G20 di Bali. É subito intesa tra Joe Biden e Xi Jinping, ma a Nusa Dua non ci sarà Vladimir Putin

Tutto pronto per il consueto foro internazionale che riunisce ogni anno le principali economie mondiali.

Ricordiamo che i paesi membri del G20 rappresentano più del 80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta. Le nazioni presenti nel summit targato 2022 e arrivato alla sua 17esima edizione sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea. Mentre la Spagna veste i panni di ospite permanente.

Ecco perché dal 1999, anno della prima riunione dei vertici mondiali, il confronto tra i leader è sempre molto atteso. Lo è ancora di più quest’anno, se si considera l’importanza della posta in gioco, con un conflitto bellico che attanaglia l’Europa in una spirale negativa dal punto di vista economico e non solo.

L’incontro che si terrà domani e dopodomani a Nusa Dua verterà su tre tematiche principali: salute globale, transizione energetica verso una produzione più sostenibile e trasformazione digitale. Un programma di lavori ambizioso e che sarà condito da una dichiarazione d’intenti forte: “Recover Together, Recover Stronger”. Ossia, “Riprendiamoci insieme, riprendiamoci più forti”, è questo lo slogan scelto dalla presidenza indonesiana per il vertice che segue a quello di Roma dello scorso anno.

Nell’agenda dei lavori del 14 e 15 novembre è previsto anche l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che parlerà ai leader nel corso della prima sessione di lavoro. L’incontro tra i grandi a Bali vedrà anche l’esordio del Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, che si confronterà col presidente Usa Joe Biden nel secondo giorno di incontri. In una nota della Casa Bianca si apprende che i due leader “discuteranno della cooperazione sulle sfide globali, incluse quelle poste dalla Cina e gli sforzi in corso per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione della Russia”.

Assente al G20 non del tutto giustificato, il presidente Vladimir Putin. Era già stato reso noto qualche giorno fa dal portavoce del ministero per gli investimenti indonesiano, Jodi Mahardi, il quale aveva informato che a rappresentare la Russia ci sarebbe stato il ministro degli esteri, Sergei Lavrov. Si auspicava un’inversione di rotta, ma non resta che sperare in un intervento quanto meno in via virtuale come già anticipato dall’ambasciata russa per voce di Yulia Tomskaya.

Insomma, archiviato il sogno di vedere attorno ad un tavolo gli Usa e il Cremlino, nemmeno il tempo di iniziare e si registra già un evento importante e che magari può far ben sperare per gli sviluppi dei prossimi due giorni di lavori che si terranno sull’isola turistica indonesiana. Il presidente americano, Joe Biden ed il suo omologo cinese Xi Jinping sono stati protagonisti di una bella stretta di mano. Ma non solo. I due leader hanno rilasciato dichiarazioni che buttano acqua sul fuoco rovente della politica internazionale, quell’ incendio che divampa da mesi nel cuore dell’Europa e non solo a causa delle armi con cui Russia e Ucraina si stanno contendendo le sorti del loro futuro. Si auspica infatti da tempi non sospetti una netta presa di posizione da parte della Cina, un distinguo rispetto alla strada intrapresa dal Cremlino che possa lasciar presagire una soluzione diplomatica in tempi più o meno brevi. Ipotesi purtroppo complicata dalla spinosa questione che contrappone gli interessi a stelle e strisce con quelli del dragone.

Sul punto, un sospiro di sollievo è giunto proprio dalle prime dichiarazioni dell’inquilino alla Casa bianca, il quale ha esplicitamente precisato: “Sono assolutamente convinto che non ci sarà una nuova guerra fredda con la Cina. Non c’è nessun tentativo imminente della Cina di invadere Taiwan. La nostra politica a riguardo non è affatto cambiata, vogliamo risolvere tutto pacificamente e non dovremo mai arrivare a questo”.

Dal canto suo il vertice di Pechino è stato chiaro: “La questione Taiwan è il nocciolo degli interessi fondamentali cinesi, è il fondamento politico delle relazioni tra Cina e Stati Uniti, ed è la prima linea rossa che non deve essere oltrepassata nei rapporti bilaterali tra Washington e Pechino. E poi ammonisce: “Chiunque cerchi di dividere Taiwan dalla Cina violerà gli interessi fondamentali della nazione cinese: il popolo cinese non lascerà che questo accada”.

Joe Biden ammette che tra i due paesi c’è e non si affievolirà probabilmente mai e poi mai il clima di competizione, soprattutto sullo scacchiere economico e commerciale, ma esorta tuttavia la creazione di un habitat di collaborazione attraverso relazioni “schiette e approfondite” tra i due paesi. Poi propone all’interlocutore una mediazione con l’atteggiamento che la Corea del Nord ha avuto nelle ultime settimane. Da Pyongyang si è infatti registrata una serie record di lanci di missili che lascerebbero presagire l’ennesimo test nucleare della sua storia, comportamento questo che sicuramente non contribuisce a stemperare la tensione tra le due opposte sponde del Pacifico.

Anche sulla dolorosa questione ucraina è molto diretto il presidente cinese, ribadendo l’impegno del suo paese a continuare nel processo di costruzione della pace, sollevando un’esortazione non da poco nei confronti degli interlocutori e che ha tutto il sapore di una stoccata. “La Cina è fin dall’inizio dalla parte della pace e continuerà a incoraggiare i colloqui di pace. Allo stesso tempo speriamo che gli Stati Uniti, la Nato e l’Ue conducano dialoghi complessivi con la Russia”. Senza mezzi termini, Xi Jinping dice la sua sulla complessa situazione politica che si è venuta a creare in conseguenza dello scoppio del conflitto. Per la serie, la pace sarà tale, con tutta evidenza, solo quando a volerla saranno tutti gli attori in campo. Il segretario generale del partito comunista cinese ha definito la situazione in Ucraina come una crisi “complessa e globale”. Poi esorta ancora ad una riflessione: “È importante pensare a questo: primo, conflitti e guerre non producono un vincitore; secondo, non c’è una soluzione semplice a una questione complessa, e terzo, il confronto tra grandi Paesi deve essere evitato”.

A dare supporto ad una visione pacifista del futuro ancora le dichiarazioni del Presidente degli Usa, il quale ha affermato: “In qualità di leader delle nostre due nazioni, condividiamo la responsabilità, a mio avviso, di dimostrare che la Cina e gli Stati Uniti possono gestire le nostre differenze, evitare che la competizione si trasformi in qualcosa di vicino al conflitto e trovare il modo di lavorare insieme su questioni globali urgenti che richiedono la nostra cooperazione reciproca”. Un discorso coerente col tenore dell’inaugurazione dell’incontro, in cui il leader dei democratici americani ha detto: “Il mondo si aspetta, credo, che la Cina e gli Stati Uniti svolgano un ruolo chiave nell’affrontare le sfide globali a partire dai cambiamenti climatici”.

Sembrerebbero esserci tutti i migliori presupposti per procedere ad un dialogo costruttivo, attendiamo l’evolversi di questa due giorni con fiducia, poi tireremo le somme, auspicando che si possa ottenere qualche risultato tangibile con mano.

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