Meloni alla Camera in vista del Consiglio Ue: “Nostro obiettivo, piuttosto che più Europa in Italia, è più Italia in Europa”

Ph Ansa

Alla vigilia del Consiglio europeo, che avrà luogo giovedì e venerdì, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha conferito nell’Aula della Camera.

La mattinata è iniziata presto per il presidente, che leggermente in ritardo ha esordito “c’era traffico”, dando il via a una piccola querelle, spenta subito dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana. All’inizio della seduta, infatti, Roberto Giachetti si è lamentato per il ritardo del presidente Meloni.

“Sono qui da parecchi anni e non mi era mai capitato che senza alcuna motivazione l’Aula convocata alle 9:30 e poi, trattati un po’ come da camerieri, ci si dice che il presidente arriva alle 9:50. Non è un problema normale ma di rapporti istituzionali. Vorrei sapere se ci sono precedenti di questo fatto negli ultimi 20 anni”, ha detto Giachetti.

Dopodiché si è passati alle questioni importanti. Punto principale la guerra in Ucraina, quasi giunta al traguardo dei 365 giorni. Meloni ha ribadito: “l’Italia farà la sua parte”.

“Non è stato un caso che il primo viaggio all’estero da presidente del consiglio fosse presso le istituzioni dell’Ue. È stata una scelta che muoveva dalla convinzione e dalla consapevolezza che alla prova dei fatti non sarebbe stato difficile dimostrare quanto la realtà del governo fosse distante da un certo racconto disfattista e ineteressato fatto all’estero e la convinzione che l’Italia possa e debba giocare un ruolo da protagonista in Europa avendo come stella polare la difesa dell’interesse nazionale”.

“Noi abbiamo sempre dibattuto, a volte con decisione, veemenza, attorno all’ipotesi che in Italia dovesse esserci più o meno Europa. Quasi mai ci siamo chiesti se in Europa dovesse esserci più o meno Italia. Il nostro obiettivo, piuttosto che più Europa in Italia, è più Italia in Europa, come si conviene a una grande nazione fondatrice”.

“In Europa – ha continuato Meloni – non bisogna limitarsi a ratificare le scelte a valle, ma contribuire a determinarle a monte. Indirizzare l’intergazione europea verso un approccio più attento ai cittadini, alle famiglie e alle imprese. E abbiamo tutte le carte in regola per dare un contributo autorevole”.

“L’Italia, stato fondatore sia dell’Alleanza Atlantica sia dell’Europa, farà la sua parte: l’Europa deve essere unita contro l’aggressione russa, non abbiamo cambiato idea, le nostre convinzioni non cambiano se siamo al governo o all’opposizione”.

Quello del governo è “un impegno verso la causa ucraina che fino dall’inizio abbiamo sostenuto a 360 gradi, in coerenza con lo sforzo dell’Ue, della Nato e delle nazioni a noi vicine. Il governo ribadisce il pieno appoggio a Kiev in tutte queste dimensioni. Piaccia o no a chi, per certi versi comprensibilmente, vorrebbe voltarsi dall’altra parte, il conflitto in Ucraina ci riguarda tutti, per questo con convinzione e a viso aperto continueremo a impegnarci per ogni sforzo diplomatico utile per la cessazione dell’aggressione russa”.

Lo spazio di manovra per il cessate il fuoco appare oggi assai limitato ma l’Italia appoggerà in ogni caso gli sforzi in proposto. L’Unione europea deve assumere su questo fronte un ruolo più incisivo a beneficio dell’intero continente”.

“Non dobbiamo consentire che Putin utilizzi la carenza di cibo come arma contro l’Europa, come già sta facendo con il gas e il petrolio”.

Per “perseguire l’obiettivo di assistere il popolo ucraino” è necessario “anche l’aiuto militare. Perchè, lo ripeto, al di là della facile propaganda, le condizioni possibili per far cessare le ostilità sono 2: che uno si arrenda (ma se fosse l’Ucraina non sarebbe pace, ma invasione), oppure che tra le forze in campo ci sia un sostanziale equilibrio, uno stallo”, che costringerebbe “chi ha mosso l’invasione a desistere e venire a più miti consigli”.

“Il Consiglio Europeo torna ad occuparsi dell’impatto dei prezzi dell’energia. L’obiettivo è un percorso di sicurezza energetica” su cui “da mesi l’Italia è in prima fila per un tetto dinamico dei prezzi. Per ora la risposta della Commissione europea è insoddisfacente e inattuabile. È fondamentale porre un argine alla speculazione: la posta in gioco sull’energia è molto alta perché definisce la capacità dell’Europa di difendere le sue famiglie e le sue imprese” evitando di avere “un’Ue a due velocità”. “È evidente a tutti come un meccanismo di tutele diverse di imprese in paesi diversi provocherebbe una distorsione del mercato unico che comprometterebbe l’intera Europa: ormai è la maggioranza degli stati a chiedere con noi un tetto dinamico al prezzo del gas. Andare in ordine sparso, pensando di salvarsi a scapito degli altri, non solo è un illusione ma tradirebbe un’idea di un Europa diversa da quella decantata di questi anni”.

“L’autonomia strategica dell’Ue deve essere interpretata come un’opportunità di rafforzare le proprie capacità di difesa, quale pilastro euorpeo in ambito Nato”, ha detto il presidente Meloni.

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