsi per il secondo turno, quello dei ballottaggi nei collegi uninominali, ritirando dalla corsa il candidato più debole tra i due schieramenti così da far confluire i voti delle due coalizioni su un unico nome. Una chiara strategia al solo fine di indebolire la destra, ma non certo un accordo di governo.

C’è da dire, a distanza di una settimana, che quell’accordo ha funzionato: in appena sette giorni, liberali ed estrema sinistra sono riusciti a ridimensionare il consenso della destra di Marine Le Pen. Arrivando addirittura terza nella graduatoria finale. A vincere, di fatto, le elezioni è stato il Nuovo Fronte Popolare di Melenchon, che ha sbloccato 182 seggi. Secondo Ensemble di Macron, con 168 seggi. Terzo, appunto, Rassemblement National con 143 seggi, seguito dai repubblicani (loro alleati) che hanno sbloccato circa 60 seggi.

Inutile dire che è forte il malcontento nel Rassemblement National: per Bardella, si tratta di un “risultato figlio di alleanze politiche contro natura”, che hanno condannato la destra francese alla sconfitta, con il rischio non secondario di gettare la Francia nell’ingovernabilità: nessuna coalizione ha raggiunto la maggioranza assoluta di 289 seggi e nessuno sembra disposto a fare un passo indietro. E se Macron deciderà di allearsi con Melenchon, resterà inascoltata una grande fetta di Paese che invece avrebbe preferito una destra di governo. Marine Le Pen invece non parla di sconfitta: “La marea sta salendo. Non è salita abbastanza questa volta, ma continua a salire e, quindi, la nostra vittoria è solo rimandata. Ho troppa esperienza per essere delusa da un risultato in cui raddoppieremo il nostro numero di parlamentari”.

Ora lo scenario è complicato. Melenchon rivendica per il suo Nuovo Fronte Popolare un posto di primo rilievo all’interno dell’esecutivo (“il Presidente della Repubblica – ha detto – ha il dovere di chiamare a governare il Nuovo Fronte Popolare”), riservando al presidente uscente parole tutt’altro che conciliatorie: “La sconfitta del presidente francese Emmanuel Macron è chiaramente confermata. Il presidente deve inchinarsi e ammettere questa sconfitta, senza cercare di aggirarla in alcun modo”. E ancora: “ La volontà del popolo deve essere rigorosamente rispettata. Nessun accordo con Macron sarebbe accettabile”. Dunque, è tutti contro tutti: con il primo ministro Attal che ha già rassegnato le dimissioni, sarà ora difficile creare una maggioranza. Ma anche i centristi spingono: da Edouard Philippe, presidente di Horizons, si è levata la richiesta di un governo che esclude sia destra che sinistra. “Le forze politiche centrali – ha detto – devono trovare un accordo per stabilizzare la politica, ma senza France Insoumise e RN”. Insomma, è ancora tutto in bilico.

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