Funerali Giovanbattista Cutolo, omelia dell’Arcivescovo Don Mimmo Battaglia: “Giogiò perdona tua città”. Poi appello ai giovani: “Restate e fate rivoluzione onestà”

ph. Istituzioni24

Chiesa del Gesù Nuovo stracolma e maxischermo in Piazza del Gesù gremita per l’ultimo saluto a Giogiò

Prima dell’inizio dei funerali di Giovanbattista Cutolo sono arrivati nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che hanno abbracciato a lungo la mamma. Presenti in prima fila anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Molti gli esponenti delle istituzioni, come Pina Castiello, Roberto Speranza, Francesco Emilio Borrelli, Annarita Patriarca, Bruna Fiola, Loredana Raia, Massimiliano Manfredi, l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta, l’ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino, Roberto Speranza e Sergio Costa, e della Cultura come Maurizio De Giovanni. La Chiesa del Gesù Nuovo è gremita da tanti amici di Giogiò, musicisti e comuni cittadini. Ai piedi dell’altare è stato esposto anche uno striscione del Teatro San Carlo. Sul muro della scuola ‘Foscolo’, adiacente alla Chiesa, è stato affisso lo striscione “Adesso suona con gli angeli. Ciao Giogiò”.

ph. Pasquale Gargano per Istituzioni24

Prima dell’omelia ha preso la parola la sorella di Giogió che ha strappato gli applausi affermando nel suo discorso che: “Tu sei un uomo d’onore, sei il migliore. Non saresti mai andato via anche se io ti ho spinto più volte a farlo. Napoli sei tu e non Gomorra, Mare fuori o il Boss delle cerimonie”.

Successivamente, l’omelia è stata affidata direttamente all’Arcivescovo di Napoli, Don Mimmo Battaglia che rivolgendosi idealmente al 24enne ucciso a colpi di pistola da un 17enne gli chiede perdono. “Giovanbattista, figlio di Napoli, accetta la richiesta di perdono della tua città, accetta le scuse, forse ancora troppo poche, di coloro che si girano ogni giorno dall’altra parte, che pur occupando incarichi di responsabilità hanno tardato e tardano a mettere in campo le azioni necessarie per una città più sicura, in cui tanti giovani, troppi giovani perdono la vita per mano di loro coetanei”.

ph. Pasquale Gargano per Istituzioni24

L’arcivescovo ha proseguito chiedendo perdono al giovane ucciso per “tutti gli adulti di Napoli, coloro che dimenticano che i bambini, gli adolescenti, i giovani sono figli di tutti e tutti devono prendersene cura, facendo la propria parte, alzando la propria voce, mettendoci la propria faccia e condividendo la propria vita dinanzi a una deriva fatta di egoismo e di indifferenza, di individualismo e narcisismo, secondo cui è importante ritagliarsi il proprio posto al sole senza curarsi invece di chi cresce e vive nell’ombra del malaffare, del disagio, della criminalità. Perdonaci tutti Giogiò, perché quella mano l’abbiamo armata anche noi, con i nostri ritardi, con le promesse non mantenute, con i proclami, i post, i comunicati a cui non sono seguiti azioni, con la nostra incapacità di comprendere i problemi endemici di questa città che abitata anche da adolescenti camminano armati, come in una città in guerra”. A queste parole è seguito un lungo e forte applauso dei presenti.

“Fratello e figlio mio – ha proseguito don Battaglia – prega per questa tua città ferita, per questa nostra amata Napoli, che come una madre negligente non ha saputo custodirti e difenderti. Prega per lei e rendi inquiete le notti di chi, anche come me, in vari ambiti, livelli e ruoli, occupa posti di responsabilità. Che la tua dolce musica divenga per tutti noi uno squillo potente capace di destare i nostri cuori assopiti e di restituirci al nostro compito più urgente: disarmare Napoli, educare Napoli, amare Napoli”.

“Per questo – hai poi sottolineato con forza nell’omelia Don Mimmo Battaglia – se qualcuno un tempo ha detto “fuggite”, e qualcun altro oggi dice “scappate”, io vi dico: restate!. Restate e operate una rivoluzione di giustizia e di onestà. Restate e seminate tra le pietre aride dell’egoismo e della malavita il seme della solidarietà, il fiore della fraternità, la quercia della giustizia”. “Io sono certo che questo non è un sogno o l’invito utopistico di un vescovo: questo è e sarà grazie a noi, grazie a Giogiò, grazie ai giovani onesti e sani di questa città il futuro che il Signore sta preparando per Napoli”, ha proseguito il vescovo. “Un futuro in cui nessuno sarà lasciato indietro, in cui ogni figlio di Napoli sarà figlio di tutti e per tutti sorgerà un sole nuovo, un’alba nuova, una nuova primavera di speranza” .

“Ciao Giogiò: non so come, non so quando, non so dove: ma so che noi ci incontreremo, ci vedremo, ci abbracceremo… perché l’amore è più forte della morte. E chi ama non muore. Grazie della tua vita e pace a te. Ciao Giogiò. Amen”. Con queste parole ha concluso l’omelia Don Mimmo Battaglia.

ph. Pasquale Gargano per Istituzioni24

L’Inno alla Gioia di Beethoven ha accompagnato l’uscita dalla Chiesa del Gesù Nuovo il feretro di Giovanbattista Cutolo. Si è chiusa così, come richiesto dai genitori del  musicista, il rito funebre celebrato dall’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia. A eseguirlo i ragazzi del Conservatorio di San Pietro a Majella e quelli dell’Orchestra Scarlatti. La bara, presa in spalla dagli amici del ragazzo, è stata accolta da un lungo applauso sul sagrato della chiesa, dove nel frattempo erano arrivate tantissime persone, molte delle quali hanno seguito il funerale su un maxischermo fatto installare dal Comune.

ph. Pasquale Gargano per Istituzioni24

“Domani andrò dalla Premier Meloni che mi è molto vicina, la morte di mio figlio deve servire al riscatto dell’umanità” – ha detto ai cronisti all’uscita della Chiesa Daniela Di Maggio, mamma del musicista che lancia poi il suo il grido di dolore: “Pene giuste per ragazzi che non possono essere più chiamati ragazzi ma criminali. Il ragazzo che ha ucciso mio figlio è andato a giocare a carte dopo che ha ucciso. Ha pensato: spariamo, poi vediamo che succede”. “Basta con questi crimini efferati, si perdono anime stupende. Dobbiamo combattere, dobbiamo risvegliare le coscienze”, ha proseguito. “Giogiò è un martire. Napoli da oggi cambierà, deve cambiare altrimenti a cosa è servita la sua morte?”, ha concluso.

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