Consiglio dei ministri n. 60: approvato il decreto legge sulle energie rinnovabili

Su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, nel Consiglio dei Ministri numero 60 tenutosi quest’oggi a Palazzo Chigi, è stato approvato un decreto legge recante “Disposizioni urgenti per la sicurezza energetica del Paese, la promozione del ricorso alle fonti rinnovabili di energia, il sostegno alle imprese a forte consumo di energia”.

Il testo partorito dal governo punta a riformare il sistema di agevolazioni a favore delle c.d. imprese energivore, con l’intento di rendere la disciplina degli aiuti di stato a favore del clima, dell’energia pulita e dell’ambiente, maggiormente compatibile con la legislazione già vigente nel resto d’Europa.

Le imprese che sfruttano in modo massiccio l’energia elettrica, quali ad esempio quelle che operano nel settore tessile, dell’industria chimica e la aziende produttrici di vetro, saranno incentivate a sviluppare metodi di lavoro in cui dominerà l’utilizzo di impianti che funzionino grazie a fonti di energia rinnovabili. Sarà affidato al Gestore dei servizi energetici (Gse), la società pubblica per la promozione delle energie green, il compito di finanziare l’approvvigionamento da energia elettrica per i primi tre anni, allo stesso prezzo del risultato che garantirebbero le rinnovabili. La transizione così sostenuta, sarà restituita nell’arco di un ventennio.

Quello previsto dal decreto è un intervento che coinvolgerà circa 3.800 unità produttrici, attraverso la costituzione di un apposito fondo di 350 milioni di euro per ogni anno fino al 2032, con il quale si alimenteranno le casse di Regioni e Province Autonome affinché adottino “misure di compensazione e riequilibrio ambientale e territoriale a fronte dell’installazione di impianti fotovoltaici in aree idonee”. Il Fondo sarà finanziato con i proventi delle aste Ets di Co2 per un ammontare stimato in circa 200 milioni di euro annui, a cui si aggiungeranno i contributi dei produttori di energia da rinnovabili detentori di impianti di taglia superiore a quella domestica.

Nel testo del provvedimento emerge anche la volontà di rilasciare nuove concessione per l’estrazione di idrocarburi, stabilendo come corrispettivo che parte del risultato venga poi conferito nelle mani del Gse, che a sua volta lo rimetterà nelle mani delle imprese ad alto fabbisogno di gas.

Il decreto fa un passo in avanti deciso anche riguardo ai futuri impianti di Porto Empedocle e Gioia Tauro, giacché, vengono elevate quali misure di pubblica utilità, urgenti ed indifferibili, le opere per la costruzione e l’esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquido on-shore. Una misura questa che porterà sicuramente sul piede di guerra le componenti ambientaliste da sempre contrarie ad ulteriori opere di trivellazione al largo delle coste italiane.

In coerenza con le direttive imposte dal PNRR, col nuovo provvedimento approvato quest’oggi dal Cdm si attua una semplificazione amministrativa di alcune procedure in materia energetica, al fine di rimuovere gli ostacoli amministrativi e procedurali che possono condizionare negativamente le attività economiche. Un altro capitolo toccato dal provvedimento del governo riguarda la nascita e il conseguente sviluppo della produzione eolica offshore, dunque su piattaforme galleggianti e turbine. Il prossimo passaggio sarà quello di individuare le due aree portuali del Mezzogiorno che li ospiteranno.

Inoltre, nel decreto per le energie rinnovabili spicca anche una norma che concede a Regioni e Comuni la possibilità di presentare autocandidature per accogliere il deposito nazionale delle scorie nucleari. L’esecutivo punta quindi a superare il limite che fino ad oggi era stato imposto dal ruolo della Sogin, la società pubblica per lo smantellamento delle centrali atomiche deputata a dare nulla osta di idoneità ai Comuni ospitanti i resti nucleari. La novella tende sicuramente ad avallare le recenti autocandidature che hanno visto protagonisti tutti quei Comuni non ricompresi nella Carta della aree potenzialmente idonee (Cnapi). E’ facile comprendere la spinta del legislatore a voler favorire la più ampia partecipazione degli enti locali alla redistribuzione delle ingenti risorse nazionali che si celano dietro l’aggiudicazione di un’area di stoccaggio, sia in termini di flussi finanziari, che di posti di lavoro, per non contare tutta la filiera che potrà fiorire dall’indotto.

In buona sostanza, come ha rivendicato il ministro dell’Ambiente, “il decreto varato dal governo vale 27,4 miliardi di investimenti”. Il titolare del dicastero ha spiegato che “l’intento dell’esecutivo è di liberare le grandi potenzialità del nostro Paese, per renderlo riferimento nel Mediterraneo sulle rinnovabili”.

Tuttavia, dai banchi delle opposizioni sono giunte aspre critiche nei confronti del governo, soprattutto perché non è stato affrontato il nodo della proroga al mercato tutelato dell’energia, un tema fortemente sentito soprattutto per le dure ricadute che potrà avere sui budget delle famiglie italiane.

Pomo della discordia, almeno per il momento, il mancato prolungamento degli aiuti per le bollette di luce e gas. Qualora Palazzo Chigi non dovesse intervenire, la logica delle tariffe disciplinate dallo Stato e non dalla concorrenza, avrà il suo culmine il 10 gennaio 2024 per gli approvvigionamenti di gas, mentre invece dal primo aprile per quanto riguarda le forniture di elettricità. Decorso tale periodo, anche gli italiani, così come il resto d’Europa, saranno alla mercé delle regole del mercato.

Per frenare gli ardori della controparte politica che ha evocato un intervento del governo che sia capace di mettere in campo misure di protezione a favore dei cittadini meno abbienti, ma anche delle imprese che risentiranno fortemente dell’impennata dei prezzi, il ministro dell’Ambiente ha dichiarato che sarà istituito un tavolo di studio per esperire tutte le contromisure necessarie, affinché si possa avere un passaggio “morbido”, e dunque, non traumatico per le famiglie e le imprese che saranno investite da questo inevitabile cambiamento.

 

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