Def, 3 miliardi per il taglio del cuneo fiscale

Debito e deficit in calo: il governo è pronto ad utilizzare 3 miliardi per tagliare il cuneo fiscale ai dipendenti con reddito medio-basso.

All’interno del primo Documento di economia e finanza del governo Meloni sono state tracciate le linee guida dei conti pubblici dei prossimi tre anni: tale percorso si svilupperà a partire da “stabilità, credibilità e crescita”, questo è quanto affermato dalla premier. Inviato un chiaro segnale anche sul fronte del Pnrr, il quale sembrerebbe non bastare, occorre lavorare su un orizzonte più esteso.

Il Def 2023 si basa su un approccio “prudente e realistico” grazie al quale il governo si è dimostrato in grado di costruire la legge di bilancio e il Dpb, garantendo “serietà e affidabilità” ai mercati dell’Ue.

Gli effetti disastrosi derivati dal post pandemia e dal caro energia saranno il punto di partenza per creare un contesto economico-finanziario più stabile. L’Italia è pronta a mostrare “una notevole dose di resilienza e vitalità”, dichiara il Ministro dell’economia e delle finanze. I primi segnali di fiducia sono stati registrati nei primi mesi del 2023, quando “l’economia del Paese ha ripreso a crescere”.

Il Def prevede una riduzione progressiva del deficit e del debito che dal 144,4% di quest’anno, si abbasserà fino al 140,4% nel 2026. In ribasso anche la pressione fiscale che dal 43,3% del 2023 passerà al 42,7% entro il 2026.

“La prudenza di questo documento è ambizione responsabile”, spiega il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Le riforme avviate intendono riaccendere la fiducia nel futuro – continua il ministro – tutelando la natalità e le famiglie anche attraverso la riforma fiscale che privilegerà i nuclei numerosi”.

Più di 3 miliardi saranno utilizzati per tagliare i contributi sociali a carico dei lavoratori che posseggono un reddito medio-basso.

“Per rendere il nostro Paese più dinamico, innovativo e inclusivo non basta soltanto il Pnrr” sottolinea ancora una volta il Tesoro. Appare necessario investire denaro per “rafforzare la capacità produttiva nazionale e lavorare su un orizzonte temporale più esteso” rispetto a quello del Piano, cos’ da evitare nuove inflazioni.

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