Tramite amicizia, il nuovo film di Alessandro Siani. Ecco la recensione

Tramite amicizia, il nuovo film di Alessandro Siani, che è nelle sale dal 14 Febbraio, parla anche di lavoro, ma, soprattutto, di solitudine. La solitudine degli operai – il cui destino è legato all’umore del proprio capo –, la solitudine delle persone – la cui sopravvivenza è ancorata alla presenza di un finto amico –. Un amico a pagamento, una sorta di accompagnatore per una partita di padel, per una giornata di shopping, per uno sfogo. Che, poi, a dire il vero, per tutte queste attività esiste già qualcuno con cui farle: un altro appassionato di padel, un personal shopper, uno psicologo. Non servirebbe un finto amico.

Eppure, a dispetto del titolo fuorviante, il messaggio che il film di Siani pare voglia portare all’attenzione del pubblico è che stiamo delegando ad altri la nostra vita: c’è chi fa la fila per noi al comune o alle poste, chi ci fa la spesa e ce la porta a casa, chi ci cucina e mette ordine al nostro appartamento, chi, addirittura, supplisce – con risultati altalenanti – alla nostra responsabilità educativa verso i minori, come avviene nel caso della scuola. Tuttavia, il paradosso è che pure dal punto di vista affettivo e relazionale abbiamo delegato ad altri la nostra vita: più che ad altre persone ci siamo affidati ad algoritmi, come è nel dating, ovverosia nella ricerca di un partner con delle specifiche app, che altro non sono che le vecchie agenzie matrimoniali trasferitesi sul web. E, come Siani ci mostra, saremmo pronti ad affittare persino un amico, pur di non avere a che fare con le ragioni vere che ci spingono verso una solitudine patologica.

L’intenzione di Alessandro Siani di passare da una sceneggiatura più favolistica, tipica dei suoi precedenti film, ad una più realistica è parzialmente riuscita. Non lo è totalmente perché il comico napoletano proprio non riesce a distaccarsi «dal vissero felici e contenti». Infatti, celebra, prima, il ritorno, dopo quarant’anni, della vecchia fiamma del pensionato Pippo, poi, nel finale, l’abbraccio simbolico fra l’imprenditore Alberto Dessè e i suoi operai, per la gioia di non aver ceduto la fabbrica.

Tramite amicizia potrebbe essere inteso come un film di transizione per Siani, che prova ad arrivare ad un umorismo più aderente alla realtà, tant’è che lui stesso dice di essersi ispirato a fatti reali. Un finto amico, noleggiato con regolare contratto presso un’agenzia, che ricorda un’altra commedia del 2017, Alibi.com, in cui i protagonisti hanno un’impresa specializzata nella creazione di alibi di qualsiasi tipo, occupandosi, così, di coprire menzogne e infedeltà di diverso genere.
Con leggerezza, Siani vorrebbe trattare argomenti che pungono la coscienza personale e sociale; essendo conosciuto, però, come attore comico e dalla battuta dissacratoria, il tentativo sembra non arrivare completamente allo spettatore. I risultati del botteghino, i commenti e la critica saranno utili, perciò, a comprendere quanto questa intrapresa sia una strada percorribile ed effettivamente della maturità, vista la sua identità attoriale.

Tramite amicizia sconta un altro limite, vale a dire quello di presentare allo spettatore una molteplicità di temi senza mai, però, soffermarsi veramente su uno di essi. Anzi, li lancia nella mischia, senza porsi il problema di come verranno recepiti: uno di questi è il poliamore, una scelta affettiva nuova e, attualmente, molto controversa.
In una società in cui le relazioni tra le persone cambiano, infine, il film sembra sottolineare che ci sono pregiudizi duri a morire, come quello atavico fra il Nord e il Sud Italia che non ha avuto ancora il lieto fine. Appunto, lo vediamo con l’uso ambiguo di certe parole nella scena della rapina in autogrill, dove Lorenzo si offre di trattare con il rapinatore. «Stiamo mandando un civile!» dice il poliziotto milanese al rapinatore, chiedendo, poi, a Lorenzo: «Di dove sei?». E alla risposta di quest’ultimo «Song’ napulitano», grida al rapinatore «È quasi francese!».

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