Pd, Letta convoca il Congresso. È corsa alla candidatura di nuovo segretario

“Verso il Congresso del nuovo PD. Convocheremo giovedì 6 la Direzione. Per un percorso congressuale inclusivo e aperto che vada alla radice dei problemi e affronti le sfide che stanno di fronte alla nostra comunità. E per poi scegliere di conseguenza chi ci guiderà in futuro”.

Nel primo pomeriggio di ieri Enrico Letta, ormai ex segretario del Partito democratico, ha svelato la data del prossimo congresso.

Intanto nel partito la rivoluzione è in atto. Si sta cercando il modo di rinnovarsi, si pensa alle prossime alleanze, al tipo di opposizione da fare al governo Meloni.

Ma la questione che agita maggiormente i vari esponenti del Pd è senz’altro la scelta del nuovo segretario.

Ecco così le tantissime autocandidature e il toto nomi. Potrebbe essere Stefano Bonaccini a sostituire Letta. Il Presidente della Regione Emilia Romagna è diventato piuttosto influente all’interno del Pd.

Non solo. E se fosse Elly Schlein, la numero due della Regione Emilia Romagna, a diventare segretario? La Vicepresidente potrebbe essere uno dei nomi a sorpresa.

E ancora si parla del Sindaco di Firenze Dario Nardella, così come di Paola De Micheli che al sito di Repubblica ha dichiarato: “Ho 49 anni, un curriculum fitto e la voglia di spendermi in qualcosa di importante”.

Insomma di questo passo fino al 6 ottobre i nomi saranno destinati ad aumentare. È chiaro. Sulla questione si è espresso anche Romano Prodi.

Il Professore: “Ma che errore partire dai nomi!”, si parta invece da un “grande dibattito popolare” su temi “che stanno a cuore alla gente, quelli dei quali si parla a tavola. Ogni settimana una ventina di personalità, interne ed esterne al partito, se ne discuta in rete con migliaia e migliaia di persone, se ne estraggano poi delle tesi sulle quali il partito dovrà misurarsi”.

A queste dichiarazioni si è aggiunto il commento di Matteo Orfini: “Con una media di un paio di autocandidature al giorno, se siamo bravi nel giro di un paio di mesi possiamo arrivare a una sessantina di candidati a un congresso che non è nemmeno stato convocato. Mi pare geniale”.

Insomma non sarebbe semplicemente una questione di candidature, quanto di sostanza. Quello che è emerso da queste elezioni è che i cittadini italiani reputerebbero il Pd lontano dalla realtà, un partito ‘scollato’ dai problemi quotidiani del Paese. Non solo. Privo di proposte concrete e immediate nel porre rimedio alle innumerevoli difficoltà.

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