Via libera di Montecitorio alla legge di conversione del DL sulle eco-proteste. Pene severe contro chi imbratta e deturpa i luoghi di cultura

Dopo il passaggio a Palazzo Madama dello scorso 11 luglio, viene approvata quest’oggi alla Camera in via definitiva, la legge di conversione del DL sulle eco-proteste

Sono stati 138 i voti a favore del testo che porta la prima firma del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, il quale ha espressamente dichiarato che con l’approvazione della legge di conversione del decreto legge “E’ stato varato un principio di rispetto per la cultura nazionale: chi deturpa, danneggia, imbratta un monumento deve risarcire lo stato per le spese sostenute per ripristinare lo stato dei luoghi”. Il titolare del dicastero della Cultura pone l’accento sugli ingenti costi che lo Stato debba sostenere per il ripristino delle sculture e del patrimonio storico-artistico, proprio ogni qual volta si verificano tali fenomeni. Ragion per cui, la ratio della norma è quella di punire i soggetti che usano il patrimonio culturale come capro espiatorio della protesta pro ecologista, attraverso l’accollo economico dei danni arrecati.

Ma l’intento punitivo del legislatore non si ferma alla sanzione pecuniaria, perché la norma prevede un inasprimento delle sanzioni per coloro i quali esprimano la loro protesta ecologista con forme di deturpamento e/o imbrattando dei beni culturali e/o paesaggistici, anche attraverso l’irrogazione di una pena detentiva molto seria.

I nemici giurati del governo, ed in definitiva, coloro che hanno dato origine con le proprie condotte alla necessità di intervenire con un disegno riformatore delle sanzioni da comminare, sono quei giovani protestanti che appartengono a gruppi come “Ultima generazione”.

Tali soggetti sono stati ritenuti responsabili di aver deturpato in vari episodi i luoghi della cultura nazionale in segno di protesta, in particolare per contestare le decisioni politiche che hanno inesorabilmente impattato in negativo sul cambiamento climatico globale. La forma della manifestazione del dissenso utilizzata si è espressa attraverso vernici su monumenti, quadri o nei canali, il cui episodio di spicco si è verificato nella città di Venezia.

Dal testo della legge di conversione approvata in Parlamento si evince molto chiaramente l’ambito di applicazione e lo scopo perseguito dai suoi fautori. Essa infatti stabilisce che: chiunque distrugga, disperda, deteriori, renda in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici è punito con una sanzione che va dai 20.000 ai 60.000 euro.

La sanzione pecuniaria comminata ai promotori di questi atti contrari alla sana e feconda conservazione del patrimonio storico-culturale e paesaggistico del Bel Paese, potrebbe oscillare tra i 10.000 e 40.000 euro, qualora la condotta del reo portasse ad “un uso pregiudizievole per la conservazione o integrità” di questi beni o ad un loro “uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico”.

L’ente deputato dalla legge ad occuparsi della materia sarà il Prefetto e la notifica all’interessato dovrà avvenire entro 120 giorni dalla commissione del fatto.

Sarà invece il Ministero della Cultura a gestire gli introiti derivanti dalle sanzioni pecuniarie applicate, in modo da poter provvedere al ripristino delle strutture danneggiate. La norma prevede anche una possibilità di riduzione della sanzione pecuniaria qualora il reo ottemperasse alla stessa entro 30 giorni dalla notifica. Il beneficio potrà essere goduto solo per una volta in 5 anni, in caso di recidiva nello stesso periodo il reo dovrà versare l’intera somma prevista.

La legge di conversione del DL contro le eco-proteste interviene sul codice penale apportando modifiche a due articoli, in particolare il n. 635 c.p. e 639 c.p.

La pena detentiva per chiunque distrugga, disperda, deteriori o renda, in tutto o in parte, inservibili beni mobili o immobili durante manifestazioni pubbliche, oscillerà da un minimo di 1 anno a un massimo di 5 anni di carcere. Inoltre, la pena pecuniaria accessoria sarà il pagamento di una multa fino a 10.000 euro.

La detenzione potrà andare da 1 a 6 mesi se, invece, il danneggiamento avverrà in musei, pinacoteche o gallerie, mentre la multa potrà essere da 300 a 1.000 euro.

Mentre nell’aula di Montecitorio si consumava l’iter di conversione in legge del DL contro le eco-proteste, al Tribunale di Bologna volgeva al termine l’ultimo round del processo che vedeva imputati tre ambientalisti appartenenti al gruppo “Ultima Generazione” che il 2 novembre scorso, bloccavano per circa un’ora la tangenziale felsinea.

All’esterno del tribunale erano presenti un folto gruppo di giovani sostenitori dei tre imputati a processo, i quali al culmine dell’udienza sono stati accolti con un caloroso applauso. La condanna comminata dal Tribunale di primo grado della città emiliana è stata di 6 mesi per i tre ambientalisti, ritenuti colpevoli violenza privata e interruzione di pubblico servizio.

Tuttavia, il gruppo manifestante ha gioito sull’assoluzione che i tre giovani hanno ottenuto riguardo alle accuse di danneggiamento, manifestazione non autorizzata e inottemperanza al foglio di via.

Questo perché agli attivisti sono state concesse sia le attenuanti generiche che le attenuanti per aver agito per particolari motivi di ordine morale e sociale. Infatti, ai giovani ambientalisti è stato riconosciuto che “l’azione è stata posta in essere per un motivo nobile”.

La sentenza infatti ha dato adito a parole d’orgoglio da parte di una giovane manifestante, Silvia, la quale ha sostenuto che: “Oggi hanno condannato noi tre, ma domani saremo in 100 o in mille a rifare la stessa azione”. Poi continua Mida a sostenere lo stesso ragionamento, cantando vittoria ed esaltando i motivi della protesta: “Noi lo abbiamo fatto per delle motivazioni profonde che la stessa giudice ha riconosciuto come atto di alto valore morale, e quindi è una vittoria questa, al di là della condanna, perché un’istituzione ha riconosciuto il motivo per cui agiamo così”.

Mentre la maggioranza di governo usa il bastone, nel caso specifico la magistratura indora la carota.

D’altronde, protestare è legittimo ma non sempre il fine può giustificare i mezzi.

Ai posteri sarà dato l’arduo compito di trovare un giusto compromesso tra legittime ed opposte rivendicazioni.

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