Incontro al Cremlino tra Putin e Xi Jinping: “caro amico” il saluto reciproco. Si consolida l’asse anti-occidentale nel “nuovo ordine multipolare”

Era da tempo che si attendeva la mossa del dragone, perché a dire il vero, è stato chiaro fin dall’inizio che la posizione assunta dalla Cina sarebbe stata dirimente ai fini di un epilogo più o meno in chiaro scuro della vicenda bellica. A questo punto, proprio allo scoccare del giorno 391 di conflitto, l’incontro a Mosca tra Vladimir Putin e Xi Jinping dipinge di colori ancora più opachi quel triste quadro messo in mostra agli occhi di un pubblico inerme, spettatore attonito e che vede le speranze di una luce in fondo al tunnel sempre più ridotte al lumicino.

La vera notizia è che, se da un lato il presidente cinese resta alla finestra, guardando da una prospettiva più o meno lontano le trincee del campo di battaglia, dall’altro lato fa da spola al “caro amico”, assicurandogli un appoggio economico non da poco per affrontare il sanguinoso logoramento di una guerra che pone orizzonti di lungo termine prima di calare eventualmente il sipario.

Tuttavia, il leader della Repubblica popolare cinese da un colpo al cerchio e l’altro alla botte, proponendo un piano di pace in dodici punti, forse velleitario in qualche sua parte ma pur sempre da registrare quale tiepido tentativo di mediazione diplomatica. Oppure no. Solo lo sfondo marginale di un incontro da dare in pasto ad un’affamata opinione pubblica. Per la serie: “dategli delle brioche”.

Ma si sa, l’amicizia è un valore importante e va onorata, soprattutto quando tra amici ci si può aiutare contro un invadente nemico storico, ideologico ed economico. La pace potrà attendere, in quanto non facente parte dei valori della politica, ma solo una sua possibile declinazione strategica, quando oramai i danni più gravi saranno già fatti. Poco conta, è questo il triste destino dei popoli governati dai regimi democratici e non.

È stata una giornata di colloqui ufficiali quella di oggi e che ha fatto il paio con l’interlocuzione informale tra i due leader avvenuta proprio ieri. Sul fronte russo hanno partecipato ai colloqui, tra gli altri: il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Dmitri Medvedev, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, la governatrice della banca centrale Elvira Nabiullina. Una volta terminata la cerimonia ufficiale con cui è stata data accoglienza all’ospite d’onore, nella Sala Georghievsky del Gran Palazzo del Cremlino, si è svolto il confronto in formato ristretto tra il leader russo e quello cinese.

Proprio nella giornata odierna, il primo ministro russo, Mikhail Mischustin, ha avuto modo di intrattenere un dialogo con Xi Jinping, un’interlocuzione definita “molto seria” dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in cui è stato ribadito il vero significato del viaggio a Mosca del contingente cinese, che ha evidenziato la “logica storica” alla base dei legami tra i due paesi e il nesso inscindibile della partnership strategica che tiene ben saldi i rapporti tra i due colossi economici. Infatti, con molta probabilità si intensificherà la connessione dei rapporti commerciali tra le due super potenze, in quello che il premier russo ha definito come un “lavoro costruttivo” che sarà portato avanti col suo omologo cinese, Li Qiang, per una prospettiva di breve termine che in soldoni corrisponde ad un incremento dell’interscambio di circa 200 miliardi di dollari. Tanto è vero che l’agenzia russa Interfax ha rilanciato una dichiarazione importante del Presidente Putin, che va in coerenza con il manifesto d’intenti siglato con l’incontro al Cremlino. L’obiettivo è la creazione di una vera e propria via di transito per gli interscambi, ovviamente a carattere preferenziale. “Consideriamo promettente la cooperazione con i partner cinesi nello sviluppo del potenziale di transito della rotta artica. Siamo pronti a creare un organismo di lavoro congiunto per lo sviluppo della rotta settentrionale”. Queste le parole del presidente russo.

Sulle prospettive di pace il vertice del Cremlino ha glissato, lanciando la palla oltre lo steccato del confine occidentale: “Il piano di pace della Cina può essere preso come la base per un accordo di pace sull’Ucraina, quando Occidente e Kiev saranno pronti a farlo”. Il solito copione già udito più volte, in un rimpallo di accuse e responsabilità che ha tutto il sapore amaro dello scarica barile, tra l’altro vuoto di contenuti.

Mostra almeno la volontà di provarci invece Xi Jinping, seppur avvolto nel mantello degli accordi per la partnership strategica sul piano economico-commerciale, posizione che suona onestamente come ossimoro rispetto alle dichiarazioni di pace. I cardini del cosiddetto piano cinese sono puntati su: dialogo e cessate il fuoco tra Russia e Ucraina; divieto all’uso di armi nucleari e agli attacchi alle centrali atomiche a uso civile. Si può riassumere con questi due pilastri la “Posizione della Cina sulla soluzione della crisi ucraina”, un documento che da più parti è stato giudicato più idoneo a generare un’eventuale de-escalation che come vero e proprio piano di mediazione per giungere a deporre le armi definitivamente.

Al primo punto del progetto di Xi Jinping c’è il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi, secondo i principi e le leggi internazionali riconosciute, compresi gli scopi e i valori che sono alla base della Carta delle Nazioni Unite. Tra l’altro, sul punto è stato netto il presidente della Repubblica popolare cinese, il quale, a margine dei colloqui con il Presidente della Federazione russa ha affermato che i due Paesi “in qualità di membri del Consiglio di Sicurezza Onu difenderanno ulteriormente le norme delle relazioni internazionali, basate sulla Carta delle Nazioni Unite”.

Al secondo punto, viene posto l’accento sul principio dell’abbandono di quella che viene definita la “mentalità della Guerra Fredda”. Sul punto è chiaro il Presidente cinese, il quale esprime un concetto difficile da confutare: “la sicurezza di un Paese non può andare a scapito di quella di altri Paesi e la sicurezza regionale non può essere garantita rafforzando o addirittura espandendo i blocchi militari”. L’auspicio è che l’approccio al concetto di sicurezza si basi per il futuro su fondamenta comunitarie, globali e cooperative, affinché possa essere garantito nel tempo un contesto di stabilità.

Mettere fine alle ostilità sul campo e fermare i combattimenti sono i due elementi che caratterizzano il terzo punto del piano, facendo in modo che i due paesi in conflitto possano incontrarsi attorno ad un tavolo.

Ed ecco dunque il quarto punto, quello che esplicitamente invoca i negoziati di pace, invitando al dialogo i due contingenti. Anche secondo la Cina è questa “l’unica via d’uscita praticabile”.

Nella dichiarazione d’intenti per trovare uno sbocco pacifico alla diatriba emerge anche la necessità impellente di trovare la strada per creare corridoi umanitari, in modo da garantire la protezione dei civili nella fase di evacuazione dalle zone in cui gli eserciti si fronteggiano. A questo quinto punto fa da spola il logico e mai scontato richiamo al rispetto del diritto umanitario internazionale, che obbliga ad astenersi da attacchi ai civili e strutture civili, favorendo inoltre lo scambio dei prigionieri di guerra. È questo il sesto punto del piano di pace.

Non viene trascurato il pericolo delle centrali nucleari oggetto di minaccia, per le quali si propone un piano di sicurezza che pone il divieto di attacchi a queste strutture sensibili e che esalta il ruolo dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (settimo punto). Si giunge addirittura ad invocare il rigetto delle armi nucleari, sia per il loro uso, sia come deterrente. La bomba atomica non deve fungere da strumento di minaccia. Lo slogan rilanciato dal piano e che dà voce all’ottavo punto è: Ci opponiamo allo sviluppo e all’uso di armi biologiche e chimiche da parte di qualsiasi Paese e in qualsiasi circostanza”.

Gli ultimi punti del programma di Xi Jinping sono rivolti agli aspetti economici del conflitto. Il nono volge lo sguardo alla tutela dell’export di cereali, citando l’accordo firmato da Russia, Turchia, Ucraina e Onu, e rivolgendo un appello a tutte le parti in causa affinché lo attuino in modo “equilibrato, completo ed efficace”.

Non poteva mancare il riferimento alle sanzioni economiche. Il piano cinese porta infatti in grembo una proposta forte: “stop alle sanzioni unilaterali e alle pressioni che non solo non risolveranno i problemi, ma ne creeranno di nuovi”. Il punto dieci ha tutto il sapore di una stoccata alle scelte politiche dell’occidente che hanno trovato la loro massima espressione proprio nelle sanzioni economiche alla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Al penultimo punto c’è un appello a rendere stabili le filiere industriali e quelle dedicate all’approvvigionamento, invertendo la rotta rispetto allo status quo e al nuovo equilibrio che andrà delineandosi in base alle recenti scelte dei partener europei.

Infine, uno sguardo rivolto ad un futuro che tutti noi auspichiamo, quando le armi saranno finalmente deposte e a trionfare sarà stata la diplomazia, con tutto il portato di conseguenze benefiche per i popoli che adesso soffrono, con l’invito a promuovere la ricostruzione postbellica.

Il bilaterale tra i due protagonisti di quello che sarà l’epicentro di un “nuovo ordine multipolare”, si è concluso con la firma di due documenti: una dichiarazione congiunta sui piani per la cooperazione economica e una dichiarazione sui piani per approfondire il partenariato globale. È quanto ha riportato l’agenzia di stampa russa Ria Novosti.

Sull’incontro al Cremlino si è abbattuta la pioggia delle critiche del contingente occidentale, con a capo gli U.S.A., per cui è stato il segretario di Stato, Antony Blinken, a riferire che “la visita di Xi a Mosca fornisce una copertura diplomatica alla Russia per continuare a perpetrare i crimini di guerra e lascia intendere che la Cina non ritenga Putin responsabile dei crimini commessi in Ucraina”.

Tra l’altro, a fare da contraltare alla visita di Xi Jinping a Mosca, la missione del primo ministro giapponese Fumio Kishida, che fa da eco alla posizione assunta dagli Stati Uniti nei confronti della proposta cinese per offrire una via d’uscita al conflitto bellico. Gli americani hanno fatto sapere di respingere l’idea di una proposta di cessate il fuoco derivante dal summit di Mosca. Secondo la teoria di Washington, il piano di pace proposto da Pechino servirebbe solo a ratificare le conquiste russe in territorio ucraino, e dunque, a congelare la guerra alla condizioni volute da Mosca.

Morale della favola, la pace è ancora lontana.

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