Il Consiglio dei Ministri approva il dl Aiuti quater: risorse per famiglie e imprese contro il caro-bollette

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promesso “lealtà”, chiedendo come contropartita “collaborazione”, ai sindacati, nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi. Dalla leader di Fratelli d’Italia è arrivata anche un’apertura non da poco sulla prossima legge di bilancio con l’invito agli interlocutori a presentare le proprie proposte, ma con un’avvertenza: “Lavoriamo a saldi invariati. Servono provvedimenti nuovi, immaginando anche dove verranno prese le risorse”. Per la serie: patti chiari e amicizia lunga.

Un confronto, quello di ieri con le parti sociali che ha visto anche il ritorno al tavolo della concertazione dell’UGL, la sigla notoriamente affine alle tematiche della destra italiana e che mancava all’appello dai primi incontri col governo guidato da Mario Draghi.

Si è parlato, tra l’altro, di PNRR. “Va velocizzata la spesa” ha detto il vertice dell’esecutivo, proponendo di organizzare presto un incontro tra Governo e sindacati, ed in particolare col ministro agli Affari Europei e con deleghe al PNRR e Politiche di Coesione, Raffaele Fitto, tra l’altro reduce da un incontro col suo omologo francese, Laurence Boone. La stella polare di Giorgia Meloni sarebbe quella di utilizzare le risorse a disposizione per la realizzazione di importanti infrastrutture in campo energetico.

Sempre nella giornata di ieri si è avuto il primo e sicuramente importante voto della XIX legislatura. Infatti, a Montecitorio e a Palazzo Madama sono passati sia lo scostamento di bilancio che la Nota di aggiornamento al DEF. Nella sostanza si tratta del primo provvedimento che l’esecutivo a trazione Meloni ha sottoposto al vaglio parlamentare.

Al Senato, lo scostamento ha ottenuto 183 voti favorevoli, 4 contrari e 5 astenuti. I voti contrari sono arrivati dai senatori di Sinistra e Verdi. Astenuti i rappresentanti delle Autonomie e il senatore a vita Mario Monti. Alla Camera i consensi sono giunti fino a quota 357, mentre 12 sono stati i voti contrari. La Nota di aggiornamento al DEF ha incassato 111 voti favorevoli a Palazzo Madama, 69 contrari e 13 astenuti (Autonomie e Monti). In quel di Montecitorio i consensi sono stati 218, contrari 129, 23 invece gli astenuti.

Due passaggi importanti quelli citati perché sono stati il preludio alla riunione del Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio.

E’ evidente quanto la questione energetica sia il tema di tutti i temi al momento, soprattutto per la crisi ancora in corso e con l’inverno che oramai giunge alle porte del Bel Paese inesorabile. Il cavallo di battaglia della campagna elettorale non può e non deve tornare indietro come un boomerang su Palazzo Chigi. Lo sa bene il Presidente del Consiglio che sul punto è stata chiara: “La norma sugli extraprofitti va riscritta. Vanno fatte scelte di politica industriale. L’Italia è in una posizione strategica e ho approfondito il rapporto con i Paesi del Mediterraneo. Possiamo essere centrali nella produzione e nella distribuzione dell’energia. Serve un’alleanza per la sicurezza energetica”.

Ragion per cui, nel nuovo decreto fresco di giornata è dedicato un capitolo importante alle risorse da destinare al caro bollette. E’ di vitale importanza sostenere famiglie e imprese in un momento così delicato. Sarà questo il volano dell’economia a breve termine e non potrà essere sottovalutato in alcun modo il rischio di ulteriori chiusure di attività commerciali, costrette a calare la saracinesca per l’insostenibilità delle bollette. Lo sa bene Giorgia Meloni e ne è consapevole tutta la maggioranza.

Proprio nel solco tracciato dagli incontri di queste prime settimane di governo e nella direzione di uno spiraglio di luce, vanno letti i principali interventi previsti dal c.d. dl Aiuti nell’ultima versione approvata questa sera in Consiglio dei Ministri. All’ordine del giorno della riunione proprio il dl Aiuti quater, che dispone misure urgenti di sostegno nel settore energetico e di finanza pubblica, con cui il governo intende intervenire soprattutto per arginare gli effetti nefasti sull’economia prodotti dal caro-energia, elargendo risorse complessive per un ammontare di poco superiore ai 9 miliardi di euro.

In coerenza con una strategia ad ampio raggio e che a lungo termine possa affrancare il nostro paese dalla dipendenza energetica, spicca la norma sblocca-trivelle, con l’obiettivo di incrementare la produzione di gas naturale con “il rilascio di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia”, in deroga al decreto legislativo del 2006. Si prevede, inoltre, che, “in deroga” al divieto alle trivellazioni previsto dalle norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale, “sia consentita la coltivazione di idrocarburi poste nel tratto di mare compreso tra il 45esimo parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po” a una distanza dalla costa superiore a 9 miglia. C’è da sottolineare che sul tema si registrano dei distinguo, soprattutto dall’ala leghista che fa capo al ministro delle Autonomie e degli affari regionali, Roberto Calderoli, il quale ha dato eco alle dichiarazioni di questa mattina del Presidente della regione Veneto, Luca Zaia, che a sua volta aveva espresso parere negativo sulla possibilità che si trivelli in un’area del mar Adriatico al largo delle coste del Polesine.

Per le “imprese residenti in Italia” viene concessa la possibilità di chiedere la rateizzazione delle bollette di luce e gas. Il beneficio si sostanzia nella rateizzazione degli importi “eccedenti l’importo medio contabilizzato” nell’intero 2021 per i consumi effettuati dal “primo ottobre 2022 al 31 marzo 2023” e fatturati entro il “31 dicembre 2023”. La rateizzazione decade in caso di inadempimento di due rate anche non consecutive. Inoltre, viene prevista la possibilità di ottenere la garanzia dell’ente assicurativo italiano controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, SACE S.P.A. In particolare, nella bozza si scorge che la suddetta garanzia “è rilasciata a condizione che l’impresa richiedente non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni nel corso degli anni nei quali si procede al riconoscimento della rateizzazione”. Nel caso in cui “le imprese abbiano già distribuito dividendi o riacquistato azioni al momento della richiesta, l’impegno è assunto dall’impresa per i dodici mesi successivi”.

Risorse sul tavolo anche per le tanto attese proroghe dedicate agli aiuti contro i rincari energetici, destinati non solo alle imprese ma anche alle famiglie. Si tratta della proroga fino alla fine del 2022 di un contributo straordinario, nelle vesti di credito d’imposta, elargito a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale. Lo stesso discorso vale per le accise e per l’Iva su alcune tipologie di carburante. Nel testo del decreto viene previsto che “l’aliquota Iva applicata al gas naturale usato per autotrazione è stabilita nella misura del 5%”. Inoltre, è previsto un incremento da 600 a 3 mila euro per la soglia dei premi esentasse che le imprese potranno concedere ai dipendenti come ‘fringe benefit’ per pagare le bollette. Il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore dipendente, nonché le somme erogate o rimborsate allo stesso dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, luce e gas, non concorreranno quindi a formare il reddito imponibile nel nuovo limite di 3 mila euro.

Nel dl Aiuti quater spunta anche la tanto discussa revisione del Superbonus. Il governo ha manifestato l’intenzione di accogliere le riserve espresse da ABI e ANCE che hanno chiesto espressamente “una misura tempestiva e di carattere straordinario”, al fine di “scongiurare al più presto una pesante crisi di liquidità per le imprese della filiera che rischia di condurle a gravi difficoltà”.

Con la nuova disciplina prevista nel decreto, tra le altre cose, è prevista la riduzione nel 2023 della percentuale dello sconto sulla spesa per i lavori di efficientamento energetico dal 110% al 90%. L’agevolazione sarà confermata anche per gli immobili unifamiliari ma con un limite di reddito (a 15mila euro) variabile in base ad una sorta di quoziente familiare. Nelle intenzioni del governo si vorrebbe allungare di tre mesi la finestra temporale dentro cui applicare il Superbonus – ancora al 110% – anche alle villette. Il decreto prevede uno slittamento del termine, dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023, entro cui si potrà fruire della detrazione, a condizione che al 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo.

Infine, il tema dell’innalzamento al tetto dei pagamenti in contante. Terreno di scontro con l’opposizione che è salita sulle barricate nelle scorse settimane, nel decreto fresco di giornata è prevista una nuova soglia massima che sale a 5mila euro. Sarà quindi modificata l’attuale normativa secondo cui il tetto dal primo gennaio sarebbe stato ridotto da 2mila a mille euro. Si prevede, inoltre, uno stanziamento di 80 milioni di euro per il 2023, destinati a contributi per i commercianti obbligati alla trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle entrate. I contributi sono in credito di imposta pari al 100% della spesa sostenuta, fino a 50 euro per ogni registratore telematico acquistato, ossia il registratore di cassa vero e proprio che sarà connesso ad internet.

Come aveva già anticipato nei giorni scorsi il titolare del dicastero di Via Venti Settembre, Giancarlo Giorgetti: “Dagli ‘sconti’ per imprese e famiglie alla riduzione di 30,5 centesimi sulle accise, gli interventi contro i rincari richiederanno risorse tra i 4 e i 5 miliardi, la parte restante andrà alle misure per il 2023. Il dl inizierà poi il suo iter parlamentare al Senato e la manovra prenderà forma. La politica di bilancio per il prossimo anno proseguirà nel solco degli interventi finora adottati per limitare quanto più possibile l’impatto dell’elevata inflazione sui bilanci delle famiglie, in particolare quelle più bisognose e salvaguardare la competitività del tessuto imprenditoriale. Un orientamento ‘selettivo’ per ogni settore di intervento con le risorse che andranno cercate trovando delle compensazioni interne”.

Questo è solo l’inizio di un percorso lungo e tortuoso che condurrà all’approvazione della Legge di Bilancio, secondo una traiettoria che sembra già tracciata e che va in coerenza con le linee di indirizzo disegnate dal Presidente del Consiglio nelle scorse settimane.

Una su tutte: “Fermare la speculazione è fondamentale”. O almeno contrastarne il più possibile gli effetti deleteri per la crescita e la stabilità economica del Bel Paese.

Ma per questo obiettivo, si sa, la partita più importante si giocherà ai tavoli di concertazione coi partner europei.

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