Addio a Vincenzo Agostino, da sempre in lotta con la mafia

“Sono soddisfatto perché hanno condannato il macellaio di mio figlio e di mia nuora. Soddisfatto anche per mia moglie, desideravo tanto che ci fosse anche lei accanto a me. Ora toglierò la scritta sulla sua lapide ‘morta in attesa di verità e giustizia’. Si sta avvicinando il giorno in cui potrei tagliare la barba, perché si avvia a conclusione anche il procedimento ordinario, in caso di condanna posso dire che quel giorno posso mantenere la promessa che ho fatto sulla tomba di mio figlio”.

È morto Vincenzo Agostino.

Era il padre di Nino, l’agente di polizia trucidato a Villagrazia di Carini da Cosa Nostra il 5 agosto 1989 insieme alla moglie Ida, all’epoca incinta.

È morto Vincenzo Agostino, uno dei simboli della lotta alle mafie. Lui, con la sua lunghissima barba bianca, che aveva deciso di non tagliare finché non fosse stata fatta giustizia per il figlio e la nuora.

Ricordiamo che per questo delitto sono state accusate tre persone, tra le quali il boss di Resuttana Nino Madonia, che nel 2021 è stato condannato all’ergastolo, confermato anche in appello il 5 ottobre scorso. 

Prima di giungere a questa condanna, tanti depistaggi, tanta sofferenza, tante menzogne.

Gli altri due imputati, ancora sotto processo con rito ordinario, sono il boss dell’Arenella Gaetano Scotto, accusato di duplice omicidio aggravato, e Francesco Paolo Rizzuto, un amico di Nino Agostino, accusato, invece, di favoreggiamento.

Ieri anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso attraverso un comunicato ufficiale il cordoglio per la morte di Vincenzo Agostino, considerato “protagonista di un costante e coraggioso impegno contro i crimini della mafia e per la ricerca della verità”.

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