Elezioni, la politica ha dimenticato il volontariato. Tommasini scrive una lettera ai candidati

Parafrasando Lucio Dalla, potremmo dire «Caro leader ti scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò». Ad essere lontani dal volontariato e, più in generale, dal mondo non profit sono Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Carlo Calenda, Giuseppe Conte, Enrico Letta, Emma Bonino, Nicola Fratoianni e Maurizio Lupi, ai quali la presidentessa del CSVnet, Chiara Tommasini, ha scritto una lettera. Probabilmente, questi candidati non sono, idealmente, distanti da questo variegato settore produttivo, tant’è vero che alcuni di loro hanno avuto esperienze precedenti nel mondo sociale; tuttavia, la loro campagna elettorale, in vista delle elezioni del 25 Settembre prossimo, è monca di temi riguardanti la solidarietà e tutto ciò che orbita attorno all’associazionismo e alla cooperazione sociale.

Tommasini, a nome dei Centri di Servizio per il Volontariato associati, rileva, senza giri di parole, «le preoccupazioni dei CSV in merito all’assenza, all’interno del dibattito che anima le forze politiche verso le elezioni, di proposte strategiche di potenziamento del Terzo Settore volte a valorizzare l’impegno del volontariato per un Paese più inclusivo, solidale e sostenibile».
Il CSVnet è l’associazione nazionale che mette in rete i Centri di Servizio per il Volontariato dislocati in tutta Italia, rappresentandoli nelle principali istituzioni che si occupano del Terzo Settore e nei rapporti con i decisori pubblici, nazionali ed europei.
I Centri di Servizio per il Volontariato, che sono presenti al livello regionale, provinciale e interprovinciale, sono al servizio delle organizzazioni di volontariato, avendo il compito, secondo l’art. 61 del Codice del Terzo Settore, «di organizzare, gestire ed erogare servizi di supporto tecnico, formativo ed informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari in tutti gli enti sociali».

Non è un caso aver indicato, qualche riga fa, il mondo non profit come un settore produttivo, definizione che va intesa in un’accezione ampia, cioè come capacità di generare un vantaggio sociale ed economico. Infatti, è la stessa Chiara Tommasini a riportarlo nella sua lettera: «Il volontariato, uno dei pilastri della coesione sociale nel nostro Paese, è un fenomeno sempre più diffuso che coinvolge circa 6 milioni di italiani (dati Istat) e produce oltre il 5% del PIL nazionale».

Nella sua missiva, per rinforzare questi dati, rivendica, altresì, il «supporto fondamentale che il Terzo Settore ha saputo apportare durante la pandemia e nella gestione diffusa della crisi ucraina» e il ruolo fondamentale che i CSV stanno avendo per la diffusione e l’applicazione della nuova normativa in materia. Perciò, «appare urgente che il prossimo Governo adotti da subito misure utili a favorire la co-programmazione e la co-progettazione tra pubblico e privato non profit».
«Per tali ragioni» – scrive ancora Tommasini –, «nell’imminenza delle prossime elezioni politiche, ci rivolgiamo con fiducia alle forze politiche affinché si impegnino nel sostenere la seguente agenda» costituita da sei punti programmatici, alcuni più specifici, altri più vaghi. Nella lettera, si evidenzia la necessità di «completare il processo di attuazione della riforma del Terzo settore», visto che, a cinque anni dall’introduzione della normativa, mancano delle «norme legate all’attuazione del Codice, senza le quali molte esperienze di impegno civico rischiano di scomparire». Si rivendicano le competenze dei CSV e l’importanza di poter contare su risorse stabili e adeguate, poiché, negli ultimi anni, «il sistema è stato significativamente sottofinanziato, in aperta contraddizione con il meccanismo predisposto dal Codice del Terzo Settore, che prevede un incremento delle risorse dedicate ai CSV sulla base del fabbisogno storico e delle mutate esigenze di promozione del volontariato». Si chiedono semplificazioni nelle «procedure amministrative per la costituzione di accordi di co-programmazione e co-progettazione tra gli enti pubblici e le organizzazioni del terzo settore» perché, così facendo, si potrebbe «dare voce anche alle organizzazioni più piccole, dando vita a nuove forme concrete di amministrazione condivisa a livello locale e nazionale». Si sollecita, infine, un confronto sulla certificazione delle competenze acquisite dai volontari nel loro servizio associativo, sulle strategie utili per favorire un ricambio generazionale tra i volontari, sulle politiche per potenziare la presenza, già aumentata, delle donne ai vertici delle organizzazioni senza scopo di lucro.

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