Giornalismo, il cronista Napolitano condannato a 8 mesi di carcere: indignazione tra OdG e mondo della politica

Mondo del giornalismo, sindacati, politica bipartisan: tutti si sono indignati di fronte al caso del giornalista del Giornale Pasquale Napolitano, condannato a 8 mesi di carcere con l’accusa di diffamazione a mezzo stampa. Una condanna che arriva in un periodo molto delicato, in cui, a ridosso delle elezioni europee, impazza il dibattito sulla libertà di stampa e sulla presunta censura governativa sulla Tv di Stato. Tuttavia, il governo in questo caso non c’entra nulla. Il protagonisti di questa vicenda è il tribunale di Nola, che ha condannato Napolitano per aver pubblicato un articolo su un sito on-line risalente al 2021, all’interno del quale si raccontava della condizione di stallo del Consiglio degli avvocati del Foro di Nola, diviso da dissapori interni.

L’indignazione verso la sentenza del tribunale di Nola si è levata per prima dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, il cui presidente, Carlo Bartoli, ha spiegato: “Rifiutiamo l’idea che in un Paese democratico venga ancora comminata la pena del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Il caso di Pasquale Napolitano, cronista del Giornale, giustamente denunciato oggi in prima pagina con grande evidenza, è la goccia che fa traboccare il vaso di una normativa che non sta più in piedi”. Centro fondamentale della questione è il reato di diffamazione a mezzo stampa: “Al di là del merito della vicenda – ha infatti spiegato Bartoli – che pure suscita non poco stupore per la discrepanza tra fatto e condanna, è necessario comprendere che l’uso strumentale delle azioni giudiziarie (penali e civili) contro i giornalisti colpisce tutta la stampa, al di là dei suoi orientamenti”. Per questo Bartoli ha auspicato a “una riforma che tuteli la libertà di informazione, che non è una prerogativa dei giornalisti ma un diritto di tutti i cittadini e un architrave della democrazia”. Solidarietà a Napolitano è giunta anche dall’Ordine della Campania presieduto da Ottavio Lucarelli: “Non comprendiamo – è stato spiegato in una nota – come si possa essere arrivati ad una condanna ad 8 mesi di carcere per un articolo sull’ordine degli avvocati di Nola che non aveva – a nostro parere – elementi di diffamazione e che ha assicurato diritto di replica. Napolitano, cronista 42enne, ha semplicemente svolto il proprio lavoro e la condanna al carcere, seppur con pena sospesa, è una grave ferita che non può passare inosservata. Questo tipo di sentenza – ha concluso la nota – mette a rischio l’autonomia dei giornalisti”. Inoltre, la segretaria nazionale della Fnsi, Alessandro Costante, ha affermato che “in un Paese democratico punire con la reclusione i cronisti non è accettabile”.

Come detto, anche il mondo della politica, sia da destra che da sinistra, ha espresso la propria indignazione. Per il PD si è espresso Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia e capogruppo nella commissione Antimafia, il quale, esprimendo solidarietà al giornalista, ha invitato la maggioranza a sbloccare “la legge sulla diffamazione a mezzo stampa, in Commissione Giustizia al Senato, che deve prevedere e prevede l’abolizione del carcere ai giornalisti e il contrasto alle querele temerarie, intimidatorie contro la stampa e i giornalisti. Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Conte, leader del M5S: “Ritengo il carcere per i giornalisti – ha detto – qualcosa di totalmente inaccettabile. Per questo contrastiamo le proposte di parlamentari di maggioranza e non solo che continuano ad andare in questa direzione”. Per Fratelli d’Italia ha invece preso la parola Tommaso Foti, capogruppo del partito presso la Camera dei deputati: “Abbiamo apprezzato, in più occasioni – ha fatto sapere l’onorevole – la competenza, l’attenzione e l’equilibrio sempre mostrati nell’attività professionale da Pasquale Napolitano, giornalista indipendente a prescindere. Non possiamo che esprimergli la più autentica solidarietà per la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti e che, trattandosi di un professionista non allineato al pensiero unico, ben poche preoccupazioni solleverà. Ma tant’è: assistiamo – ha asserito – ad una sinistra sempre scatenata a denunciare un inesistente bavaglio del centrodestra alla stampa, ma silente quando a essere condannato è un giornalista non appartenente alla propria area politico-culturale. L’augurio – ha concluso Foti – è che nei successivi gradi di giudizio sia annullata la condanna che ha colpito Pasquale Napolitano, riconoscendo la piena correttezza del suo operato”.

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