Convegno sulle prospettive di riforma al Quinto Orazio Flacco di Portici. Intervista al senatore Francesco Paolo Sisto

ph. Istituzioni24

La sera di questo venerdì 19 gennaio è stata estremamente importante e arricchente per il liceo Quinto Orazio Flacco di Portici, in cui personalità illustri hanno discusso e dibattuto su un tema molto caldo degli ultimi tempi: la separazione di carriere tra Giudici e Pubblico Ministero. Tra coloro che hanno preso parte al convegno vi sono Dott.ssa Elisabetta Garzo, Presidente del Tribunale di Napoli, il Dott. Antonello Ardituro Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, il Dott. Giuseppe Cimmarotta, il Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, l’Avv. Francesco Casillo Penalista del Foro di Napoli, Onorevole Massimiliano Manfredi, membro della Commissione Parlamentare Antimafia Consigliere Regionale Anticamorra Campania.

Poco prima dell’inizio del convegno, abbiamo posto delle domande sulla riforma al senatore e Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. 

Concretamente per quanto riguarda questa riforma, cosa cambia nella vita del cittadino?

“Il cittadino, soprattutto col decreto sull’abuso d’ufficio, avrà un rapporto più fluido con la pubblica amministrazione, cesserà la paura della firma, dell’atto lecito. Perché in questo paese la vera paura non è la sentenza ma la pendenza. Si pensi a un sindaco che molte volte è costretto a fare un passo indietro, un dirigente che non può essere promosso, al 93% l’abuso di ufficio tra proscioglimenti, archiviazioni e assoluzioni è un reato che non funziona, ma che è anzi dannoso. Sono valutazioni che abbiamo fatto con molta serietà, nessuno ha piacere di abolire un reato. Si fa se necessario, e in questo caso lo è.”

Cosa risponde a chi dice che questa riforma serve per diminuire il potere della magistratura?

“Chi pensa questo ha la sindrome della punizione, nessuno vuol punire nessuno. Questo non è un governo che vuole punire, è un governo che vuole aiutare i cittadini a vivere una giustizia migliore. Anzi, io penso ci voglia uno sforzo sinergico, la migliore magistratura, avvocatura, politica, tutti insieme nello scrivere pagine di democrazia e nel fare il proprio dovere nei quadranti della costituzione”

Perché proporre la separazione delle carriere se in Italia la riforma Cartabia stabilisce già un limite nel passaggio da giudice inquirente a giudicante?

“C’è una grande differenza tra un solo passaggio obbligatorio nei primi nove anni tra pubblico ministero e giudice e viceversa in una formazione culturale profondamente diversa, la terzietà del giudice non può essere, come dice la costituzione, di altri tipi di magistrati.“

I Saluti della Dirigente Scolastica Iolanda Giovidelli hanno aperto il convegno con una riflessione sull’importanza di vedere il liceo come teatro di questo evento. Varie sono state le sfaccettature della discussione, a cui hanno preso parte tutti i partecipanti al convegno fornendo punti di vista sul sistema giudiziario italiano e spunti di riflessione per i ragazzi presenti. Il perno fondamentale è stato l’articolo 111 della Costituzione Italiana. Cardine del sistema giudiziario, stabilisce che “La giurisdizione è esercitata, oltre che dai magistrati ordinari, dai magistrati onorari e dai giudici conciliatori secondo le norme stabilite dalla legge”. Questo articolo è stato oggetto di discussione e riflessione nel contesto della riforma per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (pm). La necessità di tale riforma ha radici profonde nella tutela dell’indipendenza e dell’imparzialità del potere giudiziario. L’interconnessione tra le funzioni giudiziarie e le attività investigative dei pm ha sollevato preoccupazioni in termini di separazione dei poteri, mettendo in discussione la neutralità del giudice e la sua capacità di garantire un processo equo. La riforma mira a consolidare l’autonomia dei pubblici ministeri, permettendo loro di concentrarsi sulla fase investigativa, mentre i giudici saranno responsabili esclusivamente della valutazione delle prove e della sentenza. Questo cambio di paradigma è orientato a rafforzare la fiducia nel sistema giudiziario, garantendo una maggiore chiarezza e imparzialità nelle decisioni giuridiche.

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