Teatro San Carlo, dopo lavori di restauro tornano i gigli dei Borbone. I neoborbonici scrivono alla soprintendenza per non farli ricoprire

I colori dei Borbone tornano a splendere al Teatro San Carlo dopo i restauri degli ultimi mesi che dovrebbero terminare a marzo di quest’anno. Come ormai sanno tutti, dopo l’Unità d’Italia, tante furono le opere di epoca antecedente al 1861, coperte o cancellate dai sostenitori del nuovo Regno d’Italia, governato dalla famiglia Savoia; non a caso proprio a palazzo Reale ed al teatro San Carlo per decenni i gigli borbonici e lo stemma del Regno delle due Sicilie risultavano praticamente introvabili. Solo grazie ai restauri degli ultimi decenni, dopo il terremoto dell’80, seguiti dalla riscoperta della verità storica, sono riaffiorati gli stemmi che ricordavano la Famiglia Reale Borbone Due Sicilie, molto amata dal popolo in quel tempo. 

Nel 1737 Carlo di Borbone inaugurò quello che sarebbe diventato, quindi, il primo teatro d’opera al mondo ancora attivo, uno dei più belli e prestigiosi pensando anche alla grande scuola musicale che ad esso si legava.
Qualche giorno fa, durante gli ultimi lavori di restauro, sono emersi i colori originari (uno splendido azzurro) e alcuni gigli coperti o spicconati dai Savoia (e che saranno di nuovo coperti). I danni dell’unificazione, per il Sud, non furono solo quelli relativi a massacri e saccheggi ma anche e soprattutto alla cancellazione, nei libri come nei monumenti, della memoria storica, di una identità e di un orgoglio sempre più prezioso e necessario.

Il Movimento Neoborbonico ha quindi, inviato al soprintendente del San Carlo, Stéphane Lissner, un appello con la richiesta di lasciare in vista quei gigli come atto di gratitudine per chi quel teatro lo volle e ce lo ha lasciato e come testimonianza di una memoria ingiustamente cancellata e ritrovata.

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