Meloni ottiene la fiducia anche al Senato, gli interventi di Renzi e Berlusconi

Oggi, Palazzo Madama ha accolto Giorgia Meloni, la quale ha tenuto la sua replica in Senato dopo aver incassato ieri la fiducia della Camera con 235 voti a favore, 154 no e 5 astenuti. “Sarò in Senato per un altro importante tassello. La rotta è tracciata: andiamo avanti“, ha commentato la presidente del Consiglio sui  suoi social network subito dopo il voto di Montecitorio.

È proprio al Senato, infatti, che si concentrano molti dei più importanti esponenti dei partiti politici, di maggioranza e opposizione, primi fra tutti Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, i quali hanno così parlato al Senato prima del voto di fiducia sul nuovo governo.

“Signor Presidente del Consiglio”, ha esordito Berlusconi, “sono felice di essere qui e sono felice anche perché 3 ore fa è nato il mio 17° nipotino. Comunque è per me un motivo di grande soddisfazione riprendere la parola in Senato, dopo nove anni, e farlo proprio quando il popolo italiano ha scelto ancora una volta di affidare il Governo del Paese alla coalizione di centro-destra”.

“Noi oggi voteremo convintamente la fiducia e da domani lavoreremo con lealtà, con passione e con spirito costruttivo, per realizzare il nostro programma”.

Aggiungendo, “Non è questo il momento, onorevoli senatori, per ricordare i tanti successi ottenuti dai governi di centro-destra che ho avuto l’onore di presiedere, ma una sola cosa voglio rivendicare con orgoglio: i nostri governi hanno sempre avuto come stella polare del loro agire la stella polare della libertà. Non abbiamo mai approvato una norma, una legge, un provvedimento, che potesse ridurre gli spazi di libertà dei cittadini. Non abbiamo mai compiuto una scelta di politica internazionale, che non fosse dalla parte dell’Occidente e della libertà”.

“Anche la riforma della giustizia è una priorità irrinunciabile”, ha spiegato, “per una questione non solo di durata ragionevole dei processi e ricordo che i processi per una sentenza di primo grado da noi 1020 giorni in Europa, a parte Olanda, 98 giorni al massimo un anno e per questo non si devono fissare udienze dopo 3-4 mesi ma la settimana dopo o al massimo dopo due settimane”.

Dobbiamo farlo per una questione di civiltà e di libertà. Una riforma davvero garantista, non contro la magistratura ma per il diritto, per l’equità, per la libertà”.

“Del resto è ben chiara in noi la consapevolezza dei problemi strutturali del nostro Paese, la consapevolezza del carico fiscale insostenibile su famiglie e imprese, la consapevolezza della lentezza della burocrazia e dell’inefficienza del sistema giudiziario. Certamente una delle priorità da approvare nel più breve tempo possibile è la riforma della tassazione, per un fisco più equo e più leggero, pur nella necessità di non disattendere i vincoli di bilancio che l’Europa e i mercati ci impongono”.

“Il mio progetto, le speranze di molti, erano allora quelle di recuperare la Russia all’Europa. Questo progettavamo per poter affrontare insieme con un Occidente rafforzato dall’apporto della Russia alla grande sfida sistemica del 21/mo secolo, quella del pericoloso espansionismo cinese. Purtroppo l’invasione dell’Ucraina ha vanificato questo nostro disegno, perché siamo tornati a prima del 2002, con la Russia isolata dall’Europa e con l’Europa e l’Occidente uniti contro la Russia”, ha aggiunto Silvio Berlusconi.

Nel 1994, in questa stessa Aula, chiedendo al Senato la fiducia per il primo governo di centro-destra, io conclusi il mio intervento parlando della possibilità di sognare, ad occhi bene aperti un nostro futuro migliore, parlai della possibilità di costruire un’Italia più giusta, più generosa e più sollecita verso chi ha bisogno e verso chi soffre, parlai di un’Italia più moderna e più efficiente, di un’Italia più prospera e più serena, più ordinata e più sicura”.

Queste le mie parole di allora, queste le mie parole di oggi. Al Presidente del Consiglio e al Governo i miei e i nostri più convinti e affettuosi auguri per tutti i prossimi cinque anni di lavoro“, ha concluso.

Il leader e senatore di Italia viva Matteo Renzi, ha dichiarato con convinzione invece che voterà no alla fiducia, dicendo: “Il gruppo di Azione e Iv voterà no alla fiducia al governo Meloni per le ragioni che hanno ben argomentato i colleghi che mi hanno preceduto”.

“Lei ha fatto un’apertura importante sulle riforme costituzionali – aggiunge rivolto alla premier – se c’è un’apertura sulle riforme istituzionali, un no a prescindere per me è sbagliato. Se la maggioranza vorrà sfidarci sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, quello che noi abbiamo chiamato il sindaco di Italia, noi ci saremo”.

Facendo opposizione cerchiamo di dare una mano alla nostra democrazia. Le faremo opposizione a viso aperto, ma con la politica”. 

Ma, alla fine dei conti, il governo  Meloni ha ottenuto la fiducia anche da Senato con 115 sì, 79 no e 5 astenuti.

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