Elezioni, vincitori e vinti. Giorgia gioisce. E gli altri partiti?

Giorgia Meloni ha vinto. Questo è il dato certo delle elezioni. Ma qual è stato l’impatto invece che tale risultato ha prodotto sugli altri partiti?

È chiaro: uno dei dati da non sottovalutare, il più basso fino ad ora nella storia della Repubblica italiana, è sicuramente quello dell’astensione. In definitiva solo il 63,91% si è recato alle urne. Un calo di ben 9 punti rispetto alle ultime elezioni politiche, quando aveva votato il 73% degli aventi diritto, secondo i dati del Viminale.

Ma analizziamo ciò che è accaduto alle varie forze politiche, riprendono anche le ultime dichiarazioni dei vari leader.

Il grande escluso è sicuramente Luigi Di Maio, fuori dal prossimo Parlamento. Impegno civico è stato sconfitto nel collegio uninominale della Camera di Napoli Fuorigrotta. Non ha pagato l’addio al Movimento 5 stelle?

Esulta, invece, Beppe Grillo, mai intervenuto durante la campagna elettorale, che lancia messaggi più che chiari paragonando la resistenza del Movimento a quella di un albero di nespolo.

Così come Giuseppe Conte, che ha dichiarato: “Tutti ci davano in picchiata e la rimonta è stata significativa: siamo la terza forza politica e quindi abbiamo una grande responsabilità”.

Invece dalla conferenza stampa del Pd, Enrico Letta fa sapere l’importanza “di un nuovo partito”, dove lui non si ricandiderà come segretario.

“Sarà un congresso di profonda riflessione, sul concetto di un nuovo Pd che sia all’altezza di questa sfida epocale, di fronte a una destra che più destra non c’è mai stata. Assicurerò con spirito di servizio la guida del Pd fino al congresso a cui non mi presenterò da candidato”.

“Con questa destra, chi verrà dopo di me dovrà lavorare per un lavoro che dia una alternativa alla maggioranza degli italiani. Non sono mai stato per la autosufficienza, non sono mai stato per l’isolamento, sono sempre stato per il dialogo. Sia per fare opposizione che per costruire l’alternativa: avremo delle elezioni in primavera e dovremo andare con uno schema che non dia campo libero alla destra. Gli elettori hanno detto la loro e spero che da oggi in poi si possa costruire questa alternativa”.

Carlo Calenda e Matteo Renzi ce l’hanno fatta.

“Nelle prossime settimane dovremo costruire un polo del buon governo, del pragmatismo e della serietà. Con il 7,8% partiamo da basi solide. Continueremo a lavorare nelle prossime settimane”, ha dichiarato Calenda in conferenza stampa.

E sulla vincitrice delle elezioni, Giorgia Meloni, ha detto: “Vedremo se sarà in grado di governare”.

Dalla Lega, che crolla in Veneto e Friuli Venezia Giulia, da sempre roccaforti del partito, Matteo Salvini ha detto di non soddisfatto del suo risultato. “Non mi soddisfa, non è quello per cui ho lavorato. Ma con il 9% siamo in un governo di centrodestra in cui saremo protagonisti”.

Però “abbiamo i numeri degli eletti regione per regione, anche se non ancora definitivi, noi puntiamo a quota 100. Potrebbero essere 100 tondi i parlamentari della Lega al lavoro da domani. Ce la giochiamo con il Pd come secondo gruppo parlamentare”.

“Ci tengo a ringraziare i militanti della Lega che sono unici, insostituibili e hanno dato l’anima, i sindaci. Faccio i complimenti a Giorgia, è stata brava. Lavoreremo insieme, a lungo. Faccio i complimenti anche a Forza Italia e ai moderati, ogni voto è stato utile”.

Tra i grandi sconfitti ai duelli nei collegi uninominali per il centrosinistra troviamo Emma Bonino con +Europa; nel collegio uninominale di Bologna del Senato Pier Ferdinando Casini batte Vittorio Sgarbi, altro grande escluso; Unione popolare dell’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris si ferma sotto l’1,5%; il partito Italexit di Gianluigi Paragone, invece, arriva sotto la soglia del 2%.

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