Camorra, Gaeta: “No misure spot come a Caivano, ma interventi strutturali e risorse”

“Non abbiamo bisogno di misure spot, sul modello messo in campo per Caivano, ma di interventi continuativi, programmati e con risorse dedicate ai ragazzi”. Lo dice la consigliera regionale, componente della commissione anticamorra, Roberta Gaeta, che è intervenuta alla presentazione dei risultati del ‘Questionario anticamorra’, iniziativa giunta alla seconda edizione, coordinata dalla docente Ines Barone, e promossa dal deputato e vicepresidente della commissione Ecomafie, Francesco Emilio Borrelli, dall’assessora regionale alla Scuola, alle Politiche sociali e alle Politiche giovanili, Lucia Fortini, e dalla stessa Gaeta, con la collaborazione de il Mattino e Radio Marte.
Il progetto ha visto la partecipazione di oltre 10mila studenti, iscritti a 28 istituti della secondaria di II grado di Napoli e provincia. L’intento dell’edizione 2023-2024 è quello di passare dal monitoraggio delle conoscenze dei ragazzi e dalla loro sensibilizzazione a un maggiore impegno civile delle giovani generazioni. Per questo motivo si è scelto come titolo ‘Mobilitiamoci contro la camorra’.
“È uno studio importante – spiega Gaeta – che parte da chi è quotidianamente sul campo, quindi gli insegnanti e in particolare Iris Barone, coordinatrice del progetto. È un confronto con i ragazzi, che ci dà la possibilità di comprendere il loro livello di consapevolezza rispetto al fenomeno della criminalità organizzata, della microdelinquenza e delle ecomafie. Emerge una conoscenza parziale di quanto accade nei nostri territori, ma anche a livello nazionale”.
Quanto emerso dal questionario, sottolinea Gaeta, “ci serve a capire cosa pensano i nostri ragazzi, ma soprattutto a trovare degli strumenti di intervento nelle scuole e nei contesti in cui vivono. Occorrono misure di sistema e non spot, interventi strutturali e risorse dedicate ai ragazzi, per coinvolgerli in attività che possano allontanarli dalla tentazione di entrare in contatto con un mondo che probabilmente è troppo rappresentato dai social e anche da alcune serie televisive. Il nostro intento è capire cosa pensano i nostri ragazzi, ma nello stesso tempo cercare strumenti adeguati di intervento”.
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